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La gestione dei servizi idrici

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Musina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Amministrazione Governo e Sviluppo Locale
  Relatore: Rinaldo Brau
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

La storia del servizio idrico nazionale ha radici antiche, fin da quando il governo Giolitti agli inizi del ‘900 spinto dai problemi igienico-sanitari, dagli alti costi per i cittadini e dalla necessità di estendere il servizio alle fasce più deboli della popolazione, decise la legge nazionale per la municipalizzazione degli acquedotti. Da allora, circa 100 anni dopo, si arrivò alla legge Galli che di fatto fu il primo passo verso la privatizzazione della gestione dell'acqua pubblica. Nel 2000 con il Testo Unico degli Enti locali vennero previste tre modalità di affidamento per la gestione del servizio idrico: le Spa private scelte con gara, le Spa miste pubblico-private e infine le Spa pubbliche tramite affidamento diretto. Si arriva poi al 2008 quando con la manovra estiva (legge n. 133 del 2008) si sancì l'affidamento ai privati tramite gara.

Innanzitutto, nel primo capitolo, verrà brevemente esposto il ciclo dell’acqua, ovvero le varie fasi attraversate dall’acqua a partire dalla sua captazione per finire con gli scarichi. Si procederà poi con un’analisi delle varie normative che si sono susseguite in Italia a partire dalla prima metà del Novecento fino ad arrivare ai nostri giorni.
Il lavoro continuerà con la definizione, nel secondo capitolo, di diversi concetti che si riferiscono direttamente al settore dei servizi pubblici locali, incluso quindi anche il settore idrico: concetto di monopolio naturale, concorrenza nel mercato e per il mercato, gara come modalità di affidamento della gestione , regolamentazione dei prezzi (price cap e ror) e l'universalità del servizio idrico.
Nel terzo capitolo, verrà condotta una breve analisi che indagherà sulle peculiarità del settore idrico e metterà in luce le principali problematiche che ostacolano una totale liberalizzazione di questo comparto (in particolare il problema dei sunk costs, ovvero gli alti costi fissi dovuti all'investimento iniziale necessario alla costruzione delle infrastrutture nelle essential facilities). Con impostazione critica, il capitolo si chiuderà passando in rassegna alcuni punti di vista di noti economisti su quella che molti definiscono “privatizzazione dell’acqua”, per poi passare al lato opposto per conoscere i timori di coloro che si oppongono a una gestione privata.

Il quarto capitolo si occuperà dapprima, dell’aspetto tariffario del settore idrico italiano per poi riportare in poche righe la situazione attuale della Sardegna riguardo alla gestione dell’acqua.
L’ultimo capitolo continuerà con una trattazione a livello internazionale da cui scaturirà un confronto tra i diversi modelli di gestione attuati in vari Paesi europei, sulla base del quale verranno tratte le conclusioni.

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6 Prefazione Lo stesso inventore della teoria della “mano invisibile” del mercato, Adam Smith 1 , si era accorto che il settore idrico rappresentava un caso eccezionale rispetto alla sua teoria (Massarutto, 2009). I primi tentativi operati dai privati di realizzare sistemi di distribuzione a domicilio nelle aree urbane si rivelarono ben presto non sostenibili economicamente, soprattutto una volta che si è affermata in modo generalizzato la desiderabilità di un accesso universale al servizio: la realizzazione dei primi servizi idrici urbani moderni nasce nell‟800 e si sviluppa inizialmente quasi ovunque per iniziativa di imprese private che realizzano le tubature e recapitano l‟acqua alle abitazioni. Al sistema si connettono quei pochi che possono permetterselo, mentre la gran parte della popolazione continua a rifornirsi dalle fontane pubbliche. Nel passaggio tra „800 e „900, a causa della crescita delle città e della nascita di nuove esigenze igienico-sanitarie, iniziano a pretendersi ai gestori dell‟acqua, la fornitura di servizi dotati delle caratteristiche di universalità. Ciò significa sopportare elevati investimenti per garantire l‟accesso a tutte le classi sociali, di conseguenza, ben presto, i privati iniziano a manifestare la loro riluttanza ad estendere le reti al di là dei segmenti di mercato già serviti. E‟ a quel punto che il sistema passa in mano pubblica e viene affidato alle autorità municipali che iniziano a finanziarlo facendo ricorso alla tassazione. Solo pochi anni fa per tutta una serie di questioni, queste modalità di gestione basate sulla municipalizzazione sono entrate in crisi. I principali problemi che hanno spinto verso una riscoperta del privato in questo settore, sono da attribuire all‟esigenza di una crescente specializzazione tecnica e professionale adeguata alla complessità tecnologica; alla necessità di investire in qualità, formazione e ricerca per soddisfare una domanda sempre più esigente e far i conti con le emergenti domande concorrenti, alla crisi della finanza pubblica e all‟elevata intensità dei costi fissi; alla natura sempre più industriale dell‟attività svolta. 1 Adam Smith (1723) è stato un filosofo economista scozzese che viene considerato il padre fondatore dell‟economia politica classica. La sua teoria della “mano invisibile del mercato” si basa sul fatto che un mercato per funzionare non necessita di interventi regolatori esterni, ma è in grado di autoregolarsi grazie al meccanismo dei prezzi: nel punto in cui si realizza l‟incontro tra domanda e offerta, si determina l‟equilibrio di mercato e viene massimizzato il benessere collettivo. La teoria è valida fintanto che non vi sono delle distorsioni che provocano delle perdite secche e portano al fallimento del mercato. E‟ in quest‟ultima ipotesi che ci si accorge che il mercato da solo talvolta non basta a garantire un allocazione efficiente delle risorse, ma è necessario un intervento da parte dello Stato.

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