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Il Bilancio Partecipativo. Un confronto tra le esperienze di Porto Alegre e Grottammare

L’obiettivo di questa tesi è di individuare quegli elementi che hanno permesso all’esperienza di Porto Alegre di riscuotere un’approvazione sempre maggiore da parte della popolazione, permettendo al progetto di continuare e di evolversi ininterrottamente durante questi venti anni. Naturalmente gli elementi che riusciremo a trovare non possono avere la capacità di spiegare un fenomeno di grandi dimensioni come quello del Bilancio Partecipativo, ma, probabilmente, ci potranno essere d’aiuto per avere una chiave di lettura e di analisi. Inoltre, cercheremo di verificare se tali caratteristiche sono riscontrabili anche in altre esperienze di successo e, in particolar modo, nell’esperienza italiana del comune di Grottammare. Da questo confronto potremo capire se effettivamente questi elementi spiegano il successo di tali processi anche se attuati in contesti diversi.

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1 Introduzione In un mondo come quello moderno, è sempre più importante la partecipazione dei cittadini nelle decisioni delle pubbliche amministrazioni. La diffusione di pratiche che consentono un coinvolgimento globale, permetterebbe, infatti, non solo di riavvicinare le persone alla politica e alle scelte pubbliche, ma anche di far sentire i partecipanti come un elemento fondamentale nella presa delle decisioni, sensibilizzandoli nei confronti delle problematiche e delle necessità di tutti e creando un confronto più immediato e diretto fra istituzioni e persone. Negli ultimi anni abbiamo assistito a mutamenti sociali ed economici che hanno fortemente influenzato tutti i cittadini e hanno fatto emergere, tra le tante, due attitudini contrapposte. Da un lato si è verificato un allontanamento dei cittadini dalle istituzioni che ha portato ad una diminuzione della partecipazione al voto e ad una disaffezione nei confronti dell’intero mondo della politica. Dall’altro lato, sono aumentati i movimenti associazionistici, i cittadini hanno cioè deciso di organizzarsi per far sentire la propria voce manifestando il rifiuto di non essere più disposti ad accettare passivamente le decisioni prese dall’alto. I portatori del potere decisionale nelle scelte pubbliche si sono perciò trovati davanti a un bivio: coinvolgere i cittadini in quanto soggetti sui quali avranno effetto le conseguenze delle decisioni oppure (come purtroppo accade spesso) affrontare i cittadini a muso duro, creando situazioni di conflitto e la paralisi dei processi decisionali. Fortunatamente, sempre più spesso prevale la prima soluzione. La considerazione di questi elementi ha portato all’avvio di una rivalutazione del funzionamento dei sistemi di governo (locale e nazionale) con l’obiettivo di individuarne i punti deboli e di trovare degli strumenti che permettano di trasformarli e migliorarli. Si è assistito a un crescente interesse di organismi internazionali, di entità politiche, di associazioni non governative, di governi nazionali e locali verso forme che permettono di coinvolgere maggiormente la popolazione, proprie della democrazia partecipativa. In conseguenza, in tutto il mondo, sono nati degli strumenti che permettono una migliore interazione tra le istituzioni e i cittadini con l’obiettivo di coinvolgere questi ultimi nelle azioni di governo. I processi decisionali inclusivi fanno parte di questa categoria in quanto mirano al coinvolgimento dei portatori di interesse della società civile all’interno del processo decisionale pubblico. La partecipazione popolare in questi processi decisionali è una delle soluzioni che sta permettendo di

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Concas Contatta »

Composta da 92 pagine.

 

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