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L'ipotermia terapeutica e le nuove linee guida 2010: una nuova prospettiva per i pazienti dopo arresto cardiocircolatorio

L'arresto cardiaco extraospedaliero è la terza causa di morte negli USA, per un totale di oltre 15 milioni di persone decedute per malattie cardiovascolati in tutto il mondo.
Le nuove linee guida ERC 2010 danno maggior enfasi all'utilizzo dell'ipotermia terapeutica nei pazienti dopo arresto cardiocircolatorio che hanno avuto come ritmo di presentazione una FV e un ROSC entro 60 minuti con persistenza del coma.
Questa tecnica consiste nell'abbassare la temperatura centrale del paziente a 32-34 °C attraverso l'utilizzo di dispositivi sia interni che esterni.
L'ipotermia, si è infatti dimostrato, favorisce il recupero del danno cerebrale post-arresto, diminuendo il metabolismo cerebrale e quindi limitando il consumo di ossigeno ma anche diminuendo il processo infiammatorio provocato dall'insulto ipossico e dalla successiva e improvvisa riperfusione cerebrale dovuta alla ripresa spontanea del circolo con le manovre rianimatorie.
L'infermiere è un protagonista nell'inizio, mantenimento e conclusione della procedura, che data la sua invasività, potrebbe provocare non poche complicanze che coinvolgono tutti i sistemi del nostro organismo.
Il ruolo infermieristico è di notevole importanza nel controllo e nella gestione delle complicanze, nell'utilizzo di macchinari ad alta specificità ma anche nel sostegno dei familiari del paziente in terapia intensiva.

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Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Ludovica Onofri Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.