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La Riforma del TFR. Implicazioni contabili ed amministrative.

Informazioni tesi

  Autore: Laura Lo Fermo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: PierLuigi Catalfo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

Il 1° Gennaio 2007, col decreto legislativo del 5 Dicembre 2005 n. 252, è entrata in vigore la riforma della previdenza complementare (riforma Maroni) che ha coinvolto imprese e lavoratori.
Il saggio descrive le novità, contabili ed amministrative, riguardanti il TFR. E’ strutturato nel seguente modo:
- il primo capitolo analizza l’articolo 2120 del codice civile e la dinamica economica e finanziaria del TFR;
- il secondo capitolo analizza la riforma della previdenza complementare con una Parte I, dedicata alle opzioni tra cui i lavoratori possono scegliere ed una Parte II, che approfondisce i fondi pensione;
- l’ultimo capitolo presenta lo stato patrimoniale e il conto economico di una impresa, con lo scopo di far vedere le ripercussioni della riforma. Le ipotesi e i calcoli effettuati per redigere questi documenti sono contenuti dall’Allegato I al IV;
- gli Allegati V e VI contengono rispettivamente il modulo TFR1 e TFR2, consegnati ai lavoratori per esprimere la loro scelta.

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- 7 - CAPITOLO PRIMO ARTICOLO 2120 DEL CODICE CIVILE: DISCIPLINA DEL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO 1.1 DEFINIZIONE ECONOMICO AZIENDALE Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è stato introdotto in Italia 6 dalla legge 297 del 29 Maggio 1982. Riconosciuto a tutti i lavoratori subordinati e in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro, ha sostituito l’INDENNITÀ DI ANZIANITÀ che rappresentava un premio per la fedeltà del lavoratore ma, rivolta solo agli impiegati, era negata in caso di licenziamento per giusta causa e per dimissioni. Conosciuto anche col termine liquidazione, il TFR è parte integrante della retribuzione e precisamente rientra nella retribuzione differita perché è erogato al lavoratore non periodicamente, come il salario - stipendio ma, alla cessazione del rapporto di lavoro quindi in maniera posticipata. 1.2 DINAMICA ECONOMICA Il TFR è un costo pertanto influisce sul risultato economico del periodo ma, essendo non monetario è una fonte di finanziamento che rimane investito in azienda fino al momento della liquidazione permettendo a quest’ultima di coprire una parte dei suoi investimenti. Per il datore di lavoro dunque è un vero e proprio debito costituito: dal capitale vale a dire dal prestito effettuato ogni anno dai lavoratori e pari al 6.91% della loro retribuzione lorda, infatti: (TFR / retribuzione) – 0.50% = 6.91% Lo 0.50% della retribuzione lorda, è versato dai datori di lavoro al Fondo Adeguamento Pensioni (FAP). Il relativo importo è sottratto dal TFR maturato nell’esercizio poiché, essendo a carico dei lavoratori, i datori hanno il diritto di rivalsa. 6 Il TFR non esiste in molti Paesi dell’Unione Europea come Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

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