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Criminalità organizzata e immigrazione

Informazioni tesi

  Autore: Antonella Anzivino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali
  Relatore: Fabio Armao
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

La storia dell’umanità è costellata di migrazioni. Da sempre le persone si spostano alla ricerca di migliori opportunità. Da sempre, il fenomeno migratorio genera opinioni positive o negative circa i suoi effetti nella società ospitante. Da anni i paesi occidentali rispondono con la chiusura delle loro frontiere, ma questa soluzione ha avuto come unico effetto la clandestinizzazione delle migrazioni, rendendole un fenomeno molto più complesso che spesso si configura come traffico di esseri umani. La complessità del fenomeno migratorio nei paesi occidentali, è data dal doppio binario su cui si muove: da un lato vi sono le migrazioni regolari, dall’altro le migrazioni irregolari. In quest’ultimo caso la complessità non si esaurisce nella difficoltà di quantificare il fenomeno, ma nel definire ciò che sta dietro l’immigrazione clandestina, cioè un vero e proprio mercato illecito gestito da organizzazioni criminali straniere, in cui le merci sono gli esseri umani. Nonostante le politiche restrittive dei paesi di destinazione, i migranti non hanno rinunciato al desiderio di una vita migliore, hanno piuttosto trovato dei modi alternativi a quelli regolari, per poter aggirare tali politiche. In ciò hanno trovato degli interlocutori senza scrupoli, organizzazioni criminali transnazionali e mafie, che si sono specializzati nell’ingresso illegale delle persone nei paesi occidentali, ed hanno offerto ai migranti i loro servizi in cambio di denaro.Queste organizzazioni criminali soprattutto di matrice etnica si occupano di ogni fase dell’ingresso illegale dei migranti e del traffico di esseri umani. Generalmente le organizzazioni trafficano propri connazionali, reclutati con l’inganno o con la violenza, da sfruttare soprattutto nei lucrativi mercati dello sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero. Lo smuggling e il trafficking rientrano, quindi, nell’ampia categoria del traffico di persone, e sono diventate le principali forme di immigrazione abusiva, nonché forme moderne di schiavitù. Una schiavitù che non è solo un’istituzione economica, come nel passato, ma l’elemento di novità è la violenza che caratterizza la condizione schiavistica. Sono fenomeni che date le innumerevoli normative internazionali e nazionali contro le mafie, le organizzazioni criminali, le schiavitù e il traffico di esseri umani, non dovrebbero esistere, soprattutto nei paesi occidentali “civilizzati”. Invece la schiavitù esiste anche nelle opulente società occidentali e, i nuovi schiavi sono gli immigrati, soprattutto i clandestini, che costano poco e generano alti profitti. L’Italia in tutto ciò è diventata uno snodo del traffico di persone, sia che si configuri come smuggling, che come trafficking. In Italia operano organizzazioni criminali albanesi, nigeriane, cinesi, magrebine ed est europee, specializzatesi nel traffico e nella tratta di connazionali sul nostro territorio, nonostante le cosche mafiose autoctone (cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) continuino ad avere un ruolo primario nello scenario criminale, soprattutto in determinati settori illeciti in cui la penetrazione di sodalizi stranieri non è permessa (traffico di stupefacenti, appalti pubblici, etc.). Tuttavia, le mafie hanno concesso alle organizzazioni straniere di poter operare sul territorio italiano, nell’ambito del traffico di persone. In particolare, la criminalità straniera si è inserita nel settore dello sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero, in cui vengono impiegati gli immigrati. I fatti di Rosarno e di Castel Volturno dello scorso anno, hanno acceso i riflettori su un fenomeno che si riteneva appartenesse ad un passato ormai remoto e che invece si è dimostrato attualissimo: il caporalato. Anche riguardo al lavoro domestico sono tutt’altro che pochi i casi di sfruttamento, sia che si tratti di colf che di badanti, e le vittime sono le donne che vengono impiegate soprattutto in questo settore, quando non cadono vittime del mercato della prostituzione. E poi ci sono i minori stranieri, affatto immuni all’orrore della tratta. Nella civilissima Italia, e in tutto l’Occidente, quindi, molti immigrati vivono, in condizioni che sono al limite della dignità umana. Data questa situazione, ci si aspetterebbe dalla società una posizione di condanna nei confronti del traffico di esseri umani e dello sfruttamento dei migranti, piuttosto che nei confronti degli immigrati, come invece avviene.

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4 Introduzione La seguente tesi nasce dalla personale percezione che, guardando la televisione, leggendo i giornali, ascoltando le dichiarazioni dei personaggi politici ed anche alcune espressioni di ragazzi comuni sui social network, ci siano due modi differenti di pensare agli “immigrati”: da un lato possono essere percepiti come una minaccia sociale, quando vengono etichettati come “criminali” o come minaccia economica, quando si sentono espressioni come “Gli immigrati ci rubano il lavoro!”; dall’altro lato invece possono essere considerati come una risorsa, perché svolgono lavori che gli italiani non vogliono più fare, perché contribuiscono alla crescita del Pil, perché pagano le tasse, etc. In entrambi i casi viene attribuito agli immigrati un ruolo secondario nella società, rispetto a quello svolto dagli autoctoni: nel primo caso hanno un ruolo di disturbo, nel secondo sono di supporto. Le prostitute nigeriane, gli ambulanti sulle spiagge e i bambini che mendicano agli angoli delle strade o all’uscita dalle chiese, ci disturbano; gli stagionali che raccolgono i pomodori d’estate e le arance d’inverno e le badanti rumene che ci tolgono l’incombenza di dover badare ai nostri anziani, ci sono di supporto. Raramente si pensa agli immigrati come persone e soggetti di diritto. Raramente, si pensa agli immigrati come persone che giungono nel nostro o in altri paesi, con l’obiettivo né di disturbare, né di essere di supporto a società che non li considerano, ma semplicemente di garantire un futuro a sé e alla loro famiglia e di poter avere le stesse possibilità degli autoctoni per farlo. Raramente, si pensa ai sacrifici che gli immigrati sostengono per poter giungere in quei paesi, e a quanti e quali pericoli incontrano e superano durante i loro viaggi della speranza e quanti ne incontrano una volta arrivati. Non si pensa mai agli immigrati come vittime di sistemi criminali più grandi di loro, che li usano per arricchirsi prima, durante e dopo il viaggio. Né

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Parole chiave

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