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Il transfer pricing interno: analogie e criticità rispetto alla disciplina del transfer pricing internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Egidio Lupo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza Giuridica per le imprese
  Relatore: Marco Versiglioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

La tematica del transfer pricing assume nell’attuale contesto economico e legislativo un’importanza sempre maggiore. Da un lato vede, infatti, le imprese appartenenti a gruppi societari impegnate a documentare e spiegare eventuali scostamenti tra i prezzi di trasferimento infragruppo di beni e servizi e il valore normale degli stessi; dall’altro, vede l’Amministrazione finanziaria impegnata a contrastare pratiche abusive, riconducibili talvolta a fattispecie evasive, talvolta a fattispecie elusive, poste in essere tramite la pattuizione di prezzi intercompany con il solo fine di “allocare” materia imponibile verso quelle imprese del gruppo che godono di una tassazione minore. Dall’analisi fatta nel presente lavoro si possono trarre alcune conclusioni. Innanzitutto va sottolineato come il legislatore nazionale sia intervenuto, anche di recente, per disciplinare taluni aspetti riconducibili alla fattispecie del transfer pricing internazionale (art. 110, comma 7, TUIR), mentre non ha legiferato altrettanto adeguatamente riguardo alle ipotesi dei prezzi di trasferimento tra imprese entrambi residenti nel territorio nazionale. Come più volte ribadito, se da un lato la giurisprudenza e la prassi dell’Amministrazione finanziaria hanno in più circostanze rilevato la mancanza di adeguati strumenti normativi per “aggredire” pratiche evasive/elusive legate ai prezzi di trasferimento interni, dall’altro il legislatore tributario non ha saputo dare risposte a tali richieste.
In più occasioni si era prospettata l’ipotesi di estendere anche ai casi di transfer pricing interno la disciplina di cui all’art. 110, comma 7, TUIR, e quindi dare valore di presunzione, con tutte le conseguenze che da ciò deriva, al valore normale dei beni e servizi ceduti nelle operazioni infragruppo nazionali, ma tale ipotesi non si è concretizzata.
Lo strumento più efficace utilizzabile dall’Amministrazione finanziaria, avallato anche da un ormai solido consolidamento della Suprema Corte, è rappresentato, invece, dalla possibilità di contestare le scelte gestionali dell’imprenditore, quando queste sono manifestamente antieconomiche e sono poste in essere con il solo fine di realizzare un illegittimo risparmio d’imposta. Sicuramente ciò rappresenta una forte innovazione nell’attuale contesto economico-normativo nazionale, visto che fino a qualche decennio fa si ritenevano i comportamenti economico-gestionali dell’imprenditore non sindacabili in quanto frutto di una libera espressione della propria autonomia negoziale. Infine va sottolineato il fatto che, le controversie riguardanti il transfer pricing, investendo questioni relative alla definizione del valore normale di un bene o di un servizio, non potranno mai avere delle soluzioni univoche e incontestabili, ma occorrerà una attiva dialettica tra le parti (contribuente e Amministrazione finanziaria) per addivenire alla definizione del valore che tenti di evitare un contenzioso.

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3 PREMESSE Il presente lavoro intende analizzare la tematica dei “prezzi di trasferimento”, il cosiddetto “transfer pricing”, che rappresenta nel sistema attuale di imposizione dei redditi uno dei principali strumenti che i gruppi di imprese internazionali e nazionali utilizzano per alleggerire il proprio carico fiscale. Il tema del transfer price oltre ad essere studiato sotto un profilo di carattere strettamente tributario, ha anche dei riflessi di carattere economico-gestionale da interpretare e analizzare per avere una visione completa del fenomeno. Nei rapporti intercompany, le varie consociate possono effettuare tra loro delle operazioni quali ad esempio cessioni, acquisti di beni materiali, immateriali, concessione di finanziamenti, prestazione di servizi ad un prezzo “concordato”, ovvero non corrispondente al valore normale, reale di quella transazione. In tal modo viene attuato un trasferimento di reddito verso quelle società dislocate in Paesi con bassa fiscalità o comunque imprese del gruppo presso cui è maggiormente conveniente allocare utili perché ad esempio sono società con ingenti perdite. Nell’ambito dei gruppi societari l’articolazione della catena del valore è caratterizzata da una progressiva decentralizzazione di funzioni e processi produttivi in unità organizzative dislocate in luoghi diversi. Nella ricerca della massima efficienza operativa e strutturale in talune circostanze le società di un gruppo possono mettere in pratica comportamenti abusivi e talvolta evasivi che gli ordinamenti nazionali ed internazionali tentano di contrastare. L’analisi della problematica dei prezzi di trasferimento toccherà diversi aspetti che ruotano nell’orbita del transfer price e tra cui: • le possibili interpretazioni dell’art 110, comma 7 T.U.I.R; • il rapporto tra la normativa nazionale e le raccomandazioni fornite sul transfer pricing dalle associazioni internazionali tra cui su tutte l’OCSE;

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Parole chiave

pianificazione
gruppo
pricing
transfer
transfer pricing
pianificazione fiscale
gruppi di imprese
prezzi di trasferimento
valore normale
art 110 comma 7 tuir

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