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Il mondo da tradurre - Vita e professione di traduttori e interpreti

Sovente si pensa alle figure dell’interprete e del traduttore come a persone fredde, impassibili, che non concedono nulla a emozioni né a prese di posizione. Ebbene, il concetto è suscettibile a riconsiderazioni.
In Vietnam, nel luglio 2007, si disputò l’incontro Giappone – Qatar, nell’ambito della Coppa d’Asia, manifestazione calcistica continentale. L’allenatore bosniaco dei nipponici Ivica Osim, deluso dopo il pareggio della sua squadra, diede sfogo alla sua delusione inveendo contro i giocatori in lingua slava con epiteti così pesanti da costringere l’interprete a scoppiare in lacrime, non potendo resistere all’umiliazione dei suoi connazionali.
La suggestione simbolica di questo aneddoto ha condotto lo sviluppo del nostro lavoro, il cui proposito è di esplorare il mondo della traduzione, in particolare nel tentativo di ottenere un più chiaro ritratto del professionista che ci lavora dentro: il traduttore. Cercheremo di capire qual è lo spazio esistenziale, etico, filosofico e professionale entro cui egli o ella si muove.
Figura dalle origini antichissime, il traduttore ha visto il proprio ruolo rimodellarsi attraverso i secoli.
In conclusione cercheremo di capire quale è il valore odierno della formazione degli apprendisti traduttori, anche all'insegna di un’utopia che l'umanità non ha mai smesso di rincorrere: quella di comunicare tramite una lingua perfetta e universale.
Va tenuto presente che questo progetto si è fissato dei limiti di analisi, privilegiando gli aspetti antropologici in luogo di quelli metodologici, col proposito di rendere facilmente intelligibile la realtà di traduttori e interpreti anche a chi vi guarda da molto lontano.

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Walter Benjamin, filosofo e scrittore tedesco (Charlottenburg 1892 – Portbou 1940), riconobbe alla traduzione un particolare interesse, riconoscendo in essa un genere intermedio tra la creazione letteraria e la speculazione filosofica. Benjamin sostenne che la traduzione non si trova come l’opera poetica, per così dire, all’interno della foresta del linguaggio, ma al di fuori di essa, dirimpetto ad essa, e senza porvi piede, vi fa entrare l’originale, e ciò in quel solo punto dove l’eco nella propria lingua può rispondere all’opera della lingua straniera. In italiano il termine “compito” non rende l’importanza e il senso dell’investitura che Benjamin dà al traduttore, cioè quella di una missione divina, di un compito messianico, che traspare in maniera più nitida dall’originale termine tedesco Aufgabe. Se la riflessione sulla traduzione si è rivelata millenaria, così come la traduzione in sé, la figura

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Claudio Mundo Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2419 click dal 20/06/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.