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Il corpo dell'arte. Aspetti e problemi di Neuroestetica

‘Neuroestetica’ è l’abbreviazione di ‘Neurologia dell’Estetica’ e denota il progetto interdisciplinare che ha come obiettivo la spiegazione scientifica, finalmente esatta e sperimentalmente fondata, dell’Estetica, grazie alle conoscenze sul funzionamento del cervello, che le nuove tecnologie permettono oggi di acquisire.
Ma cosa cercano esattamente i neurologi dell’arte nel cervello? Quali risposte sperano di trovare interrogando l’attività elettrica dei circuiti neuronali?

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4 Introduzione «NEUROESTETICA. Così la scienza spiega l’arte e l’amore» 1 , annuncia trionfante, il cinque settembre 2009, La Repubblica. Nell’ultima decade gli studi scientifici sul funzionamento e le strutture del cervello sono progrediti enormemente e rapidamente, grazie soprattutto alle nuove macchine per il brain imaging funzionale, una tecnologia all’avanguardia che sembra fotografare le zone cerebrali che si attivano mentre l’individuo che partecipa all’esperimento svolge un compito particolare. Tramite questo tipo esperimenti i neuroscienziati sono convinti di poter individuare le aree del cervello e i meccanismi neurofisiologici che rendono possibili i pensieri, gli affetti, i movimenti e i comportamenti umani. Così i giornalisti proclamano a gran voce che presto tutti i fenomeni piø intimi, indefinibili e privati della vita umana, come l’amore, non avranno piø segreti, entusiasmando l’opinione pubblica e allertando gli umanisti. Il fascino che esercita l’idea di poter spiegare finalmente in modo apodittico questioni sulle quali gli umanisti non possono che ‘speculare’, ha condotto alla nascita di numerose «presunte nuove discipline, create premettendo il prefisso ‘neuro’ a saperi nobili e antichi» 2 . La Neuroestetica, argomento di questo elaborato, è una di queste: «queste scoperte (neuroscientifiche) schiudono un nuovo ed estesissimo campo in cui la neurobiologia può cercare di dare risposta a interrogativi come: quali strutture neuronali sono coinvolte nella nostra reazione alla bellezza?» 3 . Se dunque si riuscisse a localizzare nel cervello ogni singola funzione mentale e motoria necessaria all’esperienza artistica e se tutte le leggi neurofisiologiche che presiedono al funzionamento dei neuroni fossero scoperte, tutti i misteri dell’arte, su cui da secoli si arrovellano gli umanisti, verrebbero finalmente svelati, sostengono i neuroscienziati. Ma, si chiedono gli umanisti, l’arte non è una costruzione culturale? Cosa c’entrano le neuroscienze con la dimensione estetica? Zeki risponde: «anche i frutti delle discipline umanistiche, della storia dell’arte e della filosofia… sono prodotti del cervello umano» 4 . In quest’affermazione si intravede già lo «spettro della fisiologia» 5 , che ha condotto molti pensatori troppo fiduciosi nel progresso scientifico, già molto prima della nascita delle neuroscienze, a concezioni meccanicistiche e deterministiche dell’essere umano, che ne negano la libertà, l’originalità, l’anima. A questo proposito, Alessandro Serra scrive: 1 S. ZEKI, in un intervista su ‘La Repubblica’, 05/09/2009, p. 45. 2 C. LEGRENZI, P. UMILTÀ, Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo, il Mulino, Bologna, 2009, p. 13. 3 S. ZEKI, intervista su ‘La Repubblica’. 4 Ibidem. 5 A. SERRA, Introduzione, cit. p. 9.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Filosofia

Autore: Annalisa Stacchini Contatta »

Composta da 268 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4921 click dal 05/07/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.