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La ricerca del rendimento: l’impatto della crisi sul private equity

Il presente lavoro mette in relazione due temi di grande attualità nel panorama economico internazionale: il private equity e la crisi economico/finanziaria globale che ha avuto origine dalla scoppio della bolla speculativa sul mercato immobiliare statunitense. L’attività di private equity, il finanziamento privato da parte di operatori specializzati ad imprese non quotate con alto potenziale di crescita orientato alla ricerca di un rendimento elevato, funge da collegamento tra domanda ed offerta di capitali ed è spesso al centro dell’attenzione dei policy makers e dell’opinione pubblica, oltre che degli addetti ai lavori. Tale attività è infatti oggetto di un apparentemente intramontabile dibattito tra detrattori, che la condannano come il peggiore frutto del liberismo più sfrenato orientato esclusivamente al profitto di pochi, e sostenitori, che in essa identificano un potente strumento di sviluppo il quale, in relazione alla professionalità e alla bravura degli operatori, può dare origine ad un processo di creazione di valore per le imprese oggetto di investimento e per i contesti in cui queste vivono ed operano. Al di là delle opinioni sulla natura dell’attività di private equity e dei relativi giudizi, spesso guidati da orientamenti ideologici, il dato di fatto è che negli anni, in virtù dei numerosi successi raggiunti dagli operatori, l’attenzione di fondi pensioni, banche, compagnie assicurative, fondi di fondi, fondazioni universitarie e fondi sovrani si è orientata sempre di più verso questa tipologia di investimento diventata ormai una vera e propria asset class per gli investitori istituzionali, come dimostrano i volumi di raccolta, sempre crescenti nel corso dei decenni. La crisi economico/finanziaria degli ultimi tre anni, definita da Alan Greenspan, ex Chairman della Federal Reserve, come lo Tsunami dell’economia, evento più unico che raro che ha scosso i mercati finanziari e l’economia reale provocando l’entrata in recessione della maggior parte dei paesi industrializzati ed il conseguente aumento della disoccupazione e dei deficit pubblici, è ancora oggi sotto i riflettori dell’opinione pubblica e degli specialisti e sta attraversando sviluppi difficilmente ipotizzabili in precedenza.
Nel presente lavoro si vogliono dunque mettere a fuoco le relazioni tra la recente crisi e l’attività di private equity, analizzando come la prima abbia impattato sulla seconda ed in particolare sui volumi di raccolta, investimento e disinvestimento, nonché sulle performance dei fondi, calcolate in termini di Internal Rate of Return (IRR). L’obiettivo è da un lato il comprendere come la crisi si sia trasferita all’economia reale analizzandone l’impatto su di un mercato concreto, per coglierne meglio alcuni aspetti difficilmente comprensibili se si considerano esclusivamente i dati macroeconomici, dall’altro evidenziare le sfide che si aprono per un’industria, quella del private equity, che è di fatto un ponte tra i mercati finanziari e quelli reali.
In relazione a questo duplice obiettivo il lavoro è strutturato in tre capitoli. Nel primo capitolo viene definita l’attività di private equity andando a declinarne le principali caratteristiche in termini di sviluppo storico, di strutturazione dell’industria, delle tecniche operative, e delle attività principali svolte dagli operatori. Nel secondo capitolo si affronta il tema della crisi con l’intento di delinearne i passaggi fondamentali e gli eventi principali. In particolare si mettono in evidenza le principali cause ed i principali effetti della crisi allo scopo di fare chiarezza su quali meccanismi abbiano contribuito a creare un terreno fertile per il suo sviluppo e per la successiva propagazione. Vengono quindi studiati i principali interventi a livello politico e monetario dei governi e delle banche centrali volti ad arginare la crisi e a dare stimolo all’economia. Nel terzo capitolo, infine, dopo aver elencato le principali metodologie di calcolo delle performance, sono messi in relazione i due argomenti implementando un’analisi di confronto tra i trend relativi alle attività di raccolta, di investimento e di disinvestimento, oltre alle performance dei fondi di private equity, registrati negli anni precedenti alla crisi, e quelli registrati durante la crisi. Nel capitolo si fa costante riferimento ai dati relativi al mercato globale, a quello statunitense, a quello europeo e a quello italiano, per avere una maggiore percezione dell’impatto della crisi. Nell’ultima parte del capitolo viene poi analizzato l’impatto della crisi sull’attività di due operatori di primo piano, il primo, Apax Partners, tra i maggiori player globali, il secondo, Clessidra Sgr, maggiormente concentrato sul mercato italiano.

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1 Introduzione Il presente lavoro mette in relazione due temi di grande attualità nel panorama economico internazionale: il private equity e la crisi economico/finanziaria globale che ha avuto origine dalla scoppio della bolla speculativa sul mercato immobiliare statunitense. L‟attività di private equity, il finanziamento privato da parte di operatori specializzati ad imprese non quotate con alto potenziale di crescita orientato alla ricerca di un rendimento elevato, funge da collegamento tra domanda ed offerta di capitali ed è spesso al centro dell‟attenzione dei policy makers e dell‟opinione pubblica, oltre che degli addetti ai lavori. Tale attività è infatti oggetto di un apparentemente intramontabile dibattito tra detrattori, che la condannano come il peggiore frutto del liberismo più sfrenato orientato esclusivamente al profitto di pochi, e sostenitori, che in essa identificano un potente strumento di sviluppo il quale, in relazione alla professionalità e alla bravura degli operatori, può dare origine ad un processo di creazione di valore per le imprese oggetto di investimento e per i contesti in cui queste vivono ed operano. Al di là delle opinioni sulla natura dell‟attività di private equity e dei relativi giudizi, spesso guidati da orientamenti ideologici, il dato di fatto è che negli anni, in virtù dei numerosi successi raggiunti dagli operatori, l‟attenzione di fondi pensioni, banche, compagnie assicurative, fondi di fondi, fondazioni universitarie e fondi sovrani si è orientata sempre di più verso questa tipologia di investimento diventata ormai una vera e propria asset class per gli investitori istituzionali, come dimostrano i volumi di raccolta, sempre crescenti nel corso dei decenni. La crisi economico/finanziaria degli ultimi tre anni, definita da Alan Greenspan, ex Chairman della Federal Reserve, come lo Tsunami dell‟economia, evento più unico che raro che ha scosso i mercati finanziari e l‟economia reale provocando l‟entrata in recessione della maggior parte dei paesi industrializzati ed il conseguente aumento della disoccupazione e dei deficit pubblici, è ancora oggi sotto i riflettori dell‟opinione pubblica e degli specialisti e sta attraversando sviluppi difficilmente ipotizzabili in precedenza. Nel presente lavoro si vogliono dunque mettere a fuoco le relazioni tra la recente crisi e l‟attività di private equity, analizzando come la prima abbia

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Cristoforo Cometto Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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