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Recidiva e pericolosità sociale

La presente tesi intende approfondire l’istituto della recidiva, come sviluppatosi nella legislazione italiana. Il tutto strettamente legato al concetto di pericolosità sociale.
Il lavoro si divide in tre parti.
Il primo capitolo, di natura storico-introduttiva, illustra la pericolosità sociale, il suo concetto penalistico, passando in rassegna le principali teorie, dall’indirizzo individualistico, a quello sociologico, al multifattoriale. Il secondo capitolo del presente lavoro analizza invece l’istituto della recidiva nel quadro dello sviluppo normativo. Si passa a esaminare il Codice Rocco, la riforma del 1974, fino ad arrivare a quella del 2005 (legge ex Cirielli), che a tutt’oggi rappresenta la normativa vigente in materia di recidiva. Si approfondiscono poi le forme e la disciplina positiva della recidiva dopo la legge ex Cirielli.
Il terzo e ultimo capitolo è di tipo critico, e parte dall’esaminare i principali problemi di incostituzionalità della “nuova” recidiva. Si analizza poi la recidiva che verrà, prendendo a esame sia il sistema comparato (cosa prevedono gli altri Paesi in materia di recidiva) sia le proposte di modifica legislativa presentate in questi anni al Parlamento italiano. Si passeranno in rassegna i vari progetti di riforma del codice penale (i progetti Pagliaro, Grosso, Nordio) che puntano a favorire una valorizzazione della recidiva, trasformandola da facoltativa in obbligatoria.
L’ultimo progetto di legge che interessa la recidiva è il ddl Berlusconi sul processo breve che introduce un vero e proprio regime differenziato sulla prescrizione del reato per gli incensurati e i recidivi semplici. Una differenziazione - che se dovesse diventare legge - non sarebbe immune da rilievi di incostituzionalità.

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CAPITOLO 1 La pericolosità criminale nelle teorie criminologiche I Pericolosità sociale e delinquenti: alla radice dell’atto criminoso Nel XIX secolo era generale convincimento che la delinquenza fosse il risultato del diffuso comportamento delle classi più povere. Questa è l’epoca della crescita e del consolidamento del capitalismo industriale più selvaggio, con uno sfruttamento della mano d’opera oggi inimmaginabile: mancano le garanzie più elementari per gli operai, l’assicurazione e la previdenza, i sindacati sono fuori legge, i salari irrisori. Tutti questi fattori sociali così sfavorevoli “rappresentano un importante incentivo alla delinquenza, talché nella cultura dominante a quell’epoca, che era la cultura borghese, andò affermandosi il concetto di classi pericolose”. 1 1 “Il tumultuoso sviluppo industriale aveva attirato dalle campagne grandi masse di proletari che erano costretti a vivere in condizioni miserrime e ai limiti della sopravvivenza. L’urbanizzazione vedeva le città popolarsi di una popolazione contrassegnata in molta parte da miseria, ignoranza, alcolismo, prostituzione e delinquenza. È in questo periodo che va prendendo piede una interpretazione dei fenomeni criminosi come direttamente causati dalla povertà”. Sul punto, si veda PONTI G., Compendio di criminologia, Cortina, Milano, 1999, p. 85.

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Agostino Vigliarolo Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.