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Turismo sostenibile. Definizioni, requisiti e modalità operative

Informazioni tesi

  Autore: Maurizio Milandri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giovanna Franca Dalla Costa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

L’interesse crescente per l’educazione alla mondialità, la maggiore sensibilizzazione ai problemi del Terzo Mondo e l’ampio dibattito sulle cause di squilibrio dello sviluppo tra nord e sud, mi hanno motivato a condurre la tesi sulle organizzazioni senza fine di lucro in quanto organizzazioni che cercano di trovare risposte e nuovi criteri operativi nella promozione dello sviluppo.
In particolare, ho focalizzato l’attenzione sulle Ong di cooperazione, sulle organizzazioni del commercio equo e solidale e sulle associazioni ambientaliste che, consapevoli delle contraddizioni del turismo tradizionale, hanno cercato di proporre delle alternative ad esso.
Nel primo capitolo del mio lavoro ho descritto, attraverso le statistiche elaborate dalla World Tourism Organization (Wto, 1996), le dimensioni del turismo internazionale, mettendo in luce le contraddizioni e i nodi problematici in ambito economico, socioculturale ed ambientale. Ho utilizzato fonti di Agenzie internazionali quali il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Unep) (1979), i rapporti dell’United Nations Centre on Transnational Corporations (Unctc) (1982, 1990) e i rapporti dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) (1990), sia lavori di studiosi che si sono occupati del fenomeno quali i sociologi Cohen E. (1988), Lanfant M.F. (1980), Lanfant M.F., Allock J.B. e Brune E.M. (1995) e Urry J (1995) e gli economisti Brohman J. (1995), Harrison D. (1992) e Smith C. (1992). Ho, inoltre, menzionato le testimonianze di studiosi legati alle organizzazioni non governative di cooperazione, quali Madeley J. (1995), Rao N. (1995) e, in ambito italiano, Garrone R. (1993), Sardella P. e Lanzanova L. (1996).
Nel secondo capitolo ho riportato le diverse scadenze internazionali che possono essere considerate tappe attraverso cui si è giunti alla nuova definizione di turismo come turismo sostenibile vedendo con particolare attenzione la Dichiarazione di Manila del 1980, il Documento di Acapulco del 1982, il Tourism Bill of Rights del 1985, il Rapporto Brundtland del 1987, la Agenda 21 del 1992 e la Carta di Lanzarote del 1995. Ho analizzato, inoltre, per quanto concerne gli interventi dell’Unione Europea in materia di turismo legato all’ambiente studi sull’Anno Europeo del Turismo del 1990, sul Primo Piano di Azione a favore del Turismo e sul Primo Programma Pluriennale di Assistenza Turistica e autori quali Bastianini G. (1990) e il Movimento Consumatori (1995) oltre al materiale ECoNETT veicolato attraverso internet.
Non ho mancato di sottolineare il fatto che il turismo sostenibile, pur largamente condiviso come obiettivo lodevole da parte delle istituzioni, trovi, invece, molti scogli nella fase della concretizzazione, pianificazione e gestione delle iniziative legate ai progetti turistici. Presento, quindi, caratteristiche e requisiti del turismo alternativo con particolare riferimento agli autori Hunter C. e Green H. (1995) e a Cater E. (1991).
Il terzo capitolo della mia tesi offre una panoramica sulle principali organizzazioni non-profit che operano nel settore del turismo sostenibile sia in ambito europeo (comprendendo attività che hanno avuto origine in altre parti del mondo ma che hanno fatto sentire la loro influenza in Europa), sia in ambito nazionale, fornendo un quadro degli inizi, della maturazione e diffusione delle attività e relativi codici di condotta. Ho evidenziato come le attività di tali organizzazioni si concentrino su formazione, informazione e promozione di campagne su argomenti specifici, denunce e/o boicottaggi. Ho anche esaminato alcuni progetti già realizzati.
Per quanto riguarda l’Italia, la raccolta di materiale bibliografico è stata integrata dalla mia personale partecipazione, nell’arco di tempo che va dal novembre 1996 al novembre 1997, ai diversi seminari organizzati dal Forum Italiano per un Turismo Responsabile. Ho inoltre effettuato alcune interviste semi strutturate con responsabili delle principali organizzazioni da cui ho tratto alcune informazioni sul turista consapevole (argomento su cui non vi è molto nella letteratura specifica) e su alcune problematiche aperte.
Il capitolo si conclude evidenziando le principali aree di destinazione nell’America Latina, in Asia e in Africa.
Il quarto capitolo, infine, è dedicato ai requisiti del viaggio e del soggiorno “sostenibile”, indicando nel prezzo equo, nella trasparenza dei costi e nella partecipazione della comunità ospitante, elementi indispensabili alla promozione dello sviluppo turistico.

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7 PREMESSA L’interesse crescente per l’educazione alla mondialità, la maggiore sensibilizzazione ai problemi del terzo mondo e l’ampio dibattito sulle cause di squilibrio dello sviluppo tra nord e sud, mi hanno motivato a condurre la mia tesi sulle organizzazioni senza fine di lucro in quanto organizzazioni che cercano di trovare risposte e nuovi criteri operativi nella promozione dello sviluppo. In particolare ho focalizzato l’attenzione sulle Ong di cooperazione, sulle organizzazioni del commercio equo e solidale e sulle associazioni ambientaliste che hanno fatto propria la consapevolezza che il turismo possa rappresentare una notevole opportunità di sviluppo per questi paesi e che perciò hanno privilegiato il loro intervento in questo settore. Le attività condotte da tali organizzazioni fanno, a mio avviso, ben sperare che il turismo sostenibile possa offrire a tutta l’industria turistica spunti di riflessione ed elementi innovativi sul piano organizzativo. Mi sembra auspicabile che quanto realizzato finora prevalentemente dal mondo del volontariato possa trovare raccordi con l’industria turistica ispirando principi e criteri diversi, ponendo l’uomo e il suo habitat naturale al centro dello sviluppo. Mi sembra inoltre di poter rilevare che la maggiore professionalizzazione del turismo alternativo, problema avvertito da tutte le organizzazioni non profit, possa costituire un terreno di intervento interessante per la professione dello psicologo in vari ambiti tra cui la conduzione dei gruppi, i rapporti con le comunità, le strategie di comunicazione verso i consumatori di nuovi servizi, le strategie formative.

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