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L’apprendimento della musica nella pedagogia contemporanea.

Questo lavoro può essere visto sotto diverse forme: innanzitutto è stato una ricerca sia musicale che di psicologia musicale, argomenti elaborati soprattutto nel primo capitolo con le ipotesi sostenute da importanti autori come Sloboda e Revesz.
È stata prestata grande attenzione alla scelta dei libri da consultare, per quanto non fossero facilmente reperibili sul mercato.
A tutto questo aggiungo l’esperienza sul campo, come la statistica da me condotta per verificare quante persone sapessero riconoscere un suono acustico da uno invece digitalizzato e la partecipazione ad un seminario per acquisire maggiori argomentazioni e informazioni sul metodo Dalcroze con il Maestro Guido Gavazzi.
Infine, nell’ultimo capitolo, vi è un’esclusiva intervista faccia a faccia con Andrea Apostoli, musicista affermato e presidente dell’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (A.I.G.A.M.).
Ho profuso il massimo impegno per creare un testo scorrevole ed omogeneo, perché il lavoro in questione è pregno di informazioni e di idee di diversi teorici e pedagoghi ai quali faccio continuo riferimento.
La mia tesi va a toccare anche argomenti poco conosciuti, come la musicoterapia della Guerra Lisi e l’orecchio elettronico di Alfred Tomatis, ma considera anche l’attenta e accesa analisi sull’orecchio assoluto e relativo e di come sia possibile, secondo Willems, che un uomo – anche avanti con l’età – possa sviluppare senza troppe difficoltà l’assolutezza uditiva.
Non per ultimo, riporto una panoramica generale sui maggior esponenti della pedagogia musicale di questo secolo; dopo una breve premessa dedicata allo stile montessoriano, mostro i concetti fondamentali di queste scuole: Dalcroze, Suzuki e Kodaly solo per fare un esempio.

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2 I.1 Premessa Secondo recenti studi, appare inflazionata e generalizzante la definizione classica della “musica” come arte di comporre i suoni secondo determinate leggi e convenzioni costituenti un codice normativo 1 . Tramite analisi ed esperimenti più o meno scientifici, nuove idee e approcci hanno contribuito a saldare i legami che intercorrono come una ragnatela tra suono, sviluppo dell'intelligenza e linguaggio. Queste ricerche porterebbero a pensare che la musica sia un vero e proprio “linguaggio” e che accrescerebbe notevolmente lo sviluppo del cervello già nello stadio prenatale dell'essere umano. Ma come può la musica essere considerata un linguaggio? È vero che musica e intelligenza hanno un legame ben definito? E infine ci si potrebbe chiedere quanto essa riflette la nostra esistenza, se ne abbiamo davvero bisogno oppure è solo un lusso, un mero surplus di informazioni che in realtà rende semplicemente più piacevole le nostre vite e ci aiuta a far passare il tempo. G. Rossini disse a tal proposito che “quello che è l’amore per l’anima è l’appetito per il corpo. Lo stomaco è il maestro che dirige la grande orchestra delle nostre passioni. Mangiare, amare, cantare, digerire sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita 2 ”. Egli, con questa frase riesce a far intendere che la musica fa parte della vita quanto le mani o la testa fanno parte del corpo umano. F. Nietzsche si espresse sull’argomento dicendo genuinamente che “la vita senza musica sarebbe un errore, uno strapazzo, un esilio” evidenziando il legame vita – musica. Compie un “salto ontologico”: la musica non fa parte della vita, essa è vita, e vivere senza suoni equivarrebbe a non aver mai vissuto. 1 L'Universale Enciclopedia Generale, vol II, Milano, Garzanti Libri, 2003, p.1018. 2 Fonte da http://heinrichvontrotta.blogspot.com/2009/03/puccini-e-la-ripetizione.html.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Aniello D'agostino Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.