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Contestazione studentesca e opinione pubblica tra il 1968 e il 1977

Il presente lavoro di tesi, proponendosi l’obiettivo di ricostruire le vicende salienti della contestazione studentesca in Italia nel decennio 1968-1977, analizza le caratteristiche di un particolare soggetto politico e sociale che, con le sue istanze antiautoritarie, minò più di ogni altro la credibilità delle istituzioni più conservatrici: il Movimento studentesco.

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7 CAPITOLO I LA CONTESTAZIONE STUDENTESCA 1. Un fenomeno globale Gli uomini sono in catene. Vi è la schiavitø della povertà e della fame; la schiavitø della sete di potere, della spinta al prestigio sociale, al possesso. Oggi un regno di terrore viene perpetrato e perpetuato su larga scala. Nelle società opulente esso è mascherato; i giovani sono ridotti a poco piø che punti ipotetici di un sistema la cui disumanizzazione è totalmente coordinata. Le proprietà del sistema mondiale globale ci forzano a sottometterci, come a fatalità, al Vietnam, alla fame nel Terzo mondo, e così sia. In un contesto globale la cultura è contro di noi, l’educazione ci rende schiavi, la tecnologia ci uccide. ¨ nostro dovere contrapporci a tutto ciò 7 . Così si legge nel messaggio di convocazione al convegno londinese su “integrazione e società opulenta”, a cui partecipano nel 1967 militanti della sinistra radicale, moltissimi studenti e una nutrita schiera di hippies. Un anno dopo, la contestazione sarebbe esplosa con una rapidità imprevista ed imprevedibile, travolgendo confini allora considerati costitutivi dell’ordine del pianeta 8 . Una rivoluzione di portata internazionale che vede protagonisti i giovani nati nel secondo dopoguerra, cresciuti all’ombra della bomba atomica. Come ha scritto Hannah Arendt, «ci troviamo di fronte a una generazione che non è affatto sicura di avere un futuro» poichØ il futuro è «come una bomba ad orologeria sepolta, ma che fa sentire il suo ticchettio nel presente» 9 . Sebbene, da una parte, si possa ritenere che il 1968 sia stato l’anno in cui esplose la rivolta dei figli contro i padri, della rivoluzione sessuale e dell’impegno per i diritti civili; dall’altra, fu solo un punto di arrivo a cui si approdò dopo innumerevoli e audaci esperimenti di controcultura. Primo fra tutti, il “Manifesto di Port Huron” (1962), uno scritto ideologico, redatto da Tom Hayden, storico attivista americano, in cui si rivendica il diritto dei giovani di combattere, attraverso un’azione diretta, l’ineguaglianza sociale e politica esistente negli Usa. 7 G. Jervis, Prefazione, in Atti del Convegno Dialettica della liberazione. Integrazione e rifiuto nella società opulenta, a cura di D. Cooper, Torino, 1969, pp. 8-9. 8 P. Ortoleva, Saggio sui movimenti del 1968 in Europa e in America, Editori Riuniti, Roma, 1985, p. 25. 9 H. Arendt, Sulla violenza, Guanda, Parma, 1996.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Ventimiglia Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.