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L'immortalità dell'anima e il Socrate morente

Da tempo l’uomo si interroga intorno alla natura del suo essere, nel tentativo di dare un senso alla sua esistenza. Questo bisogno di conoscere rende il senso della specificità dell’essere umano, specificità che muove dalla sua stessa essenza, che è allo stesso tempo l’oggetto del suo interrogarsi, ovvero, l’anima.
L’anima, quindi, è contemporaneamente l’oggetto su cui l’uomo sente il bisogno di indagare, e la forza stessa che lo stimola all’indagine, alla conoscenza di sé.
Tuttavia, sembra che l’uomo contemporaneo, a causa dell’essersi dedicato in modo eccessivo alla cura del suo corpo, assecondandone ogni desiderio, impulso e aspirazione, ha dimenticato di essere unione di corpo e anima, perso di vista la sua natura bidimensionale. Il punto della questione che mi propongo di affrontare è che riflettere in questo periodo storico sulla natura spirituale dell’uomo è un’impresa complessa e ardua perché oggi più che mai siamo bombardati da imput che ci inducono a preoccuparci prevalentemente del nostro aspetto esteriore, dell’io che tutti vedono e ascoltano, ovvero, dell’immagine che gli altri si fanno di noi, come se fosse importante solo apparire e non essere ciò che si appare.

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3 Introduzione Da tempo l’uomo si interroga intorno alla natura del suo essere, nel tentativo di dare un senso alla sua esistenza. Questo bisogno di conoscere rende il senso della specificità dell’essere umano, specificità che muove dalla sua stessa essenza, che è allo stesso tempo l’oggetto del suo interrogarsi, ovvero, l’anima. L’anima, quindi, è contemporaneamente l’oggetto su cui l’uomo sente il bisogno di indagare, e la forza stessa che lo stimola all’indagine, alla conoscenza di sé. Tuttavia, sembra che l’uomo contemporaneo, a causa dell’essersi dedicato in modo eccessivo alla cura del suo corpo, assecondandone ogni desiderio, impulso e aspirazione, ha dimenticato di essere unione di corpo e anima, perso di vista la sua natura bidimensionale. L’uomo di oggi, infatti, nella corsa per raggiungere quegli obbiettivi che la società consumista e materialista del nostro tempo gli fa apparire necessari: ricchezza, successo, benessere; ha trascurato la sua individualità, l’anima, che è il marchio invisibile della suo essere uomo, sfociando, di conseguenza, nell’omologazione e nella banalità. Il punto della questione che mi propongo di affrontare è che riflettere in questo periodo storico sulla natura spirituale dell’uomo è un’impresa complessa e ardua perché oggi più che mai siamo bombardati da imput che ci inducono a preoccuparci prevalentemente del nostro aspetto esteriore, dell’io che tutti vedono e ascoltano, ovvero, dell’immagine che gli altri si fanno di noi, come se fosse importante solo apparire e non essere ciò che si appare. Inevitabilmente, gli stimoli a cui siamo sottoposti ci portano a tralasciare tutto ciò di cui non possiamo avere esperienza con i sensi, dunque ciò che è invisibile e intangibile come l’anima appunto, o ciò da cui non possiamo trarre vantaggio o godimento tangibile. Questa nostra società che in termini nietzschiani possiamo definire “volgare”, perché fondata su logiche utilitaristiche e del vantaggio, può benissimo essere intesa come un’ingarbugliata massa di “ego” che cercano ad ogni costo di far valere il proprio interesse:“[...]La natura volgare si distingue in quanto tiene incessantemente davanti agli occhi il proprio vantaggio; e la preoccupazione dello scopo, del vantaggio o del profitto, è in essa più forte dei più forti istinti”. 1 In questa società “volgare” gli unici valori sono denaro e potere. Il denaro diventa il fine, il mezzo, il simbolo del benessere e del successo, la meta da raggiungere per essere felici, 1 F. W. Nietzsche, La gaia scienza (I, 3), Unione Tipografico-EditriceTorinese, Torino 2002.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Laura Salamone Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.