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Le STU nell’ambito delle trasformazioni urbanistiche

Informazioni tesi

  Autore: Raffaella Macrì
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale
  Relatore: Elena Fregonara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

Il mio progetto di tesi verte sul tema delle trasformazioni urbanistiche realizzate mediante la formazione delle Società di Trasformazione Urbana, le quali costituiscono un nuovo strumento societario del Partenariato Pubblico Privato che consente agli Enti locali di intervenire per la trasformazione urbana del territorio.
Negli ultimi anni stiamo assistendo a profondi mutamenti nell’ambito delle trasformazioni urbanistiche, non più viste come attività esclusiva dei Comuni che promuovono, dirigono e applicano le trasformazioni, ma come esito e frutto del lavoro congiunto tra diversi attori che dominano ormai la scena urbana delle nostre città e le relative risorse che ne derivano.
Tutto ciò ha portato il legislatore ad interrogarsi sulle problematiche correnti partendo ormai dal fatto che è di fondamentale importanza coinvolgere sempre più i privati, ma tenendo fermo il ruolo di un’Amministrazione vigilante/aggiudicatrice che deve trarre ma anche concedere vantaggi a soggetti terzi.
L’obiettivo della tesi consiste nel tentativo di simulazione dello strumento della Società di Trasformazione Urbana (STU), da costituire e applicare nella realtà torinese per la trasformazione di alcune zone della città.
L’idea parte da un bando che il comune di Torino nel 2009 ha emesso: “La Metamorfosi”, un Concorso di idee aperto a tutti i professionisti architetti e ingegneri per riflettere su proposte innovative per tre grandi porzioni di città: gli ambiti Spina 4, Sempione Gottardo ex trincea ferroviaria e Scalo Vanchiglia.
Tali aree sono interessate dagli interventi previsti dalla Variante 200 al Piano Regolatore, con cui si prevede un’ampia trasformazione del quadrante nord- est della città.
Il bando, in linea col documento programmatico della Variante 200, prevede la costituzione di una STU a maggioranza pubblica, cui affidare la trasformazione nelle sue varie componenti. La complessa operazione di trasformazione urbanistica è connessa e subordinata alla realizzazione della Linea 2 della metropolitana: l’intento è di poter utilizzare lo strumento della STU per dare avvio all’attuazione dell’intervento complesso di recupero e riqualificazione di questo quadrante urbano e, al contempo, la progettazione, costruzione e gestione della linea metropolitana, destinata a servire anche quell’area urbana.
È su quest’ultimo punto che la tesi si completa: capire come, all’interno di un ambito territoriale interessato da una trasformazione urbana a tutti gli effetti, possa verificarsi la formazione e attivazione di una STU, quali i suoi principi e le forme contrattuali con il Comune, i suoi vantaggi o svantaggi.
In conclusione, alla luce dello studio svolto, si può dedurre che le Società di Trasformazione Urbana racchiudono delle potenzialità per diventare lo strumento ordinario di intervento per le operazioni di riqualificazione del territorio urbano, fondando il loro operato sulla concertazione fra pubblico e privato mediante il rilevante apporto di capitale privato.
Per avvalorare ulteriormente il potenziale dello strumento non bisogna sottovalutarne due aspetti: uno è il ruolo strategico che assume la STU come principale attore delle politiche di marketing e sviluppo socio- economico del territorio; l’altro è la presenza del soggetto pubblico che partecipa attivamente alle dinamiche del territorio. È proprio il Comune, infatti, a scegliere le linee di sviluppo del suo territorio, a individuare le aree urbane da riqualificare e i metodi per acquisirle, a dettare i modi e i tempi per la formazione della Società, a concertare le azioni con gli altri enti pubblici ed a stabilire le caratteristiche dei soci privati e la loro percentuale nell’azionariato societario.
Le Stu, perciò, costituiscono uno strumento flessibile e dalle vaste potenzialità, messo a disposizione degli Enti Locali per intervenire nelle aree urbane consolidate: i Comuni date le difficoltà nel dare attuazione a progetti complessi, hanno indirizzato progressivamente il loro interesse verso tale modello gestionale che permette di sfruttare quelle doti imprenditoriali e finanziarie tipiche dei soggetti privati per sopperire alle ataviche carenze manageriali ed economiche delle amministrazioni pubbliche ampliando, cosi, il loro ruolo di attori sempre più determinanti nello sviluppo della città.

