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Il Podere di Federigo Tozzi

Sarah Jay DE ROSA Anno Accademico 2009/2010 SOMMARIO DELLA TESI Personalità poliedrica. Narrazione anticonvenzionale. Spirito ribelle. Animo incline all’introspezione. Sono questi i termini che meglio riescono a delineare il profilo di questo scrittore del ’900: Federigo Tozzi. Il mio lavoro ha trattato la sua figura e le sue opere, ponendo un taglio che comprende esclusivamente l’attività di romanziere di Tozzi. Questa tesi è articolata in tre capitoli: il primo dedicato alla biografia dell’autore; il secondo riservato alle opere; il terzo incentrato sull’esame del romanzo tozziano, da cui prende il titolo la stessa tesi: Il Podere. La matrice assoluta delle opere di Tozzi è rappresentata proprio dalle sue vicende biografiche che hanno influito pesantemente sulla sua psicologia e sul suo stile. L’infanzia di Tozzi sarà costellata da vari avvenimenti che la segneranno profondamente: la presenza ingombrante del padre, dal temperamento irascibile e sempre teso a mettere in evidenza la propria virilità a discapito della sensibilità del figlio; le sempre più frequenti crisi epilettiche della madre, vero e proprio monito riguardo alla riflessione sulla morte; la disastrosa carriera scolastica. Il senso autobiografico di caducità dell’esistenza, di inettitudine di fronte ai piccoli grandi drammi della vita, di incapacità a livello generale di «stare al mondo», viene trasfigurato nei personaggi di Federigo Tozzi. Quando parliamo di «trilogia dell’inettittudine» ci riferiamo a tre dei romanzi analizzati in questa tesi: Con gli occhi chiusi, Tre croci, e Il podere. Federigo Tozzi fa emergere sempre la cattiveria, l’insensatezza delle azioni e della lotta contro il destino, nei suoi romanzi. E il senso tragico, secondo Tozzi, è l’insensatezza di tutto questo. Ciò che interessa fortemente Tozzi non è il motivo dei «misteriosi atti nostri» (come egli stesso amava definirli), ma l’atto in sé per sé. La poetica tozziana è tutta incentrata su termini come frammento, mistero e onirismo. Non hanno senso l’odio e le rivendicazioni che subisce Remigio Selmi, protagonista del Podere: egli, allontanatosi dal padre con cui aveva sempre avuto un pessimo rapporto, ritorna nella dimora paterna per la morte del genitore. È Remigio adesso a doversi occupare del podere e a destreggiarsi tra i sospetti e i dispetti dei salariati, tra le rivendicazioni della seconda moglie e quelle della giovane amante del padre, Giulia, che sostiene di dover ricevere otto mila lire, prestate al defunto quando era in vita. Il modulo del romanzo tozziano si ripete anche in quest’opera: la scena accelera progressivamente fino alla catastrofe finale. Sembra che dalle pagine di Tozzi riecheggino i temi del «ciclo dei vinti» verghiano che trattava appunto dell’ineluttabilità del destino degli umili. Anche lo stesso motivo della «roba» che ossessiona i personaggi tozziani è un chiaro rimando al modello verghiano. Non esiste, però, la Provvidenza di Verga nello scenario di Federigo Tozzi. Esiste solo la timidezza, l’ingenua sensibilità che viene sfiancata dagli occhi iniettati di sangue di nostra signora Violenza.

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2 CAPITOLO I – ELEMENTI BIOGRAFICI DELL’AUTORE Introduzione Esploratore dei meandri insoluti della psiche umana. Indagatore degli insormontabili confini tra genitore e figlio, o più precisamente tra padre e figlio: la figura della madre è infatti, nei suoi lavori, tristemente standardizzata al rango di «sottomessa» al volere del padre-padrone. Un padre, come si evince dal romanzo Con gli occhi chiusi, che gestisce i rapporti umani all‟interno della sua famiglia con lo stesso ruolo di proprietario della sua trattoria. Si vedrà come i personaggi descritti da Federigo Tozzi siano legati da un comune paradigma: l‟inettitudine. Essi sono inetti perché incapaci di difendersi dai soprusi fisici e psichici di cui sono vittime 1 , perché non in possesso di grandiose qualità fisiche ma al contrario, pervasi da un senso di caducità dell‟esistenza. Questo studio si propone di analizzare la figura di Tozzi romanziere nelle sue relazioni biografiche e stilistiche, le sue opere più importanti e di porre un focus, nel terzo capitolo, sull‟ultimo scritto che conclude la cosiddetta «trilogia dell‟inettitudine» 2 : Il podere. 1.1 Il quadro storico-culturale Con i violenti moti di ribellione del 1898 il secolo XIX si era chiuso in modo davvero tumultuoso, e certamente non era cominciato meglio il successivo, con l‟assassinio, il 29 luglio 1900, del re Umberto I. Il periodo cha va dall‟inizio del ‟900 allo scoppio della Iª guerra mondiale, noto come “età giolittiana” segnò un profondo mutamento nella storia 1 Cfr. F.TOZZI, Con gli occhi chiusi, De Agostini, Novara, 1987. 2 «Trilogia dell‟inettitudine»: Con gli occhi chiusi; Tre croci; Il podere.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sarah Jay De Rosa Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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