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Crespi d'Adda. Il villaggio operaio come dispositivo disciplinare (1878-1920)

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Costantini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Germano Maifreda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

Crespi d'Adda, piccolo paese della bergamasca, è l'esempio meglio conservato in Europa di villaggio operaio di fine ottocento. Prodotto della rivoluzione industriale e della scarsa mobilità dell'epoca, ha rappresentato un fattore di civilizzazione, ma ha significato, per molti, l'abbandono della vita agricola, con grandi cambiamenti sociali. Nell'elaborato si evidenzia soprattutto come lo stile di vita della fabbrica abbia influenzato la vita quotidiana e il paesaggio stesso.
Dopo aver presentato una breve panoramica sulla genesi dei villaggi operai, si ripercorre la storia del paese. Nel terzo capitolo, invece, vengono analizzate le istituzioni della disciplina: scuola, Chiesa, urbanistica sono qui lette come paradigmi di un mondo che richiedeva totale obbedienza al padrone (Silvio Benigno Crespi).

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5 Introduzione I villaggi operai rappresentano una soluzione economica e sociale ai cambiamenti generati dalla transizione da una società basata sull’autoconsumo verso la civiltà industriale. Questo saggio si propone di affrontare un caso specifico di villaggio operaio italiano, Crespi d’Adda, sintetizzando in un unico lavoro una breve ricostruzione storica del piccolo centro e la visione di questo stesso villaggio come un “dispositivo disciplinare”. Si contano ormai svariati studi di storia economica, di archeologia industriale, di storia dell’urbanistica, di architettura, di sociologia sul tema dei villaggi operai o su un villaggio specifico. Questi testi però fanno ormai parte delle biblioteche di Università, di biblioteche comunali interessate a valorizzare radici storiche di una realtà locale, delle librerie di pochi appassionati. Hanno lasciato da tempo, e forse inspiegabilmente, il mercato della cultura. Nel volgere degli studi, ci siamo scontrati infatti con una bibliografia non aggiornata su questo tema. Se si esclude un lavoro più recente, del 1995, su cui avremo modo di soffermarci nello svolgere di questo studio, le altre opere su villaggi operai si concentrano negli anni ’70-’80 e rispecchiano un clima di dibattito ideologico ormai superato. Nonostante ciò, si può chiedere ancora molto ai villaggi operai: ci si può domandare il perché della loro esistenza, chiedersi come e perché sono stati costruiti così, quali fossero le ideologie dei protagonisti di questo processo e riflettere grazie a queste domande – come è abitudine della cultura europea – sui rapporti di potere e sulle forme che esso può assumere. Dobbiamo certamente lo sviluppo del concetto di dispositivo disciplinare e la sua completa trattazione al lavoro di ricerca di Michel Foucault, che affronta la questione della forma del potere che si struttura in età moderna e che fonda tuttora i meccanismi di governo. Questo studioso, che sfugge ad ogni etichetta intellettuale, compie ricerche che si avvalgono del contributo della filosofia, della storia del diritto e delle istituzioni, del sapere medico, della sociologia, dell’antropologia; hanno però tutte l’obiettivo comune di sviscerare i dispositivi del potere, il loro funzionamento e il loro contributo al disciplinamento della società, riferendosi specialmente al periodo dei governi sette- ottocenteschi, impegnati ad elaborare gradualmente una nuova gestione, più economica, delle loro funzioni e prerogative. Questo studioso ricorre ad una particolare analisi della storia delle istituzioni pubbliche, che ne tralascia i dettagli tecnici e organizzativi, per

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