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"The Fountain" di Darren Aronofsky

"Scacciò l’uomo e pose ad Oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via dell’albero della vita". (Genesi 3, 24).
Si apre con l’inquadratura su questo passo tratto dalla Genesi il film del regista newyorkese Darren Aronofsky, "The Fountain", presentato il 4 settembre 2006 alla 63esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e distribuito in Italia anche con il titolo "L’albero della Vita". La trama ruota intorno all’albero della vita del giardino terrestre, e la storia del film viene narrata in tre vicende parallele che coprono un arco temporale che attraversa tre epoche, dal 1500 al 2500, partendo dall'epoca dei conquistadores spagnoli, passando per i giorni nostri, dove un medico cerca di salvare sua moglie dal cancro e, terminando in un futuro remoto ambientato in un'astronave a forma di bolla.
"The Fountain" racconta una storia d'amore e di spiritualità, sospesa tra il fantasy e la metafisica, che attraversa mille anni di storia dell'umanità e in cui l’apprezzamento per la vita passa attraverso l’accettazione della morte.
E proprio la morte è uno dei temi centrali del film. La domanda che il regista si è posto nell’affrontarlo è stata: "La morte ci rende umani? E se potessimo vivere per sempre, perderemmo la nostra umanità?"… "What if you could live for ever?".
In questo lavoro mi soffermerò proprio sulla tematica della morte e in che modo essa ha trovato un suo sviluppo all’interno della pellicola, puntando l’attenzione sulla simbologia del sacro e sui richiami ad essa presenti.
Partendo da uno sguardo generale sul film, con un accenno alle critiche ad esso imputate, giungerò ad un’analisi dettagliata, resa possibile anche attraverso l’uso di dizionari biblici, del simbolismo degli “oggetti valore” in esso presenti, che miri ad evidenziarne il loro significato sulla base della loro applicazione all’interno della pellicola.

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2 Introduzione “Scacciò l‘uomo e pose ad Oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via dell‘albero della vita”. (Genesi 3, 24). Si apre con l’inquadratura su questo passo tratto dalla Genesi il film del regista newyorkese Darren Aronofsky, The Fountain, presentato il 4 settembre 2006 alla 63esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e distribuito in Italia anche con il titolo L‘albero della Vita. La trama, ruota intorno all’albero della vita del giardino terrestre, e la storia del film viene narrata in tre vicende parallele che coprono un arco temporale che attraversa tre epoche, dal 1500 al 2500, partendo dall'epoca dei conquistadores spagnoli, passando per i giorni nostri, dove un medico cerca di salvare sua moglie dal cancro e, terminando in un futuro remoto ambientato in un'astronave a forma di bolla. The Fountain racconta una storia d'amore e di spiritualità, sospesa tra il fantasy e la metafisica, che attraversa mille anni di storia dell'umanità e in cui l’apprezzamento per la vita passa attraverso l’accettazione della morte. E proprio la morte è uno dei temi centrali del film. La domanda che il regista si è posto nell’affrontarlo è stata: “ La morte ci rende umani? E se potessimo vivere per sempre, perderemmo la nostra umanità?”… “ What if you could live for ever? ” . In questo lavoro mi soffermerò proprio sulla tematica della morte e in che modo essa ha trovato un suo sviluppo all’interno della pellicola, puntando l’attenzione sulla simbologia del sacro e sui richiami ad essa presenti.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paola Alioto Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

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