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Artisti in scena - Arte contemporanea al San Carlo

“L'arte visiva quando diviene scenografia deve essere umilmente più artigianale e anche piegarsi alla capacità che un nuovo linguaggio può avere. Anche se ovviamente riporto i miei segni, devono però essere adatti a quell'aspetto dell'espressione”. Questa, la riflessione con cui si misura Mimmo Paladino, in occasione del suo incarico per le scene del Tancredi; il progetto che inaugura le “scenografie d'artista” al Teatro San Carlo di Napoli, nel 2002. Un episodio dell'originale iniziativa che sperimenta l'interazione tra arte contemporanea, lirica e balletto avvalendosi dell'intervento di artisti internazionali. Personalità eterogenee che, con le loro diverse esperienze hanno contribuito alla riscrittura della messinscena teatrale. Nel 2001, la proposta diviene realtà concreta quando Gioacchino Lanza Tomasi viene nominato soprintendente del Massimo napoletano.
Il soprintendente decide di rivolgersi a uno spettatore diverso, attratto non solo dall'interesse musicale, ma anche dalle nuove sperimentazioni.
I musei e le gallerie diventano occasione di recupero e di ridisegno urbano.
Luoghi che sollecitano iniziative territoriali precise e rispondono a discussioni continue. Non sono solo centri espositivi ma, soprattutto, luoghi propulsivi dello sviluppo. Come, le stazioni dell'arte che, a ogni fermata, accolgono i contributi dei più svariati artisti. Lavori eseguiti ad hoc che, rendono la metropolitana di Napoli una delle più belle al mondo, un “museo obbligatorio”, un “acchiappa sguardi” in cui non è importante conservare il significato di ogni singola opera ma apprezzarne l'estetica totale, stabilendo un diverso rapporto con l'arte, sottoposta ai rumori del luogo e alla frenesia delle persone che quotidianamente l'attraversano.
Il San Carlo si inserisce alla perfezione in questo contesto facendosi contenitore delle più eterogenee correnti artistiche. La lirica al suo interno assume uno spessore e una colorazione diversa da quanto avveniva prima; e, invasa dalla contemporaneità, offre dei risultati a dir poco strabilianti.
L'accoppiamento tra artisti e musicisti rinnova lo spazio musicale attirando un diverso pubblico, interessato anche alle innovazioni.
Tra i nomi che compaiono tra le fila del San Carlo nella sua stagione contemporanea ci sono quelli di: Valerio Adami, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Arnaldo Pomodoro, William Kentridge, Luigi Ontani, Anselm Kiefer, Brice Marden. Una diversa architettura accoglie l'azione dei personaggi; lo spazio si rinnova nel segno di questi artisti e og nuno con un approccio unico e differente apre il mondo scenico a ulteriori sfumature e nuovi linguaggi.
Grazie a questa sperimentazione, il ruolo stesso dell'artista assume un valore diverso. E, scenografia e lirica come discipline si rinnovano instaurando uno stretto legame con gli altri settori creativi concorrendo, assieme, allo scopo della rappresentazione.
Ne derivano esiti inaspettati e dalla carica sorprendente. Creazioni dal forte grado di autonomia capaci di uscire al di fuori del tradizionale spazio teatrale.
Vere opere d'arte, da sole, portatrici di un racconto, che viaggiano attraverso le gallerie partenopee e non solo. Sono realtà complesse che partono dal San Carlo, attraversano la città, e finiscono per raggiungere piattaforme culturali internazionali.

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Introduzione 11 “L'arte visiva quando diviene scenografia deve essere umilmente più artigianale e anche piegarsi alla capacità che un nuovo linguaggio può avere. Anche se ovviamente riporto i miei segni, devono però essere adatti a quell'aspetto dell'espressione”. Questa, la riflessione con cui si misura Mimmo Paladino, in occasione del suo incarico per le scene del Tancredi; il progetto che inaugura le “scenografie d'artista” al Teatro San Carlo di Napoli, nel 2002. Un episodio dell'originale iniziativa che sperimenta l'interazione tra arte contemporanea, lirica e balletto avvalendosi dell'intervento di artisti internazionali. Personalità eterogenee che, con le loro diverse esperienze hanno contribuito alla riscrittura della messinscena teatrale. Nel 2001, la proposta diviene realtà concreta quando Gioacchino Lanza Tomasi viene nominato soprintendente del Massimo napoletano. Musicologo e studioso d'opera, è una tra le figure più rilevanti nel panorama culturale non solo italiano e con il suo impegno il San Carlo acquista un nuovo ruolo. Lanza Tomasi parte dalla convinzione che: “Il teatro può essere sempre più considerato come luogo di slittamento di tutti i linguaggi artistici”. Lo ritiene uno spazio di condensazione, intreccio e collisione di discipline lontane tra loro, eppure concorrenti all'unità rappresentativa dell'opera. Per lui, deve entrare in contatto con il contesto in cui si inscrive e, a Napoli, con lo scenario artistico campano; ne deve cogliere i continui cambiamenti di segno e di contesto, spiegare al pubblico le sue scelte, confermare il suo compito di prestigio rivolgendosi a un orizzonte più vasto. Il San Carlo è un luogo quasi mistico, dal passato molto rappresentativo. Sorto nel 1737, è il più antico d'Europa. Molto più che un semplice seppur prestigioso spazio per la cultura e lo spettacolo, si propone da sempre, e in particolare dall'ultimo decennio, come uno dei simboli di riferimento e attrazione della città. È conosciuto in tutto il mondo per la sua tradizione, per l'attenzione musicale e per la qualità delle sue rappresentazioni. Qui, Il soprintendente decide di rivolgersi a uno spettatore diverso, attratto non solo dall'interesse musicale, ma anche dalle nuove sperimentazioni. Uno degli eventi capace di spiegare questo piano è il concerto El Diego del giugno 2010, avvenimento, non del tutto comune, in cui un Lirico, per eccellenza, ospita e attrae un target

Laurea liv.I

Facoltà: Architettura

Autore: Teresa Cecere Contatta »

Composta da 215 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.