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Le BR da Reggio Emilia. Il sequestro Moro sulla stampa locale

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Formicola
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dell'Economia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Andrea Rapini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Il primo obiettivo di questa tesi di laurea è quello di costruire un quadro generale della situazione politica nazionale e internazionale degli anni '70, tentando di analizzare in particolar modo il fenomeno del movimentismo del '77, spiegandone le ragioni e le differenze con il movimento del '68, per poi concentrarsi in modo più specifico sulla situazione politica italiana alla vigilia del rapimento Moro.
La seconda parte è dedicata integralmente alla storia delle Brigate Rosse: in questo capitolo viene descritto in modo sufficientemente approfondito l'humus nel quale tutto ha avuto inizio; si ripercorrono quindi le tappe della creazione dell'organizzazione, i primi attentati incendiari alla Sit-Siemens e alla Pirelli di Milano, i primi comunicati, per poi entrare nel dettaglio della "componente reggiana" delle Br.
Il terzo capitolo, interamente dedicato ai 55 giorni del rapimento Moro, intende ripercorrere i fatti dal 16 marzo al 9 maggio del 1978, quando il corpo senza vita dell'on. Aldo Moro viene ritrovato nel bagagliaio di una R4 in sosta in Via Caetani, parcheggiata simbolicamente a metà strada tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù.
Il quarto e ultimo capitolo è dedicato principalmente all'analisi delle pagine locali di due quotidiani che, in quei primi mesi del 1978, riportavano la cronaca di Reggio Emilia: «l'Unità» e «Il Resto del Carlino».

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    3   Introduzione Il 16 marzo 1978 , intorno alle 9 di mattina in via Fani a Roma, un commando composto da 10 brigatisti dà il via all' "Operazione Fritz": dopo aver ucciso i 5 uomini della scorta , Oreste Leonardi, Raffaele Lozzino, Francesco Zizzi, Domenico Ricci e Giulia Rivera, i brigatisti sequestrano il Presidente della Democrazia cristiana, l'on. Aldo Moro. Proprio quella mattina, in Parlamento, il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti avrebbe dovuto illustrare il nuovo programma di Governo che prevedeva, in un momento storico particolarmente difficile per l'Italia, l'ingresso del Partito Comunista Italiano nella maggioranza. L'artefice di questa nuova composizione era proprio il Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro che, assieme al segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer, era in procinto di dare il via a una nuova stagione di "governi di solidarietà nazionale". Il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, il più clamoroso della storia delle Brigate rosse, ha rappresentato uno dei momenti più drammatici della storia italiana dal dopoguerra ad oggi: da quel momento, infatti, la Repubblica Italiana non sarebbe stata più la stessa. L'uccisione del Presidente della Democrazia Cristiana, messa in atto dopo 55 lunghissimi giorni di prigionia, segnerà la fine della cosiddetta Prima Repubblica. Il lavoro di questa tesi di laurea si pone come primo obiettivo quello di costruire un quadro generale della situazione politica nazionale e internazionale degli anni '70, tentando di analizzare in particolar modo il fenomeno del movimentismo del '77, spiegandone le ragioni e le differenze con il movimento del '68, per poi concentrarsi in modo più specifico sulla situazione politica italiana alla vigilia del rapimento Moro. La seconda parte è dedicata integralmente alla storia delle Brigate Rosse: in questo capitolo viene descritto in modo sufficientemente approfondito l'humus nel quale tutto ha avuto inizio; si ripercorrono quindi le tappe della creazione dell'organizzazione, i

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