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La nascita e lo sviluppo del comunitarismo politico nella Gran Bretagna del New Labour

Il presente lavoro ha come oggetto di analisi il comunitarismo politico britannico, corrente di pensiero nata nella prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, con l’avvento di Tony Blair a segretario del partito laburista, e consolidatasi con i suoi tre mandati governativi successivi (1997-2007). Gli studi sulla filosofia politica blairiana in Gran Bretagna si sono spesso concentrati sull’influenza del pensiero comunitario, sviluppatisi negli Stati Uniti a partire dagli anni Ottanta in contrapposizione al pensiero liberale, di Amitai Etzioni, Michael Walzer e altri esponenti di tale corrente sulle politiche del New Labour. Tuttavia emergono come elementi costitutivi del british communitarianism anche la formazione personale di Tony Blair e la tradizione socialista britannica. Dalla mescolanza di questi tre caratteristiche possiamo ricavare le linee guida delle tre policies analizzate nella tesi (politica estera, di sicurezza e devolution.) Ciononostante, per capire al meglio le reali ragioni politiche e culturali, che sono alla base del comunitarismo neolaburista del decennio preso in esame, è necessario analizzare il contesto storico britannico prima dell’avvento al potere del New Labour. In particolare, è utile soffermarsi sul periodo della Thatcher e di Major. Dall’analisi del contesto storico e dai principi guida della politica di sicurezza, estera e di devoluzione ricaviamo le cause politiche e culturali della nascita e sviluppo del comunitarismo politico in Gran Bretagna.

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5 INTRODUZIONE Il presente lavoro ha come oggetto di analisi il comunitarismo politico britannico, corrente di pensiero nata nella prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, con l’avvento di Tony Blair a segretario del partito laburista, e consolidatasi con i suoi tre mandati governativi successivi (1997-2007), assumendo sempre piø un carattere egemonico nel paese. Tale filosofia è incentrata sul concetto di community, che pur affondando le radici nel mondo antico, si sviluppa in età moderna grazie al contributo della sociologia, della filosofia politica e morale e del pensiero religioso cristiano. Tali ambiti determinano i primi strumenti base per una corretta comprensione della nozione di comunità che vedrà, agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, negli Stati Uniti, diffondersi un vero e proprio movimento filosofico e politico, volto alla trasformazione del concetto da oggetto di dibattito accademico a strumento di lotta politica. La filosofia comunitaria “americana”, che annovera tra i suoi intellettuali, di prima generazione, Michael Sandel, Charles Taylor, Alasdair McIntyre e Michael Walzer, è uno dei tre pilastri del british political communitarianism o per molti studiosi, semplicemente, british communitarianism. Nasce come opposizione al liberalismo e individua in John Rawls il principale bersaglio della sua polemica. Il filosofo americano, da buon liberale, considera l’individuo impermeabile all’esperienza, capace di formare la propria opinione come soggetto razionale in modo aprioristico. I communitarians, al contrario, credono che questa concezione individualistica del soggetto non lo faccia maturare razionalmente e, nelle decisioni, lo isoli rispetto ad altri soggetti. La neutralità dell’individuo liberale è trasposta, secondo la filosofia comunitaria americana, anche nelle stesse istituzioni che hanno il compito di fondare le proprie attività su basi etiche. Quest’ultimo principio rappresenta un punto di contatto cruciale con la storia del socialismo britannico, a testimonianza del flusso continuo di idee e pensieri tra le due sponde dell’Atlantico.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Rocco Lo Piccolo Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.