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Learn and Adapt: from FM 3-24 to a specific strategy for Afghanistan's asymmetric conflict

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Mombelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Luciano Bozzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

OGGETTO MATERIALE: processo teorico di ridefinizione concettuale della cultura strategico-operativa statunitense di counterinsurgency, pre-condizione essenziale per l’adattamento della stessa alle dinamiche asimmetriche del teatro operativo afghano.
METODO: analisi e studio introduttivi del contesto socio-culturale e di asimmetria che caratterizza l’operational environment ed il fenomeno di insurgency in Afghanistan; definizione dei principi essenziali della strategia statunitense di counterinsurgency, basata sulla dottrina FM 3-24 (2006) e derivata dall’esperienza di occupazione militare in Iraq; analisi della ridefinizione concettuale degli elementi cardine della dottrina di counterinsurgency FM 3-24, fase teorica e pre-condizione essenziale nell’implementazione di un approccio strategico-operativo adattato alle dinamiche asimmetriche del conflitto in Afghanistan.
SCOPO: analisi critica, ragionata e propositiva, dell’operational environment afghano, della strategia di counterinsurgency (dottrina FM 3-24, 2006), e della ridefinizione concettuale alla base del processo d’adattamento della stessa in Afghanistan.

La ricerca è strutturata ed uniformata alla logica del principio essenziale della dottrina strategica di Counterinsurgency: Learn and Adapt.

ASPETTI MAGGIORMENTE RILEVANTI DELLA RICERCA

• Learn from operational environment – nella ricerca ho cercato di porre in evidenza come la comprensione delle dinamiche socio-culturali dell’Afghanistan sia pre-condizione essenziale nell’implementazione di un approccio operativo di contrasto efficace delle varie forme di insorgenza, più rispettoso e meno distaccato nei confronti della popolazione civile. In particolare, mi sono soffermato su quegli aspetti della struttura sociale e della cultura che caratterizzano il profilo etnico Pashtun nel SE Afghanistan, poiché la visione strategica maggioritaria, negli ambienti militari statunitensi, identifica il fenomeno di insurgency in Afghanistan con la guerriglia di matrice Taliban.
• Adapt counterinsurgency approach – nella ricerca ho cercato di porre in evidenza l’importanza, dal punto di vista strategico-operativo, del cambiamento nell’approccio culturale ed intellettuale finalizzato alla ridefinizione del concetto di centro di gravità strategico, nelle operazioni di counterinsurgency. La rilevanza di questo cambiamento è notevole, se si pensa alle forze armate statunitensi come ad un’organizzazione strutturata, equipaggiata, addestrata con un approccio operativo di natura convenzionale, cioè finalizzato alla ricerca della vittoria su di un “nemico” definito, ed identificabile come tale, anche dalle norme di diritto internazionale (jus in bello), mediante l’utilizzo della forza regolato ed indirizzato da metodi operativi e tattici standardizzati. Il cambiamento si basa sulla comprensione della natura del conflitto e dell’ambiente operativo ed umano entro il quale si combatte; la counterinsurgency mira all’acquisizione del consenso popolare al fine di legittimare l’operato (o l’esistenza) del governo centrale. Il centro di gravità strategico deve essere identificato nell’ambiente umano che caratterizza il teatro delle operazioni: è la popolazione civile. L’obiettivo militare non è un nemico fisico da eliminare ma il consenso della popolazione civile. Ogni singola operazione di counterinsurgency deve essere finalizzata ad indurre un cambiamento positivo nella percezione della popolazione civile verso l’operato del governo: la percezione positiva si traduce in legittimazione popolare del governo. Alla base di questo processo vi devono essere la comprensione ed il rispetto (strumentali) per gli aspetti socio-culturali dell’Afghanistan.

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3 INTRODUZIONE Il 27 marzo 2009, il Presidente statunitense Barack Obama ha reso pubbliche le linee guida per una nuova strategia comprensiva per l‟Afghanistan ed il Pakistan. L‟obiettivo perseguito dall‟amministrazione statunitense “[…] come spesso accade è un ritorno alle origini. Obama riporta il problema afghano alla lotta al terrorismo di al-Qa‟ida. Afghanistan e Pakistan sono importanti per la sicurezza americana soltanto perchè possono tornare ad essere la basi del terrorismo antiamericano”: 1 Al Qaeda and its allies -- the terrorists who planned and supported the 9/11 attacks -- are in Pakistan and Afghanistan. Multiple intelligence estimates have warned that al Qaeda is actively planning attacks on the United States homeland from its safe haven in Pakistan. And if the Afghan government falls to the Taliban -- or allows al Qaeda to go unchallenged -- that country will again be a base for terrorists who want to kill as many of our people as they possibly can. 2 Il nuovo approccio strategico ha carattere comprensivo e regionale, dimostrazione della presa di coscienza, da parte dell‟amministrazione statunitense, delle interconnessioni che collegano la stabilità (o instabilità) dell‟Afghanistan alla stabilità del Pakistan, ed in particolare, delle relazioni tra l‟instabilità delle zone di confine pakistane e l‟insurgency in Afghanistan. La natura regionale della strategia Obama, riconosce l‟importanza della cooperazione politica con le potenze regionali, coinvolte da interessi geopolitici e geostrategici in Afghanistan e Pakistan, e quindi, della necessità di una più stretta partnership volta alla stabilizzazione di entrambi i paesi. 3 Nella parte dedicata al Pakistan, il nuovo approccio strategico regionale si focalizza sull‟importanza del sostegno militare, economico e politico-diplomatico, con l‟obiettivo di stabilizzare le aree tribali (che godono di larga autonomia politica) confinanti con l‟Afghanistan. Secondo l‟analisi statunitense, la minaccia che proviene dalle zone di confine è rappresentata dalla presenza di safe havens che alimentano e sostengono l‟insurgency in Afghanistan, e dalla libertà di 1 Fabio Mini, “Afpak, tutto il potere agli Stati Uniti”, in “La rivolta d‟Iran nella sfida Obama-Israele”, Limes. Rivista italiana di geopolitica, vol. n. 4/2009, p. 203. 2 The White House, The Office of Press Secretary, Remarks by the President on a new strategy for Afghanistan and Pakistan, March 27, 2009. 3 Ibid.; cfr. Henry A. Kissinger, “Deployments and Diplomacy. More troops is a start. But to win in Afghanistan, we‟ll need help from its powerful neighbors.”, Newsweek, October 12, 2009.

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