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L'autopercezione delle comunità sudafricane nel periodo dell'apartheid

Il punto di partenza di questa tesi è rappresentato dallo studio del rapporto tra le comunità bianche e nere che nel corso della storia recente hanno popolato il Sudafrica.
Spesso i gruppi umani tendono a sviluppare il senso di unità specialmente quando si trovano in situazioni di pericolo o peggio, in condizioni di oppressione imposta da qualcuno che viene percepito come estraneo. In simili circostanze, può anche capitare che poi l’oppresso cerchi una rivincita opprimendo altri e riproponendo quello che egli stesso ha subito a chi viene percepito a sua volta come più debole.
Questa tesi si propone di individuare, nello specifico caso sudafricano, come queste forme di autopercezione si siano evolute e lungo quali canali si siano prodotte – in un’escalation parallela – delle forme di resistenza e di lotta che, in particolare, hanno portato all’individuazione di due vicende sfociate in autodeterminazione di due popolazioni, gli afrikaner prima e poi – e potremmo anche dire “di conseguenza” - gli africani.
Nel tentativo di ricostruire sinteticamente le cause – e i modi in cui si sono espresse – che hanno portato alla determinazione dei conflitti di razza sfociati in quel periodo che è stato denominato d’apartheid, si è reso necessario ripercorrere la storia del Sudafrica di quegli anni.

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3 Introduzione Il punto di partenza di questa tesi è rappresentato dallo studio del rapporto tra le comunità bianche e nere che nel corso della storia recente hanno popolato il Sudafrica. Spesso i gruppi umani tendono a sviluppare il senso di unità specialmente quando si trovano in situazioni di pericolo o peggio, in condizioni di oppressione imposta da qualcuno che viene percepito come estraneo. In simili circostanze, può anche capitare che poi l‟oppresso cerchi una rivincita opprimendo altri e riproponendo quello che egli stesso ha subito a chi viene percepito a sua volta come più debole. Questa tesi si propone di individuare, nello specifico caso sudafricano, come queste forme di autopercezione si siano evolute e lungo quali canali si siano prodotte – in un‟escalation parallela – delle forme di resistenza e di lotta che, in particolare, hanno portato all‟individuazione di due vicende sfociate in autodeterminazione di due popolazioni, gli afrikaner prima e poi – e potremmo anche dire “di conseguenza” - gli africani. Nel tentativo di ricostruire sinteticamente le cause – e i modi in cui si sono espresse – che hanno portato alla determinazione dei conflitti di razza sfociati in quel periodo che è stato denominato d‟apartheid, si è reso necessario ripercorrere la storia del Sudafrica di quegli anni. Comprendere il processo che ha portato alla definizione di un‟autopercezione afrikaner significa innanzitutto tenere in considerazione alcuni dei momenti significativi che hanno contrassegnato la vicenda delle popolazioni bianche in Sudafrica. Gli afrikaner, ovvero quella popolazione di origine olandese insediatasi nel Capo di Buona Speranza nel l652, inizialmente vengono identificati, con disprezzo, dai funzionari della stessa Compagnia mercantile come boeri – termine che significa “bovari” - in quanto allevatori di bovini ribelli che si volevano autonomizzare rispetto alla Compagnia stessa. Con l‟arrivo degli inglesi in Sudafrica questo termine verrà utilizzato ancora in senso spregiativo per identificare la popolazione di matrice olandese, ma permetterà ai boeri stessi di identificarsi come comunità unita. Ma il processo è lento e, come accennato, si sviluppa all‟interno di un‟arena economica in scontro aperto con la comunità britannica in Sudafrica. Per tutti quegli aspetti che verranno qui presi in esame, è possibile affermare che è proprio attraverso il Great Trek del 1836 - con la tristemente celebre battaglia di Blood River del 1838

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Fulvio Patarini Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

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