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I Simpson. Nuove Immagini della famiglia

Informazioni tesi

  Autore: Marco Carlotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Gianfranco Pecchinenda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

In questo mio lavoro intendo parlare de "I Simpson". Questo è un programma televisivo, che mi ha affascinato perché ad una visione attenta essi risultano essere uno specchio della società postmoderna. Offrono una visione alterata, grottesca, psichedelica, ma ispirata alla “way of Life” americana e di conseguenza occidentale. Essi nascono come “shorts” (cartoni dalla durata che rientra nei cinque minuti). Con il passare degli anni, e precisamente nel 1989 cambia il tipo di disegno ed il messaggio, e così conquistano venti minuti di spazio in uno show di prima serata (formula con la quale saranno proposti cinque anni più tardi anche in Italia). I Simpson sono la più classica delle famiglie, che però non rientra nei parametri di “buonismo” come le altre presentateci dalla televisione. Infatti: padre (Homer) irascibile e scansafatiche; madre (Marge) frustrata ed inarrestabile; figlio maschio (Bart) discolo e fannullone; Figlia femmina (Lisa) studiosissima e mente della famiglia; figlioletta (Maggie) poppante; con relativi cane, gatto, nonno e nonna, zie e zio, vicini di casa petulanti, dottori di famiglia un po’ stupidi, maestre di scuole zitelle e complessate, amici beoni di papà e tanti altri inseriti nei luoghi della civiltà: centrale nucleare, supermercato, scuola e bar. Una città, quella di Springfield che con i suoi luoghi e personaggi è l’esatto specchio di una cittadina di provincia con gli stessi problemi, usanze e luoghi comuni senza fermarsi a confini municipali, statali e linguistici.
Jean-François Lyotard ci segnala in “La condizione postmoderna” che nell’età postmoderna il sapere è influenzato dalle trasformazioni tecnologiche, e la trasmissione delle conoscenze sarà di appannaggio di coloro che stanno al passo con la tecnologia, e in questa corsa troviamo "I Simpson" in forma di cartoon per poter meglio esprimere il loro messaggio, (per una regola non scritta della televisione di non poter dire tutta la verità in una sola volta). L’autore continua affermando che il rapporto tra conoscenza e fruitori (fornitori ed utenti) diverrà sempre più vicino a quello tra merce e produttori – consumatori. Gli stati – nazione non saranno più in grado di decidere cosa e come passare ai propri cittadini, saranno i grandi “network”, a poter decidere le “influenze” infatti questi decidono sugli orari e sulle giornate dei teleutenti scandendole per fasce d’età, gusti, e propensione al consumo. Ancora Lyotard ci dice che: “Il racconto determina e definisce i criteri di competenza propri della società in cui appaiono, e ne illustrano le applicazioni, definendo così ciò che può essere detto o fatto all’interno di una cultura, e dal momento che ne sono anche parte integrante ne sono anche legittimati. Il narratore non può essere che un metasoggetto impegnato nella legittimità delle istituzioni”. Tornando ad Homer e famiglia essi sono metaindividui che ci danno le direttive per agire nei confronti delle istituzioni. Per l’autore il linguaggio è diventato mezzo di coesione nella società, l’intrecciarsi di nuovi linguaggi è sintomo di una società che cambia, e che qualcuno al suo interno abbia qualcosa da dire, "I Simpson" e l’Avant Pop (corrente culturale di cui il programma rientra) hanno sfruttato al massimo questa strada. Infine Lyotard nel 1979 parla e prevede una rivoluzione telematica che toglierà il potere ad industriali e governanti, personalmente sono riuscito a fare questo studio anche grazie agli oltre 2000 siti sull’argomento Simpson.
Questo mondo così ben rappresentato rispecchia totalmente il modus vivendi della "middleclass", che fa di tutto per non smuovere nulla di quello che ha ottenuto. In questo discorso mi sono ispirato ad una ricerca pubblicata nel 1925, ma ancora adesso molto attuale: “Middletown” dei coniugi Lynd. In questo lavoro i Lynd studiano il passaggio di secolo fino agli anni ’20 in una cittadina della provincia americana non specificando quale visto che potrebbe essere ovunque. Si rendono conto che l’industrializzazione avanza e porta con se lavoro da una parte, e disuguaglianza sociale dall’altra. Per tutte le situazioni affrontate da questi scienziati sociali c’è un parallelo con "I Simpson". Il nome della ricerca è anonimo quanto il nome della città Springfield (nome scelto dagli autori per la frequenza con cui è usato negli USA. Tanti altri sono i paralleli che si riscontrano: dalla funzione che aveva la radio, la stessa che oggi ha la televisione; e quella di casa Simpson è sempre accesa. Alla pubblicità dei dottori in radio, considerati ciarlatani dai colleghi istituzionalizzati; la stessa situazione si ritrova a Springfield con il dott. Nick Riviera. O ancora l’uso che viene descritto nella ricerca della sala da pranzo o della cucina “vero quartier generale della famiglia dove vengono prese le decisioni più importanti”; i due tavoli, nella cucina e nella sala da pranzo dei Simpson sono adibiti a luoghi decisionali.

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1 Introduzione In questo mio lavoro intendo parlare de’ "I Simpson". Questo è un programma televisivo, che mi ha affascinato perché ad una visione attenta essi risultano essere uno specchio della società postmoderna. Offrono una visione alterata, grottesca, psichedelica, ma ispirata alla “way of Life” americana e di conseguenza occidentale. Essi nascono come “shorts” (cartoni dalla durata che rientra nei cinque minuti). Con il passare degli anni, e precisamente nel 1989 cambia il tipo di disegno ed il messaggio, e così conquistano venti minuti di spazio in uno show di prima serata (formula con la quale saranno proposti cinque anni più tardi anche in Italia). I Simpson sono la più classica delle famiglie, che però non rientra nei parametri di “buonismo” come le altre presentateci dalla televisione. Infatti: padre (Homer) irascibile e scansafatiche; madre (Marge) frustrata ed inarrestabile; figlio maschio (Bart) discolo e fannullone; Figlia femmina (Lisa) studiosissima e mente della famiglia; figlioletta (Maggie) poppante; con relativi cane, gatto, nonno e nonna, zie e zio, vicini di casa petulanti, dottori di famiglia un po’ stupidi, maestre di scuole zitelle e complessate, amici beoni di papà e tanti altri inseriti nei luoghi della civiltà: centrale nucleare, supermercato, scuola e bar. Una città, quella di Springfield che con i suoi luoghi e personaggi è l’esatto specchio di una cittadina di provincia con gli stessi problemi, usanze e luoghi comuni senza fermarsi a confini municipali, statali e linguistici. Jean-François Lyotard ci segnala in “La condizione postmoderna” che nell’età postmoderna il sapere è influenzato dalle trasformazioni tecnologiche, e la trasmissione delle conoscenze sarà di appannaggio di coloro che stanno al passo con la tecnologia, e in questa corsa troviamo "I Simpson" in forma di cartoon per poter meglio esprimere il loro messaggio, (per una regola non scritta della televisione di non poter dire tutta la verità in una sola volta). L’autore continua affermando che il rapporto tra conoscenza e fruitori (fornitori ed utenti) diverrà sempre più vicino a quello tra merce e produttori – consumatori. Gli stati – nazione non saranno più in grado di decidere cosa e come passare ai propri cittadini, saranno i grandi “network”, a poter decidere le “influenze” infatti questi decidono sugli orari e sulle giornate dei teleutenti scandendole per fasce d’età, gusti, e propensione al consumo. Ancora Lyotard ci dice che: “Il

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