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Caratteristiche tecniche di alluvioni sabbiose oloceniche

Le sabbie alluvionali sono sedimenti clastici la cui sedimentazione è controllata da correnti fluviali; si formano in ambienti sedimentari quali valli e bacini intracontinentali attraversati da una rete idrografica.
La massa d’acqua di un torrente o di un fiume porta in carico quantità variabili di fango in sospensione e altri sedimenti che vengono trasportati dalle correnti. Quando le acque sovrabbondanti di un corso d’acqua traboccano lungo le rive, inondando le aree intorno, avviene un’alluvione. L’alluvione rilascia i materiali detritici trasportati dal corso d’acqua e, con il susseguirsi nel tempo di più eventi alluvionali si originano accumuli di depositi clastici gradati in base alla granulometria degli elementi costitutivi, in prevalenza sedimenti fini come argille, limi e sabbie fini; questi accumuli costituiscono i depositi alluvionali.
L’obiettivo della presente tesi è lo studio sperimentale di terreni alluvionali sabbiosi con la finalità di una caratterizzazione tecnica di tali sabbie, con particolare riguardo alle caratteristiche di deformabilità e di resistenza al taglio. A questo scopo, sono stati presi in riferimento i terreni alluvionali presenti nell’area di Borgo San Giorgio nella località di Maccarese, nel cuore della pianura alluvionale romana.
Nella zona presa in considerazione per lo studio, era stata svolta nel mese di gennaio 2010 una campagna di indagini geognostiche, finalizzata al riconoscimento delle caratteristiche geotecniche dei terreni ivi presenti con il proposito della messa in opera di un manufatto.
Una seconda campagna di indagini è stata svolta sul posto nel mese di settembre 2010. Le indagini sono state seguite dalla scrivente e avevano il proposito di ottenere dati utili allo studio tecnico delle alluvioni sabbiose presenti nell’area. Al momento della seconda campagna d’indagini, erano stati asportati i primi 3 metri di terreno dal p.c., mettendo allo scoperto un orizzonte, più o meno omogeneo, di circa 5 m di sabbie limose; inoltre, la falda acquifera era posta a circa 3,50 m - 4,00 m più in basso del livello riscontrato durante la prima campagna.
Lo sbancamento dei terreni più superficiali e la collocazione della falda acquifera entro l’orizzonte delle sabbie limose ma al di sotto del volume interessato dal prelievo, hanno permesso il campionamento di campioni indisturbati in blocchi di terreno sui quali effettuare posteriormente una serie di prove di laboratorio.
Il sito scelto per lo studio presentava alcune condizioni favorevoli: vi erano a disposizione sufficienti dati relativi alla prima campagna di indagini in sito; vi era la possibilità di effettuare ulteriori prove in sito direttamente sull’orizzonte delle sabbie limose e, inoltre, vi erano a disposizione dei campioni indisturbati sui quali poter eseguire una serie di prove di laboratorio. I nuovi dati ricavati dalla seconda serie di indagini in sito e dalle prove di laboratorio, in aggiunta ai dati già a disposizione, permettono di ottenere, previa elaborazione, una serie di parametri tecnici che caratterizzano i terreni in studio.
L’elaborato è strutturato in diverse parti. La prima parte consiste nell’inquadramento generale dell’area dal punto di vista geografico- geomorfologico e geologico. Nella seconda parte vengono descritte le indagini effettuate in sito e le prove di laboratorio eseguite sui campioni indisturbati. Tra le prove in sito sono state considerate le prove penetrometriche dinamiche S.P.T. e le prove penetrometriche statiche C.P.T. effettuate nel mese di gennaio 2010 e la prova di carico su piastra eseguita nel mese di settembre 2010. Le prove di laboratorio sono divise in prove fisiche, includendo in esse le analisi granulometriche, la determinazione del peso di volume dei grani e la determinazione della densità relativa e, prove meccaniche, che comprendono la prova edometrica, la prova di taglio diretto e la prova triassiale. Nell’ultima parte viene, infine, delineato il confronto tra quanto definito dalle indagini in sito e i dati acquisiti durante le prove di laboratorio.

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INTRODUZIONE Le sabbie alluvionali sono sedimenti clastici la cui sedimentazione è controllata da correnti fluviali; si formano in ambienti sedimentari quali valli e bacini intracontinentali attraversati da una rete idrografica. La massa d’acqua di un torrente o di un fiume porta in carico quantità variabili di fango in sospensione e altri sedimenti che vengono trasportati dalle correnti. Quando le acque sovrabbondanti di un corso d’acqua traboccano lungo le rive, inondando le aree intorno, avviene un’alluvione. L’alluvione rilascia i materiali detritici trasportati dal corso d’acqua e, con il susseguirsi nel tempo di più eventi alluvionali si originano accumuli di depositi clastici gradati in base alla granulometria degli elementi costitutivi, in prevalenza sedimenti fini come argille, limi e sabbie fini; questi accumuli costituiscono i depositi alluvionali. L’obiettivo della presente tesi è lo studio sperimentale di terreni alluvionali sabbiosi con la finalità di una caratterizzazione tecnica di tali sabbie, con particolare riguardo alle caratteristiche di deformabilità e di resistenza al taglio. A questo scopo, sono stati presi in riferimento i terreni alluvionali presenti nell’area di Borgo San Giorgio nella località di Maccarese, nel cuore della pianura alluvionale romana. Nella zona presa in considerazione per lo studio, era stata svolta nel mese di gennaio 2010 una campagna di indagini geognostiche, finalizzata al riconoscimento delle caratteristiche geotecniche dei terreni ivi presenti con il proposito della messa in opera di un manufatto. Una seconda campagna di indagini è stata svolta sul posto nel mese di settembre 2010. Le indagini sono state seguite dalla scrivente e avevano il proposito di ottenere dati utili allo studio tecnico delle alluvioni sabbiose presenti nell’area. Al momento della seconda campagna d’indagini, erano stati asportati i primi 3 metri di terreno dal p.c., mettendo allo scoperto un orizzonte, più o meno omogeneo, di circa 5 m di sabbie limose; inoltre, la falda acquifera era posta a circa 3,50 m - 4,00 m più in basso del livello riscontrato durante la prima campagna. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Paola Karina Mendez Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

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