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Reti internazionali e cooperazione tra città: logiche e problematiche del networking attivo nella definizione di politiche e progetti urbani

L’elaborato studia le "reti di città" per fare emergere logiche e problematiche che la “retorica del fare rete" nella cooperazione internazionale dà talvolta per scontate. Sono studiati tre esempi di networking attivo, politico-progettuale, incentrato sul tema della riqualificazione urbana (nel campo della cooperazione europea e decentrata) per elaborare strumenti analitici applicabili a casi analoghi. Tali reti sono interpretate come particolari modalità di governance urbana e internazionale, per poter osservare, a livello di rete, le logiche ricorrenti, gli aspetti critici del networking tra enti locali e l’efficacia della rete nel gestire positivamente la complessità. A livello locale, il ricorso al concetto di governance territoriale permette di individuare le tipologie di capitale territoriale generato dalla partecipazione alla rete, per verificare gli aspetti del lavoro di rete e locale che l’amministrazione può migliorare.

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1 INTRODUZIONE Le “reti di città” sono un fenomeno sempre più diffuso nell’ambito della cooperazione internazionale. In un contesto di progressiva internazionalizzazione degli enti locali, resa possibile dalla maggiore autonomia nei confronti degli stati e dall’ampio utilizzo di mezzi di comunicazione rapida quali internet, le città scelgono frequentemente di associarsi a loro omologhi in paesi diversi per collaborare nella gestione di problematiche relative all’amministrazione urbana. Ci riferiamo ad esempi di networking attivo, termine che identifica le reti intenzionalmente e volontariamente istituite da enti che intendono cooperare per disporre di conoscenze e risorse superiori rispetto a quelle a disposizione dei singoli 1 . In particolare, l’attenzione è rivolta a reti incentrate su temi relativi alla riqualificazione urbana, qui intesa, in un’accezione piuttosto ampia, come insieme di azioni volte a migliorare la qualità della vita in determinate aree urbane non solo (e non necessariamente) attraverso operazioni architettoniche e urbanistiche, ma anche tramite fornitura di servizi, promozione di iniziative per contrastare l’esclusione sociale, incentivi alla partecipazione da parte della cittadinanza. Le domande e le curiosità alla base di questo studio sono le seguenti: perchØ le città si mettono in rete con soggetti diversi e distanti per lavorare su problematiche con una forte connotazione locale? PerchØ terminologie e logiche simili (il “fare rete”, lo “scambio di buone pratiche”, l’ “approccio integrato” e l’ “approccio partecipato” allo sviluppo urbano) ritornano in contesti anche piuttosto diversi fra loro, quali la cooperazione interna europea e quella decentrata 2 ? Le amministrazioni municipali devono affrontare dinamiche politiche e sociali locali “complesse” 3 , cioè caratterizzate da interazioni fra molteplici settori e attori. Per trovare soluzioni innovative ed efficaci ricorrono al networking, ampliando così la gamma di relazioni, informazioni e competenze a loro disposizione. Ci chiediamo se questo aggiungersi della rete sovra-locale a quella di attori locali non comporti una complicazione ulteriore delle dinamiche, che può risolversi in costi eccessivi da fronteggiare o in una “retorica della rete” a cui non corrispondono risultati operativi. 1 Con il termine “networking passivo” ci si riferisce, invece, ai collegamenti che si generano tra le città come conseguenza di dinamiche economiche. 2 All’interno di questi due contesti cooperativi, verranno analizzate reti diverse per dimensione, tipologia di partecipanti, struttura organizzativa, orizzonte temporale. 3 Una definizione più precisa del concetto di complessità ai fini del presente lavoro verrà data nel capitolo 3 della Parte II.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Cristina Viano Contatta »

Composta da 188 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.