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L'opzione nucleare nella geopolitica e nella strategia israeliana

Informazioni tesi

  Autore: Marco De Marchi
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Geopolitica, Geostrategia, Geoeconomia
Anno: 2010
Docente/Relatore: Maria Paola Pagnini
Istituito da: Università degli Studi di Trieste
Dipartimento: Scienze Politiche
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 449

L’analisi della strategia e della geopolitica di Israele evidenzia, a dispetto delle ridotte dimensioni fisiche e demografiche, come lo Stato ebraico sia una potenza regionale con interessi globali, le cui politiche interne e di sicurezza hanno un impatto mondiale, quasi quelle di una superpotenza. Le ragioni di tale situazione si possono ricondurre essenzialmente a fattori geopolitici, la posizione geografica e le iconografie radicate nella civiltà e cultura ebraica nonché la storia e la geografia dei luoghi. L’ubicazione di Israele nella zona di convergenza dell’emisfero orientale, la storia millenaria del popolo ebraico, la presenza di una religione a vocazione monoteistica rivoluzionaria, l’esistenza di comunità diasporiche ebraiche nel mondo e l’esistenza di luoghi sacri delle principali religioni monoteistiche, nell’attuale territorio dello Stato israeliano, sono fra i fattori che danno luogo ad un modello unico di complessità geopolitica. In tale ambito, partendo dalla definizione di geopolitica quale studio delle relazioni internazionali da una prospettiva spaziale o geografica, in cui l’elemento caratterizzante la disciplina è l’approccio multifattoriale ed olistico nelle interazioni fra lo spazio, il territorio e la manifestazione del potere, in altri termini, l’influenza reciproca fra geografia e politica, considerando principio fondante la materia il fatto che il luogo, la geografia, assume un ruolo significativo nel determinare come gli Stati agiranno, con continuità nel tempo (nell’ambito della politica estera), si è potuto constatare come i fattori geografici condizionanti lo Stato di Israele continuino ad essere sempre gli stessi, la ridotta estensione territoriale, la possibilità di operare per linee interne, la particolare sensibilità ad egemoni regionali od imperi in fase espansiva, situati al di là dei suoi confini. Corollario e conseguenza della complessità geopolitica è la strategia militare, in cui gli elementi politico-militari ed operazionali si fondono insieme ai fattori condizionanti (di natura eminentemente geopolitica), per originare un approccio particolare e caratteristico ai problemi di sicurezza, legato alla mancanza di profondità strategica e tattica ed a risorse umani e materiali limitate. Le esigenze di sicurezza, prioritarie sin dalla formazione statuale contemporanea del 1948, hanno fortemente influenzato le modalità di nation building, andando a condizionare i rapporti di forza demografici con l’elemento arabo e la stessa presa di possesso del territorio e delle risorse idriche, fondamentali per la realizzazione della comunità ebraica in Palestina. In questa situazione, si è inserito l’elemento nucleare, la realizzazione di un’opzione atomica in grado di assicurare l’esistenza ultima della presenza ebraica in Medio Oriente dai rischi esistenziali connessi al conflitto arabo-israeliano (con l’appendice conflittuale israelo-palestinese) ancora irrisolto. La visione di Ben Gurion, la costruzione di un’opzione nucleare, è andata progressivamente affinandosi nel tempo, dando vita ad una particolare modalità di politica atomica detta opacità, che rappresenta il contributo fondamentale di Israele alla strategia nucleare, con cui lo Stato ebraico ha ammantato, dietro il velo dell’ambiguità, delle rivelazioni e delle fughe di notizie controllate, la costruzione di un arsenale nucleare sofisticato e diversificato.

