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Il passaggio da gioventù ad età adulta nell'Italia dei primati demografici

Le peculiarità italiane in tema di strutture familiari e relazionali hanno da sempre affascinato molti studiosi di diversa matrice disciplinare, dalla demografia alla sociologia, ecc. Già nella metà degli anni '50 il sociologo statunitense Banfield coniò il termine di familismo amorale, aprendo un annoso dibattito che è rimasto attuale fino ai giorni nostri; anche le analisi demografiche di questi anni non possono che provocare curiosità negli studiosi, vedendo infatti per l'Italia l'affermazione di 5 primati demografici che la distinguono da ogni altro paese del mondo. Essi sono: un'immigrazione veloce, i forti legami di sangue, la lunga gioventù, i genitori attempati e la sopravvivenza. In questo lavoro si è cercato di indagare prevalentemente alcuni di questi primati, ovvero quelli connessi più specificatamente alla condizione di giovane e alla sua transizione verso lo stato adulto. Si sono individuati gli eventi che caratterizzano tale passaggio e le componenti familiari e sociali che lo indirizzano e lo scandiscono. Per ogni tappa caratteristica di questa transizione si è cercato di individuare i fattori causali che determinano le peculiarità del giovane italiano rispetto ai suoi coetanei europei, guardando sia a fattori esterni dal sistema familiare come, per esempio, l'aumento della scolarizzazione o il problema della disoccupazione giovanile, sia a fattori più specificatamente correlati ai rapporti intergenerazionali tipici del sistema familiare italiano. Ogni tappa evento della transizione determina un'assunzione di responsabilità sempre maggiore. Tutti i paesi industrializzati hanno conosciuto negli ultimi decenni una dilatazione nel tempo della transizione da uno stato adolescenziale ad uno stato propriamente adulto. Anche i dati ufficiali statistici sono stati influenzati da questo cambiamento generalizzato, ponendo infatti come anno spartiacque tra la gioventù e l'età adulta non più i 30 anni ma i 35. L'età tra i 20 e i 35 viene quindi descritta come quella situazione intermedia tra la dipendenza dell'adolescente e l'autonomia dell'adulto. La prima tappa a porsi come incipit dell'indipendenza e dell'autonomia del giovane adulto è l'uscita dalla casa d'origine, seguita dalla formazione di un nuovo nucleo familiare e dalla scelta riproduttiva. Queste tre macro tappe-evento costituiscono i tre capitolo centrali in cui si sviluppa la tesi e l'analisi dei dati statistici relativi, italiani ed europei.

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Introduzione 1. Banfield e il familismo amorale Le strutture familiari italiane, e le dinamiche che in queste si sviluppano, hanno da sempre affascinato studiosi di diversa matrice disciplinare e hanno contribuito alla costruzione dell'immagine (spesso stereotipa) dell'Italia nel mondo. Seppur fastidiosamente ridondante e strumentalizzato, il dibattito sul familismo italiano ha comunque trovato radici e conferme in molta della letteratura sociologica e demografica. Il termine familismo , aggettivato negativamente in amorale, fa la sua prima comparsa nello studio sulla famiglia italiana meridionale del sociologo e politologo americano Edward C. Banfield. La ricerca a cui si fa riferimento prende il titolo di Le basi morali di una società arretrata e fu realizzata nel biennio 1954 – 1955, dall'autore americano stesso, insieme alla moglie di origini italiane. Il paesino, oggetto di studio dell'osservazione partecipante di Banfield, fu un piccolo borgo della provincia lucana, chiamato con il nome immaginario di Montegrano (in realtà si tratterebbe del paese di Chiaromonte, nella provincia di Potenza), dove i due coniugi si trasferirono e vissero per quasi due anni. Le conclusioni dedotte dall'autore furono generalizzate all'Italia meridionale intera, e ancora oggi persistono nella dialettica sociologica e non solo, spesso richiamate all'attenzione come interpretazioni in forza causale della drammatica attualità italiana legata all'associazione mafiosa, al clientelismo e alle sue derivazioni come la raccomandazione, l'evasione fiscale o la mancanza di senso civico in generale. La regola generale del familismo amorale, così riassunta da Banfield, recita: “massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo. Chiameremo familista amorale colui che agisce in base a questa regola”. 1 I comportamenti e gli atteggiamenti del familista amorale sono così puntualizzati: 2 1 Banfield E. C. “Le basi morali di una società arretrata”, p. 101 2 Banfield E. C. “Le basi morali di una società arretrata”, pp. 101 a seguire 2

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Bianca Baggiani Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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