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Geopolitica di una regione transfrontaliera: il Regionalismo culturale della valle del Fergana

Informazioni tesi

  Autore: Isabella Damiani
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Politiche transfrontaliere per la vita quotidiana
Anno: 2011
Docente/Relatore: Alberto Gasparini
Correlatore: GiuseppeBettoni BéatriceGiblin
Istituito da: Università degli Studi di Trieste
Dipartimento: Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 452

Lo scopo di questa ricerca di dottorato è l’analisi geopolitica di una regione transfrontaliera dell’Asia centrale: la valle del Fergana. Il principale obiettivo del lavoro è l’analisi delle rivalità di potere della valle del Fergana. Grazie alla sua fertilità e alla sua importante posizione strategica all’interno del contesto geopolitico centrasiatico, il bacino del Fergana è stato e continua tuttora ad essere una posta in gioco ambita da differenti attori territoriali. La rivalità di potere tra i diversi attori si gioca soprattutto sullo scenario transfrontaliero della regione. Il secondo scopo di questa ricerca è la presentazione e la valutazione di un particolare attore territoriale della valle, il Regionalismo culturale. La parte introduttiva della ricerca si concentrerà su una presentazione del contesto centrasiatico e sulle peculiarità derivanti dalle sue frontiere. In seguito verrà introdotta la “posta in gioco” Fergana con le sue risorse fisiche ed economiche al fine di legittimare l’importanza del territorio. Infine l’introduzione si concluderà con la teoria geopolitica: il perché della scelta della scuola di geopolitica del geografo francese Yves Lacoste per questa ricerca e una prima analisi dello spazio Fergana come regione divisa tra confine e frontiera. Il lavoro è strutturato in due grandi parti. La prima, più teorica, è relativa all’analisi dei tre attori territoriali. Le rappresentazioni dei differenti attori che verranno presentate, non seguiranno un ordine cronologico, ma un ordine concettuale: eventi simultanei verranno dunque analizzati non nello stesso momento, perché relativi a rappresentazioni differenti del territorio Fergana. Il primo capitolo è consacrato all’attore Nazione. Con questa espressione si intende non solo l’attore Stato-Nazione in sé, o meglio gli Stati-Nazione (Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan), ma anche la Nazione come idea, come politica nazionalistica applicata ad un territorio. La valle del Fergana è diventata una regione transfrontaliera da quando, negli anni ’20, fu divisa tra i tre Stati, allora all’interno della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Negli anni ’90, in seguito alla caduta dell’URSS, il Fergana divenne una regione divisa da frontiere non più interne ma internazionali. L’attore Nazione è senza dubbio l’attore geopolitico più importante anche perché quello più legittimato in questo contesto territoriale. Il secondo attore è la Religione. La valle del Fergana è una delle aree centrasiatiche più credenti e praticanti e la religione islamica ha sempre avuto un ruolo importante nella gestione della società ferganiana. Verrà proposta un’analisi di tutte le rappresentazioni della religione nel Fergana: il sufismo autoctono con un’analisi sulla geografia sacra dei luoghi ferganiani importanti per questa corrente dell’Islam; l’Islam tradizionale del periodo sovietico, divenuto un’arma legale utilizzata da Mosca per combattere l’ortodossia religiosa sufi del Fergana; il fondamentalismo wahabbita degli ultimi anni importato dall’Afghanistan, dal Pakistan, dall’Arabia Saudita, come conseguenza dell’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979 e dunque in seguito all’incontro tra i musulmani sovietici e i mujaheddin afgani. Il terzo attore è il Regionalismo culturale. Con questa espressione si fa riferimento all’identità geo-culturale di questo insieme regionale che persiste nonostante le pressioni nazionalistiche e religiose. La valle del Fergana è sempre stata un insieme geografico, politico, sociale, malgrado negli ultimi secoli la sua popolazione si è sempre distinta per il suo alto livello di multietnicità e di disomogeneità linguistica. Questo però, non ha impedito un’amalgamazione sociale di tale popolazione che ha sempre considerato la multietnicità come la normalità e ha sempre attribuito ad ogni “etnia” un ruolo sociale integrato all’interno del sistema Fergana. Popolazioni di lingua e cultura persiana e sedentaria e popolazioni di lingua e cultura turca, sedentaria o nomade hanno sempre condiviso, ognuna con il proprio ruolo sociale, una vita comunitaria all’interno della regione e questa è sicuramente la caratteristica principale del Regionalismo culturale del Fergana. Questo equilibrio cambiò con la perdita di sovranità politica della regione, con l’istituzione dei nazionalismi e la conseguente spartizione della regione tra tre dei cinque nuovi Stati nazionali dell’Asia centrale sovietica. In questo capitolo verranno analizzate le principali rappresentazioni nel tempo dell’attore Regionalismo culturale e come esso si sia opposto agli altri attori territoriali, soprattutto all’attore Nazione. La seconda parte di questo lavoro è stata dedicata all'impatto che gli attori territoriali hanno oggi nella valle del Fergana, soprattutto nelle sue aree di frontiera.

