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Rilevanza della struttura cognitiva nell'atteggiamento verso ''l'Ebreo''

Lo scopo di questo studio è di indagare la relazione tra struttura cognitiva ed atteggiamento verso gli Ebrei. Il pregiudizio è un atteggiamento poichè è una risposta più o meno immediata favorevole o sfavorevole verso un determinato oggetto o classe di oggetti, resistente nel tempo; dove il soggetto costruisce attivamente i significati ad esso connessi; costruzione mediata da procedimenti mentali, emotivi e condizioni socio-culturali.
Mediante l’utilizzo di due strumenti psicometrici, una scala tipo Likert ed il test Significato Esistenziale, si è cercato di individuare concetti e rappresentazioni nei confronti degli Ebrei e come questi si organizzino all’interno dell’atteggiamento. Si è scelto di costruire una nuova scala utilizzando contesti semantici caratteristici di due partizioni uno con un orientamento antiebraico (le frasi sono state tratte dal giornale edito nel 1938 alla luce della promulgazione delle leggi razziali in Italia “La difesa della razza”). L’Altro pro ebraico (scritti di Toaf Capo Rabbino di Roma) per evidenziare il più possibile i due differenti modi di rappresentare l’Ebreo attraverso immagini, descrizioni ed eventi storici. La contrapposizione di due contesti semantici così distanti nella nostra ipotesi iniziale avrebbe dovuto assicurarci una forte aderenza alle due realtà in questione.
Una volta creato il questionario questo è stato sottoposto ad un pre-test attraverso la sua somministrazione ad alcuni giudici, che avrebbero dovuto indicarci l’orientamento dell’item ed eventuali difficoltà d'interpretazione. Il questionario finale è risultato composto di 60 item. I risultati della scala di atteggiamento sono stati utilizzati per ripartire i soggetti secondo il grado del loro atteggiamento pro Ebreo e studiarne le differenze tra partizioni ad alto, medio e basso pro ebraismo rispetto all’organizzazione dei significati ad esso connessi, tramite la seconda prova.
La seconda prova “Significato Esistenziale” utilizza gran parte degli stimoli tratti dalle espressioni del primo questionario; l’atteggiamento verso queste frasi è misurato mediante una tecnica indiretta multidimensionale che fa uso del colore. Il colore è qui usato come equivalente “non padroneggiato” del proprio atteggiamento verso l’Ebreo e consente di evidenziare l’organizzazione idiosincratica di credenze-affermazioni inerenti ad un ambito di esperienza. L’uso qui fatto del colore non implica un codice univoco di corrispondenza tra colore e significato del colore, peraltro evidenziato da Max Luscher che distingue tra “psicologia del colore” e “funzione del colore” che risulta dall’ordine di preferenza di un elemento cromatico in una serie ed è informativo dei modi di riequilibrio del sistema psico-affettivo. Nella metodica “Significato Esistenziale” la persona valuta i diversi oggetti e genera inconsapevolmente un proprio codice di valutazione degli oggetti riscontrabile nelle configurazioni dei colori indicati. Il grado di disequivalenza tra configurazioni cromatiche indicate per oggetti diversi consente di evidenziare il grado di pertinenze esistenziale tra gli oggetti in esame. In questo modo, la relazione tra gli elementi della struttura cognitiva è stabilita attraverso l’analogabilità tra le configurazioni di colore indicate dai soggetti, per i diversi stimoli d’atteggiamento proposti. Tipicamente la tecnica consente di misurare il grado di pertinenza esistenziale di oggetti di atteggiamento e di individuare l’organizzazione in sets della struttura cognitiva dell’individuo e la funzionalità strutturale degli elementi della regione dello spazio di vita in esame. Inoltre si è fatto uso di un indice di tensione, infatti, tramite l’impiego del colore è possibile qualificare il sistema di riequilibrio del sistema psico affettivo (tensione) attinente alla risposta omeostatica derivante dalle espressioni alle quali fa riferimento l’oggetto di atteggiamento. Questo può essere opportuno nell’individuare se un significato socialmente condiviso ha in sottoinsiemi di soggetti differenti, caratteristiche diverse per il grado di tensione/conflitto che vi è connesso.

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Introduzione Barùch Spinoza, l’eretico filosofo Ebreo considerato uno dei massimi esempi del razionalismo del seicento, soleva affermare che riguardo alle cose umane non bisognava ridere, né piangere, né indignarsi ma capire. Le immagini dei massacri, dei genocidi, delle guerre definite “etniche” che si presentano ai nostri occhi oggi, e la convivenza ed il confronto con altre culture, impegnano ancor di più ogni individuo e maggiormente chi opera nel campo educativo a capire ed interpretare le interazioni umane. Il mondo moderno sembra caratterizzato sempre più da ragioni d'ostilità ed esclusione; i fatti che maggiormente scuotono la nostra attenzione sono contrassegnati da un rigurgito d'auto-consapevolezza etnica. Più il mondo diviene "piccolo" e si diffonde la cultura della tolleranza dell’altro, più si avverte negli individui una voglia di libertà, di essere riconosciuti, un desiderio di riscoprire la propria identità. Una volontà d'autonomia culturale e politica, che finisce per esprimersi in un'individualità nazionale, soprattutto razziale e locale. In gran parte dell’Europa esiste una crescente domanda di movimenti e partiti, che raccolgono consensi intorno a programmi “d'esclusione del diverso” e di “purezza” della razza. (Ferrarotti, F., 1988, pp. 16/22). In Italia, che fino a qualche anno fa sembrava esclusa da tali movimenti, è oggi protagonista d'episodi d'intolleranza, o nel migliore dei casi d'indifferenza verso l’altro. Il luogo comune di “italiani brava gente” (Giustinelli, F., 1991, p.8 ) si è andato frantumando, man mano che il flusso immigratorio si è fatto più

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Anna Aliotti Contatta »

Composta da 311 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2596 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.