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VI INTRODUZIONE Il secolo appena trascorso, il cosiddetto Secolo Breve 1 , oltre ad essere stato caratterizzato da sanguinosi conflitti, dall‘Olocausto, può a ragione essere definito il secolo dell‘energia e delle armi nucleari. A partire da Hiroshima, il possesso di tali mezzi ha rappresentato per gli Stati fonte di prestigio e di potere, garantendo la sicurezza e lo status di grandi potenze. In successione, dopo gli Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Francia e Cina (le 5 potenze detentrici di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell‘Onu), sono riuscite ad acquisire armi nucleari, creando, di fatto, un esclusivo e ristretto gruppo di potenze atomiche. Il monopolio di questi Stati, col trascorrere del tempo, è risultato sempre più precario, nuove potenze od aspiranti tali, l‘India, a partire dal 1974 (anno della bomba atomica ―pacifica‖), e di seguito il Pakistan, hanno fatto da battistrada ai nuovi progetti da parte di Paesi in cerca di affermazione e, soprattutto, di garanzie di sicurezza, sfidando il razzismo nucleare 2 degli Stati Uniti e l‘apartheid nucleare del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) 3 . I progetti nucleari nordcoreani (giunti oramai ad uno stadio successivo a quello del test nucleare) e, soprattutto, il programma di sviluppo atomico della Repubblica Islamica dell‘Iran (considerato un elemento perturbatore della pace e della sicurezza in Medio Oriente), sono oggetto attento di studio ed analisi ed affrontati, quasi quotidianamente, dai mass-media. Un‘analisi più critica dell‘attuale situazione di rischio di proliferazione, tuttavia, non deve far dimenticare come, proprio a partire dal 1949, con la prima atomica sovietica, 4 e la rottura del monopolio statunitense, ogni nuovo tentativo di appartenenza al club nucleare sia stato 1 Il Secolo breve è il titolo di un saggio dello storico Eric J. Hobsbawm, in cui sono analizzate le svolte storiche di un secolo - il ventesimo - la cui estensione temporale può essere racchiusa in due date: 1914-1991. Per l‘autore l'inizio del Novecento non va individuato nell'anno 1900 ma nel 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale, mentre il suo termine può essere collocato, piuttosto che nel 1999, nel 1991, anno della caduta e del conseguente dissolvimento dell'Unione Sovietica. Secondo Hobsbawm il Secolo breve ―è finito in un disordine mondiale di natura poco chiara e senza che ci sia un meccanismo ovvio per porvi fine o per tenerlo sotto controllo‖. Sul punto Hobsbawm Eric J., Il Secolo breve - 1914-1991, collana BUR, Rizzoli, Milano, 2006. 2 L‘India ha sempre percepito il regime di non proliferazione nucleare, di cui gli Stati Uniti sono ancora i paladini, come razzista e come progetto coloniale per negare al paese i frutti del proprio lavoro e gli strumenti per garantire la sicurezza. Sul punto Perkovich George, India's Nuclear Bomb - The Impact on Global Proliferation, University of California Press, February 2002, p. 206; 3 Il termine venne utilizzato da Indira Ghandi per indicare il monopolio nucleare detenuto dalle potenze atomiche, utilizzando anche, quale strumento legale, il Trattato di Non Proliferazione; Aronson Shlomo and Brosh Oded., The Politics and Strategy of Nuclear Weapons in the Middle East: Opacity, Theory, and Reality, 1960–1990—An Israeli Perspective, State University of New York Press, Albany, 1992, p. 41; 4 L‘esperimento venne tenuto il 29 agosto 1949 a Semipalatinsk in Kazakistan. Sul punto: Holloway David, Stalin and the bomb: The Soviet Union and Atomic Energy 1939-1956, Yale, Yale University Press, 1995, p. 198; Sudoplatov, Pavel e Anatolij, Incarichi speciali – le memorie di una spia del KGB, Rizzoli, Milano, 1994, p.294.

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Parole chiave

demografia
deterrenza nucleare
geopolitica israeliana
strategia israeliana
strategia nucleare
relazioni israele stati uniti
nucleare iraniano
proliferazione nucleare

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