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La scelta tragica e la concezione della colpa: il mito di Edipo e l’Agamennone di Eschilo.

Informazioni tesi

  Autore: Rosa Macrì
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Antonietta Gostoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

In questo lavoro di tesi, mi sono soffermata sulla scelta tragica e la concezione di colpa, con particolare riferimento al mito dei Labdacidi e su quello degli Atridi. Nella tragedia sono messi in scena i contrasti insanabili che stanno alla base dell’esperienza umana: scelta individuale e destino, libertà e necessità, innocenza e colpa. Gli eroi sono collocati alle soglie dell’azione, al bivio di decisioni che determineranno il loro destino, messi di fronte alla necessità di agire. Ma l’azione tragica non è mai del tutto libera e personale, è sempre condizionata da fattori che sfuggono al controllo dell’individuo, siano essi di natura divina o di natura socio-politica. I temi tragici sono desunti per lo più dalla storia mitica del popolo greco; protagonisti sono i grandi eroi celebrati dalla poesia epica e lirica. La produzione tragica però, non esalta più in maniera assoluta i grandi eroi del mito, ma affronta il problema dell’uomo e del suo implacabile destino, ne denuncia gli errori, le colpe tragiche, lo pone a confronto con un universo divino ora severo dispensatore di giustizia, ora crudelmente e indecifrabilmente ostile. All’interno di ogni protagonista troviamo la tensione tra passato e presente, tra l’universo del mito e quello della città, ma anche il legame identitario tra individuo e ghenos. Da tale legame nasce uno dei temi tragici per eccellenza: l’ereditarietà della colpa, secondo cui il singolo risponde anche per la colpa dei predecessori, come dimostrano le vicende degli Atridi e dei Labdacidi. Alcuni studiosi, come ad esempio River, hanno dunque sostenuto che l’eroe tragico non è veramente libero, o meglio è libero esclusivamente nella misura in cui realizza con le sue scelte, un destino già preordinato.Questa visione così rigidamente deterministica del rapporto tra volontà divina e agire umano, assegna un ruolo meramente passivo all’individuo, che viene privato di ogni responsabilità e di ogni libertà d’azione.Se le scelte dell’eroe sono condizionate, viene da chiedersi quanta colpa vi sia nelle sue azioni.La tragedia presenta uomini in grado di agire; li colloca dinnanzi ad una scelta, sulle soglie di una decisione, che li impegna totalmente.L’azione umana, nei tragici, non ha in sé abbastanza forza per fare a meno degli dèi, ma gli dèi sono incomprensibili e l’uomo rischia sempre di essere intrappolato nelle proprie decisioni.Quando l’eroe li interroga prima di agire, la loro risposta è sempre ambigua ed equivoca. Gli eroi, al bivio del loro destino, si trovano costretti ad una scelta difficile, ma ineluttabile. Però se la necessità impone loro di scegliere tra l’una o l’altra delle due soluzioni, la decisione rimane personale. Essa effettivamente viene presentata dopo un dibattito interiore e una deliberazione ponderata, che radicano la scelta finale nell’animo del personaggio. La maggior parte degli studiosi è concorde sull’idea che la colpa dei personaggi tragici non è solo ereditata o voluta dagli dèi, ma è sostanzialmente commessa. Si deve, comunque, riconoscere il ruolo determinante delle potenze soprannaturali nell’azione dell’eroe tragico; ciò che genera la decisione è sempre una necessità imposta dagli dèi. In seno alla decisione “necessaria”,però vi è un margine di libera scelta. Spesso i protagonisti dei drammi si chiedono: ti draso? la scelta è oscura e in alcuni casi forzata, ma l’individuo è sempre e comunque libero di scegliere. Carattere singolo e potenza divina, sono i due ordini di realtà in cui si radica la decisione tragica. L’azione si colloca insieme nell’uomo e fuori di lui, il personaggio appare ora agente, causa e fonte dei suoi atti, ora elemento passivo. C’è una costante tensione tra agire e subire, tra intenzione e costrizione, tra spontaneità dell’eroe e destino fissato dalle divinità. Nella nostra cultura la responsabilità personale è sempre collegata alla consapevolezza delle nostre azioni ed intenzioni, ad una scelta compiuta con libero arbitrio. Per i tragici, invece, si può essere colpevoli di atti compiuti inconsapevolmente. Vi è un’ambiguità intrinseca al concetto di colpa: l’eroe tragico è innocente e colpevole nello stesso tempo. Quando segue le disposizioni del suo carattere il soggetto reagisce necessariamente, ma non sotto il peso di una costrizione; egli è causa di ciò che fa e quindi ne è responsabile. I sentimenti, le decisioni e gli atti dell’eroe tragico dipendono sempre dal suo etos ma appaiono nello stesso tempo come espressione di una potenza religiosa, che agisce attraverso l’uomo. Perché vi sia azione tragica occorre che i piani umano e divino siano abbastanza distinti per contrapporsi, ma è necessario anche che non cessino di apparire inseparabili. Nel mondo della tragedia le azioni umane acquistano il loro vero senso, integrandosi in un ordine che supera l’uomo e gli sfugge. Ogni tragedia si fonda su due piani: umano e divino.

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2 INTRODUZIONE “Ogni tragicità è fondata su un conflitto inconciliabile. Se interviene o diventa possibile una conciliazione, il tragico scompare.” W.Goethe 1 La tragedia mette in scena una tensione costante tra scelta individuale e destino, libertà e necessità, innocenza e colpa. Tra queste polarità la vita dell’uomo viene problematizzata in modo radicale. Ciò che caratterizza il protagonista del dramma è, come già aveva intuito Goethe, un conflitto inconciliabile. Gli eroi tragici sono collocati alle soglie dell’azione, in situazioni ai limiti dell’aporia, al bivio di decisioni che determineranno il loro destino, messi di fronte alla necessità di agire. Ma l’azione tragica non è mai del tutto libera e personale, è sempre condizionata da fattori che sfuggono al controllo dell’individuo, siano essi di natura divina, come Lesky aveva notato, o di natura socio- politica, come la scuola di Parigi ha ben messo in evidenza. Il gesto tragico può essere quindi realizzato sotto l’impulso di forze che trascendono l’eroe stesso (come nell’Aiace sofocleo); causato da una sorte prestabilita, da un errore, una colpa oggettiva non imputabile ad una scelta del soggetto (questa è la sorte del primo 1 Goethe 1824.

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