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Il rapporto Banca e Impresa nel merito creditizio secondo i Principi di Basilea 2

L’obiettivo di tale elaborato è quello di evidenziare la relazione tra le banche e le imprese, analizzando i tratti generali e le modifiche che tale rapporto ha subito fino ad oggi oltre alla sua evoluzione.
Abbiamo concentrato la nostra attenzione sul Secondo Accordo Internazionale sul Capitale che rappresenta la realtà attuale e che si basa su tre pilastri molto importanti.
Con il primo pilastro, Basilea 2 ha cercato di rendere più selettivo il processo di concessione e gestione del credito attraverso l’introduzione di un nuovo sistema di misurazione e valutazione del rischio di credito, cioè del cosiddetto sistema di rating , che consente alle banche di effettuare un’analisi specifica sull’operato dell’impresa che ha fatto richiesta di un affidamento, e sul contesto in cui essa opera.
Attraverso studi più approfonditi abbiamo potuto constatare che il sistema di rating produce un forte impatto sulla relazione tra banca e impresa, perchè consente agli istituti bancari di analizzare la capacità della società di far fronte agli impegni finanziari, e di esprimere un proprio giudizio, prendendo in considerazione gli indici relativi sia all’attività operativa sia alla struttura finanziaria e patrimoniale.

Però, il primo pilastro, da solo, non risulta sufficiente per poter garantire una dotazione patrimoniale delle banche consistente, così Basilea 2 ha introdotto il secondo pilastro , il quale chiede alle banche di dotarsi di un processo di controllo dell’adeguatezza patrimoniale, lasciando all’Autorità di vigilanza il compito di verificarne l’affidabilità, la coerenza dei relativi risultati e di adottare le opportune misure correttive.
Infine, molto importante è anche il terzo pilastro, secondo il quale per poter garantire un rapporto più solido tra la banca e l’impresa è necessaria una maggiore trasparenza, in quanto le banche per poter conquistare la fiducia della clientela, devono pubblicare tutte le informazioni inerenti all’adeguatezza patrimoniale, all’esposizione ai rischi e alla misurazione e gestione di tali rischi.
In questo modo le imprese avranno la possibilità di conoscere tutti gli aspetti di una banca e di decidere se instaurare con essa un rapporto duraturo.

Nonostante, Basilea 2, abbia contribuito a rafforzare il rapporto tra banca e impresa, è stata oggetto di diverse critiche, ed è stata considerata una delle principali cause dello scoppio della grande crisi finanziaria.
Tutto ciò ha reso, così, necessaria una nuova versione dell’Accordo, attraverso l’analisi di diverse proposte di revisione, che prenderà il nome di Basilea 3 , introducendo delle regole più stringenti e aumentando le quote di capitale, che gli istituti di credito, dovranno accantonare in proporzione al rischio assunto.
Tale Accordo rappresenta il futuro dell’economia dei Paesi aderenti al Comitato di Basilea, quindi non ci resta che attendere il lontano 2019, per poter far si che tali regole abbiano piena attuazione e per poter analizzare nel dettaglio i loro effetti sul rapporto banca e impresa.

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4 INTRODUZIONE Durante lo svolgimento della propria attività, ogni impresa deve avere a disposizione le risorse finanziarie, che le consentono, in qualsiasi momento, di acquisire i fattori produttivi 1 . Tali risorse possono provenire: - dall‘interno dell‘azienda (capitale proprio). Il capitale proprio è formato dai conferimenti effettuati dal titolare o dai soci al momento della costituzione dell‘azienda e dall‘autofinanziamento, costituito dagli utili conseguiti e non distribuiti. È vincolato all'azienda per un tempo indeterminato, in quanto non è fissata l'epoca del rimborso, per cui la restituzione del finanziamento avverrà di norma al momento della cessazione dell'azienda. Non comporta un obbligo di remunerazione, la cui misura dipende dai risultati della gestione. È capitale di pieno rischio, nel senso che può essere intaccato dalle perdite di gestione. Non è soggetto ad interessi; - dall‘esterno (capitale di terzi). Il capitale di terzi è costituito dai finanziamenti 2 provenienti da soggetti esterni all‘azienda (banche, società finanziarie, privati, fornitori, ecc.) che hanno fiducia nelle sue capacità di rimborso e di pagamento. Esso comporta l‘obbligo di remunerazione tramite interessi, deve essere rimborsato a scadenza determinata ed è soggetto solo al rischio di impresa. 1 Le imprese hanno bisogno di capitali liquidi per: 1 – investimenti in immobilizzazioni (acquisto terreni – fabbricati) 2 – acquisto fattori produttivi (beni – servizi – lavoro) 3 – operazioni fiscali (pagamento imposte – tasse – contributi). 4 – progetti sviluppo – ampliamento – ristrutturazioni 5 – rimborsi di prestiti a breve – medio – lungo termine. 2 ASTOLFI, RASCIONI & RICCI, (2003). Entriamo in azienda 1, Milano: Tramontana. A seconda della scadenza i finanziamenti in capitale di debito possono classificarsi in:  debiti a breve termine: con scadenze che non superano l‘anno. Le scadenze prevalenti sono tra i 30 e i 120 giorni;  debiti a medio termine: rientrano in questa categoria finanziamenti con durata superiore a un anno e fino a 5 anni;  debiti a lungo termine: hanno una durata estremamente variabile superiore a 5 anni. Possono raggiungere anche scadenze superiori ai 20 anni. In base allo scopo, i finanziamenti di capitale di debito possono essere: - debiti di regolamento, vengono contratti con i fornitori, non danno origine a entrate monetarie e sono dilazioni di pagamento, hanno scadenze che variano da 30 a 90 giorni; - debiti di finanziamento, prestiti di varia durata, concessi per sviluppo o ristrutturazione, devono essere rimborsati a una data scadenza e a un dato tasso d‘interesse, danno origine a un‘entrata monetaria, i finanziatori sono gli istituti di credito o il pubblico.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Sara Papale Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

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