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~ 3 ~ Introduzione Il mio progetto di tesi verte sul tema delle trasformazioni urbanistiche realizzate mediante la formazione delle Società di Trasformazione Urbana, le quali costituiscono un nuovo strumento societario del Partenariato Pubblico Privato che consente agli Enti locali di intervenire per la trasformazione urbana del territorio: un modello societario speciale a partecipazione pubblico privata, finalizzato appunto alla realizzazione di tali interventi. La mia attenzione si è focalizzata su questo argomento poiché società del genere da parecchio tempo operano in molti altri paesi europei e ora si sta diffondendo in Italia sempre più l’interesse per questo tipo di modello societario, soprattutto da parte delle amministrazioni locali che si interrogano sulle nuove forme di gestione del territorio, registrando però al momento una scarsa applicabilità. Negli ultimi anni stiamo assistendo a profondi mutamenti nell’ambito delle trasformazioni urbanistiche, non più viste come attività esclusiva dei Comuni che promuovono, dirigono e applicano le trasformazioni, ma come esito e frutto del lavoro congiunto tra diversi attori che dominano ormai la scena urbana delle nostre città e le relative risorse che ne derivano. Allargando la prospettiva di analisi, è come se si stesse delineando una “nuova urbanistica” i cui punti qualificanti vanno a toccare temi come la concezione di piano, lo sviluppo del partenariato e l'allargamento della partecipazione. Si assiste, infatti, ad un rapporto circolare e interattivo tra il piano e il progetto: dal piano come base programmaticamente rigida per la concessione di autorizzazioni a costruire secondo progetti approvati perché conformi, si passa alla concezione del piano come sintesi dinamica di progetti proposti da operatori, che li realizzano con risorse proprie, in tempi definiti e con caratteristiche tecnico- economiche concertate. Si ampliano, inoltre, i processi di partenariato su cui si fondano la formazione e l'attuazione del piano: la concertazione tra le pubbliche amministrazioni e la negoziazione con gli operatori privati, i quali si impegnano non solo a realizzare le opere di propria competenza ma anche a finanziare e/o progettare, ed eventualmente realizzare, le opere pubbliche. Si instaura, infine, un diverso rapporto tra istituzioni pubbliche e operatori privati, i quali non subiscono il piano ma, con le proprie proposte, partecipano concretamente contribuendo alla sua formazione e al suo sviluppo attuativo. A tutto ciò, si aggiunge la necessità di verifica anticipata del livello qualitativo dei progetti intesa come condizione necessaria alla loro realizzazione, costituendo una componente essenziale del processo di valorizzazione del contesto urbano. Si registrano, perciò, modifiche sia a livello istituzionale con i relativi rapporti che ne conseguono tra i diversi attori, sia a livello progettuale, da cui deriva una concezione della trasformazione del tutto diversa rispetto agli anni passati. Oggi, infatti, l’enorme dimensione finanziaria dell’investimento che comporta una trasformazione urbanistica, la rilevante entità e frammentazione degli interessi in gioco, il carattere multisettoriale delle trasformazioni ipotizzate che implica l’impiego di competenze professionali assenti nell’Ente locale, fanno sì che ogni procedura attuativa sia caratterizzata da un elevato grado di complessità e richieda un alto apporto di innovazione. Da ciò deve derivare

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servizi
metropolitana
riqualificazione urbana
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