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16 Studiai la scienza politica, le relazioni internazionali, la geografia politica, la geopolitica, la cartografia, e lo scopo di tutto questo era analizzare la valle del Fergana, studiare i suoi attori e il suo territorio fino ad arrivare all’elemento che ha e che continua a caratterizzare maggiormente questa regione: i suoi confini. Cominciai un dottorato sulla frontiera, a Gorizia, perché il dramma frontaliero del Fergana è stato sicuramente l’elemento che ha alimentato la mia “ossessione per la frontiera” 1 . Ho deciso di strutturare il mio lavoro sul Fergana seguendo uno schema, un percorso ben preciso: dopo una premessa sul panorama centrasiatico e sull’enjeu delle frontiere e dell’enclavement centrasiatico, la parte introduttiva della ricerca proporrà una presentazione della posta in gioco Fergana, analisi concreta di cosa è la valle del Fergana, le sue ricchezze, le sue caratteristiche fisiche. Non mi soffermerò molto su questa parte perché lo scopo del lavoro non è analizzare quanti barili di petrolio sono estratti nel Fergana, o quanti gasdotti passano nel sottosuolo della valle. Spesso si confonde il termine Geopolitica con il termine Geoeconomia o Geostrategia e spesso dietro lavori di “Geopolitica” si nascondono ricerche di economia o di analisi delle risorse energetiche. Le informazioni che saranno fornite in questo contesto, serviranno a dare un quadro generale su quanto il Fergana rappresenti come posta in gioco nella lotta tra le rivalità di potere tra i differenti attori territoriali che se la contendono. Il cuore della ricerca sarà dunque l’analisi della lotta politica applicata ad un territorio di frontiera e dunque Geo-politica di una regione transfrontaliera e le risorse della valle saranno un mezzo per raggiungere questo scopo e non lo scopo stesso. L’introduzione continuerà sulle ragioni del perché di una determinata scuola di Geopolitica, del perché della scelta di una scuola francese, “alternativa”, quella di Yves Lacoste, nata nel secondo dopoguerra, quando Geopolitica era ancora una parola tabù e nessuno osava nominarla. Lacoste semplicemente dicendo cosa era successo, in pratica che la Geografia e la Geopolitica erano 1 Con questa espressione faccio riferimento a Michel Foucher e al suo lavoro intitolato “L’Obsession des frontières”, Perrin , 2007.

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Parole chiave

geopolitica
geografia
religione
regionalismo
nazionalismo
uzbekistan
frontiere
multietnico
asia centrale
spazio post-sovietico
fondamentalismo islamico
kirghizistan
tagikistan
identità territoriale
problematiche transfrontaliere
regionalismo culturale

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