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Verifiche dello stato di esercizio delle sterilizzatrici installate presso il Policlinico Umberto I

Si definiscono infezioni ospedaliere “le infezioni che insorgono durante il ricovero in ospedale, o in alcuni casi dopo che il paziente è stato dimesso e che non erano manifeste clinicamente, né in incubazione, al momento dell’ammissione”.
L’ambiente ospedaliero gioca, quindi, un ruolo nella trasmissione di alcune ben determinate infezioni (tubercolosi, varicella, morbillo, legionella etc.), la cui diffusione è facilitata dalla condizione immunodepressa dei degenti. Da qui l'importanza della sterilizzazione quale processo in grado di fornire gli strumenti ed i materiali sterili necessari negli “interventi” ospedalieri ed indispensabili non solo nelle sale operatorie ma anche in altri reparti quali pronto soccorso, sala parto, rianimazione, degenza postoperatoria, ecc.

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1: 1000000 = 10 -6 Capitolo - I STERILIZZAZIONE: GENERALITA’ Per sterilizzazione si intende qualunque processo, sia esso fisico o chimico, che porta alla distruzione di tutte le forme di microrganismi viventi, spore comprese. Questa definizione semplifica il concetto di sterilità, che al contrario, può essere definito solo su basi statistiche. La norma UNI EN 556 stabilisce il livello di sicurezza di sterilità (Sterlity Assurance Level) che deve corrispondere alla probabilità inferiore ad uno su un milione (SAL = 6) di trovare un microrganismo sopravvivente all’interno di un lotto di sterilizzazione. Per assicurare tale risultato devono essere garantite specifiche condizioni fisiche che tengano conto della variabilità delle specie dei microrganismi potenzialmente presenti sul dispositivo da trattare e, sopratutto, del loro possibile stato: forma vegetativa o forma sporigena. Le spore, infatti, sono di gran lunga le forma più resistenti agli agenti sterilizzanti e per essere eliminate richiedono temperature (superiori ai 100°C) e tempi di esposizione maggiori rispetto a quelli richiesti dalle forme vegetative le quali sono distrutte dopo pochi minuti di esposizione a 100°C. Gli organismi biologici cui occorre far riferimento sono: - microrganismi animali (per esempio plasmodi, flagellati, amebe, ecc.); - microrganismi vegetali: blastomiceti (per esempio lieviti, muffe, funghi, ecc.) e schizomiceti o batteri. Questi ultimi possono essere sferici (cocchi: stafilococchi, streptococchi ) o bastoncellari. I bastoncellari, poi, si dividono in: · batteri non sporipari (colibatteri, batteri del tifo, batteri della difterite,batteri della tubercolosi); · batteri sporipari (bacilli o clostridi come il bacillo del tetano, del carbonchio, ecc.). - virus (del vaiolo, dell’epatite, della polmonite, ecc.). MICRORGANISMI Plasmodi Animali Flagellati Amebe Lieviti Blastomiceti Muffe Funghi Cocchi Vegetali Sferici Stafilococchi Streptococchi Schizomiceti o batteri Batteri non sporipari Vaiolo (tifo,difterite,tubercolosi) Bastoncellari Virus Epatite Batteri sporipari:bacilli (tetano,carbonchio,……) Poliomielite 3

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Informazioni tesi

  Autore: Annalisa De Paolis
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria biomedica
  Relatore: Franco Marinozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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Parole chiave

autoclave a vapore
infezioni ospedaliere
sterilizzazione

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