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L'insegnamento dell'inglese fin dalla prima infanzia

Ormai da tempo le teorie psicolinguistiche e pedagogiche hanno evidenziato il fatto che la mente dei bambini fino agli 11/12 anni è caratterizzata da un estrema plasticità, perché in questo periodo l’emisfero destro del cervello ha la capacità di assumere anche le funzioni dell’emisfero sinistro. Per questo si pensa che questo sia il periodo migliore per apprendere una o più lingue straniere. Dopo questa fase è sempre possibile apprendere un’altra lingua, ma ciò avviene secondo modalità diverse perché, a questo punto, le interferenze dalla lingua madre possono rallentare il processo di apprendimento. Quindi, in una realtà come quella attuale, in cui i contatti internazionali si fanno sempre più fitti, lo studio di una lingua straniera a partire dalla scuola materna è diventata sempre più una necessità, sia perché si vuole sfruttare questa plasticità delle menti dei bambini, e sia perché, in questo modo, viene favorita l’apertura alla diversità e alla multiculturalità.
È stata scelta l’inglese come lingua di insegnamento perché oggi essa ha acquisito lo status di lingua franca, sia nella rete di internet che nell’economia internazionale. Quindi nel mondo del lavoro è diventato indispensabile conoscere questa lingua.
Purtroppo però in molte scuole, le capacità di apprendimento dei bambini non vengono sfruttate in maniera adeguata. Si pensa infatti che certi concetti siano troppo difficili per loro e quindi la lezione di inglese si volge in lingua madre, altrimenti non capirebbero, e si limita all’insegnamento di qualche parola, qualche canzone o filastrocca. Naturalmente se è questo che si offre loro, i bambini impareranno solo questo, ma possono fare molto di più; i bambini infatti hanno una grande capacità di apprendere una lingua straniera e l’insegnante deve saper sfruttare questa loro capacità. Verrà mostrato in questa tesi in che modo è possibile sfruttare al meglio le capacità di apprendimento dei bambini e quali sono le tecniche didattiche che possono aiutarli nel processo di apprendimento della lingua. Particolare importanza verrà data alla didattica ludica e alla tecnica della narrazione, che viene chiamata anche storytelling, che mantengono alta la motivazione negli apprendenti, riducendo allo stesso tempo il livello di stress.

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1 Introduzione Ormai da tempo le teorie psicolinguistiche e pedagogiche hanno evidenziato il fatto che la mente dei bambini fino agli 11/12 anni è caratterizzata da un estrema plasticità, perché in questo periodo l‟emisfero destro del cervello ha la capacità di assumere anche le funzioni dell‟emisfero sinistro. Per questo si pensa che questo sia il periodo migliore per apprendere una o più lingue straniere. Dopo questa fase è sempre possibile apprendere un‟altra lingua, ma ciò avviene secondo modalità diverse perché, a questo punto, le interferenze dalla lingua madre possono rallentare il processo di apprendimento. Quindi, in una realtà come quella attuale, in cui i contatti internazionali si fanno sempre più fitti, lo studio di una lingua straniera a partire dalla scuola materna è diventata sempre più una necessità, sia perché si vuole sfruttare questa plasticità delle menti dei bambini, e sia perché, in questo modo, viene favorita l‟apertura alla diversità e alla multiculturalità. È stata scelta l‟inglese come lingua di insegnamento perché oggi essa ha acquisito lo status di lingua franca, sia nella rete di internet che nell‟economia internazionale. Quindi nel mondo del lavoro è diventato indispensabile conoscere questa lingua.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ambra Garbo Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8402 click dal 10/06/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.