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Tòfano scrittore

La tesi in oggetto tratta la figura di Sergio Tofano e la sua produzione letteraria.
In particolare sono stati analizzati quasi tutti i suoi scritti (compresi gli inediti conservati presso il Civico Museo - Biblioteca dell'Attore di Genova) in prosa ed in versi. Particolare attenzione è stata poi riservata alla figura del signor Bonaventura, personaggio dalla doppia veste, grafica e teatrale. Si è quindi cercato di portare alla luce le analogie e le differenze esistenti nella doppia veste del persionaggio. Per questo motivo la tesi inzia con un breve excursus sul teatro tra '800 e '900 e un intero capitolo dedicato all'attore Sergio Tofano ed alla sua particolare recitazione.

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Il teatro tra ‘800 e ‘900 “Io considero l'Autore di una razza assai più elevata dell'Attore. Anche se l'attore è Zacconi e l'autore XY. Per me, gli architetti valgono più dei calzolai. Ci fu un Ronchetti, milanese, calzolaio di Napoleone che pare avesse un'abilità da sbalordire; gli hanno dedicata una piccola piazza. E ci sono degli architetti i quali tiran su delle case in stile floreale che, quando non rovinano, danno il mal di pancia. Non importa. Gli architetti sono di una razza più elevata dei calzolai. Chi crea è di una razza superiore a chi eseguisce.” 1 Questa citazione restituisce bene l’aria che si respirava nel teatro italiano al momento in cui il giovane Sergio Tòfano iniziava nel 1909 a calcare le scene nella compagnia di Ermete Novelli. Erano quegli gli anni di passaggio dal vecchio teatro ottocentesco all’italiana, basato sulle compagnie di giro divise in ruoli sostanzialmente rigidi e dirette da un capocomico primo attore e direttore, ad un teatro fondato sulla centralità di testo e regia (cosa che si realizzerà pienamente solo dopo la Seconda guerra mondiale col primo vero Teatro stabile d’Italia, il Piccolo di Milano). Tòfano vive i suoi anni di apprendistato in questo clima, conoscendo e vedendo scomparire insieme figure che fino a quel momento avevano fatto la storia del teatro come il trovarobe, il suggeritore, il servo di scena, il capocomico ed in particolare il “grande attore”. A cavallo tra i due secoli da più parti vengono messe in discussione le fondamenta stesse del teatro italiano, considerate antiquate e non più rispondenti alle moderne esigenze di una nazione che si stava avviando verso una progressiva industrializzazione. Non è questa la sede per un approfondimento di tale tema, però è bene ricordare come quest’Italia primonovecentesca industrializzata fosse in realtà un Paese ancora fortemente contadino; la 1 M. Praga, Carteggio Marco Praga-Sabatino Lopez , in “Il dramma”, dicembre 1958. Corsivo dell’autore. Citazione da G. Livio, La scena italiana. Materiali per una storia dello spettacolo dell’Otto e Novecento , Milano, Mursia, 1989, p.130.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Andrea Scarel Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

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