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Le fusioni e scissioni societarie ''semplificate''

Informazioni tesi

  Autore: Luca Poli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni Emanuele Colombo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

Il procedimento ordinario di fusione (e quello speculare di scissione), così come regolato a seguito del recepimento delle Direttive comunitarie III e VI, col D.Lgs. 22/1991, è molto oneroso in termini di tempo e di costi, soprattutto per le società di piccole dimensioni che hanno compagini sociali ristrette. Proprio per questo motivo il legislatore più volte ha cercato di alleggerire l’iter di queste operazioni straordinarie: in questo senso il primo intervento significativo (compiuto già con lo stesso D.Lgs. 22/1991) è stato quello di inserire nel nostro ordinamento la previsione relativa all’incorporazione di società interamente possedute (art. 2504-quinquies; ora art. 2505). Questa particolare fattispecie rappresenta sicuramente il caso “classico” di fusione semplificata, e data la sua importanza ad essa è dedicato tutto il primo capitolo. Come si vedrà l’intervento della giurisprudenza ha permesso di estendere le agevolazioni offerte dall’art. 2505 (omissione delle relazioni previste dagli artt. 2501-quinquies e 2501 sexies, e disapplicazione delle disposizioni dell’art. 2501-ter, primo comma, numeri 3, 4 e 5) anche ai casi analoghi che presentano la stessa ratio della mancanza o dell’inutilità della determinazione del rapporto di cambio.
Naturalmente, durante questa disamina, si verificherà se il legislatore è stato in grado di contemperare le esigenze di celerità del procedimento con quelle della tutela dei soggetti (soci e creditori) partecipanti all’operazione.
Con la riforma delle società avvenuta nel 2003 (D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6), sono state introdotte nuove forme di semplificazioni: la delega al Governo per la riforma del diritto societario (L. 3 ottobre 2001, n. 366), infatti, all’art. 7 stabiliva che uno dei criteri a cui si doveva ispirare il legislatore era quello di “semplificare e precisare il procedimento, nel rispetto, per quanto concerne le società di capitali, delle direttive comunitarie”.
Le principali novità in tema di fusione, che verranno analizzate nel secondo capitolo, riguardano: l’incorporazione di società possedute al novanta per cento, le fusioni cui non partecipano società con capitale rappresentato da azioni e una serie di semplificazioni minori che non eliminano nessun passaggio del procedimento, ma che comunque rendono più spedito l’iter (ad esempio, attraverso la riduzione alla metà dei termini).
Dallo studio di queste particolari fattispecie si potrà osservare che è stato raggiunto l’obiettivo perseguito dal legislatore di agevolare il procedimento di fusione (anche se restano degli aspetti secondari da chiarire); al tempo stesso, però, non sempre sono state rispettate le previsioni di matrice comunitaria. Infatti, se è vero che la terza Direttiva CEE, relativa alla fusione, è utile per risolvere i problemi derivanti dalle lacune delle norme interne, è anche vero che a volte vi sono dei contrasti tra la legislazione italiana e quella comunitaria.
Il terzo capitolo, invece, è interamente dedicato alla scissione. Aspetto caratteristico della relativa disciplina è che le norme relative a tale operazione fanno spesso uso della tecnica del rinvio agli articoli sulla fusione (si tratta del resto dello stesso sistema adottato dalla VI Direttiva CEE relativa alle scissioni).
È possibile avvalersi di questo metodo perché la scissione costituisce, in certo senso, l’operazione “inversa” rispetto alla fusione (la beneficiaria corrisponde all’incorporante e la scissa all’incorporata); per questo motivo le semplificazioni previste sono le stesse che vengono analizzate nei primi due capitoli (ad esse si aggiunge solo quella individuata dal quarto comma dell’art. 2506-ter).
In realtà, a causa del polimorfismo della scissione, dovuto alle varie modalità con cui è possibile porre in essere tale operazione (scissione parziale o totale, proporzionale o non proporzionale, in senso stretto o per incorporazione), la scissione e la fusione non sono perfettamente speculari tra di loro; per questo motivo, in questo ultimo capitolo, le semplificazioni previste per la fusione verranno rilette alla luce delle caratteristiche proprie della scissione, mettendo in evidenza le differenze e i problemi derivanti da alcuni mancati richiami normativi (non c’è nessun rinvio, ad esempio, all’art. 2505).
Per ciò che concerne le novità relative alla fusione e alla scissione introdotte dalla riforma del 2003 verranno prese in considerazione solo le indicazioni provenienti dalla dottrina: la riforma del diritto societario, infatti, è entrata in vigore da troppo poco tempo, e i tribunali non hanno ancora avuto modo di pronunciarsi su dette novità.
Solo fra alcuni anni, quindi, grazie all’intervento della giurisprudenza, sarà possibile valutare la reale portata della riforma delle società, e l’impatto di questa sulle operazioni di fusione e scissione.

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6 INTRODUZIONE Il procedimento ordinario di fusione (e quello speculare di scissione), così come regolato a seguito del recepimento delle Direttive comunitarie III e VI, col D.Lgs. 22/1991, è molto oneroso in termini di tempo e di costi, soprattutto per le società di piccole dimensioni che hanno compagini sociali ristrette. Proprio per questo motivo il legislatore più volte ha cercato di alleggerire l’iter di queste operazioni straordinarie: in questo senso il primo intervento significativo (compiuto già con lo stesso D.Lgs. 22/1991) è stato quello di inserire nel nostro ordinamento la previsione relativa all’incorporazione di società interamente possedute (art. 2504-quinquies; ora art. 2505). Questa particolare fattispecie rappresenta sicuramente il caso “classico” di fusione semplificata, e data la sua importanza ad essa è dedicato tutto il primo capitolo. Come si vedrà l’intervento della giurisprudenza ha permesso di estendere le agevolazioni offerte dall’art. 2505 (omissione delle relazioni previste dagli artt. 2501-quinquies e 2501 sexies, e disapplicazione delle disposizioni dell’art. 2501-ter, primo comma, numeri 3, 4 e 5) anche ai casi analoghi che presentano la stessa ratio della mancanza o dell’inutilità della determinazione del rapporto di cambio. Naturalmente, durante questa disamina, si verificherà se il legislatore è stato in grado di contemperare le esigenze di celerità del procedimento con quelle della tutela dei soggetti (soci e creditori) partecipanti all’operazione.

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Parole chiave

diritto
azioni
fusione
scissione
incorporazione
societario
legge
concambio
art. 2505

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