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Migrazioni al femminile. Il caso del lavoro domestico

In questo lavoro si intende ricostruire i percorsi migratori affrontati dalle donne straniere, cercando di porre in rilievo il ruolo di autonomia e di agency di cui sono portatrici. Si concentra, in primo luogo, l’attenzione sul fenomeno della femminilizzazione delle migrazioni, riscontrata e supportata dai dati statistici, e sulle motivazioni della mobilità femminile, con allusione ai diversi gruppi immigrati, in relazione alla loro provenienza. Parte della trattazione è, poi, dedicata al ruolo esercitato dalle reti etniche, nonché ai cambiamenti che le immigrate sono costrette ad affrontare nel corso del processo migratorio. Si prosegue, poi, focalizzando l’attenzione sull’inserimento nel mercato del lavoro, in riferimento al quale viene indagato sia il versante della domanda, vale a dire l’esigenza sempre più impellente di lavoratrici domestiche avvertita dagli autoctoni, sia il versante dell’offerta, la disponibilità cioè di manodopera femminile straniera. Si fa, poi, cenno alla presenza di fattori vincolanti, quali le reti etniche e le politiche migratorie, la cui azione innesca veri e propri meccanismi di attrazione e, insieme, di intrappolamento. Si allude, altresì, ai modelli relazionali instaurati tra il datore di lavoro e la donna immigrata, impiegata come colf o badante. Si introduce, infine, una questione molto delicata, connessa alle “famiglie transnazionali”, che getta luce sugli sforzi sostenuti da tali donne per colmare l’assenza fisica con una costante presenza emotiva, realizzata mediante strategie compensative di tipo comunicativo. Simili pratiche, tuttavia, non possono impedire l’insorgere di problematiche relazionali nella fase del ricongiungimento, rendendo difficoltoso il riavvicinamento tra le madri e i figli. Il lavoro si chiude con un capitolo di ricerca, costruito attorno all’esperienza migratoria di alcune donne straniere, personalmente intervistate, che hanno fornito elementi utili per sondare empiricamente quanto enunciato nella parte di letteratura. Si sono, così, ripercorse le traiettorie di ciascuna immigrata, a partire dalla scelta migratoria sino ad arrivare all’ingresso e al conseguente insediamento nella società ospitante, cercando di avere accesso al loro mondo interiore, delle emozioni e dei sentimenti.

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1 INTRODUZIONE L’interesse maturato nei confronti del tema sviluppato in questo lavoro, le migrazioni femminili, deriva da una sensibilità personale nei confronti di coloro che vengono percepiti come “altri”, appartenenti cioè ad una nazionalità straniera, che attira, quindi, su di sé la formulazione di pregiudizi discriminatori, se non addirittura di matrice razzista. Si tratta di una forma sottile, spesso non intenzionale e indiretta, di discriminazione alla quale sono talvolta esposte le donne immigrate nella società di accoglienza, dove vengono fatte oggetto di giudizi stigmatizzanti espressi da persone che affermano e reputano di essere prive di pregiudizi 1 [Alietti e Padovan 2005]. Tale attenzione è stata, poi, ulteriormente accresciuta e perfezionata durante la frequentazione di un corso universitario, che ha in parte circoscritto l’argomento, affrontando la questione delle migrazioni femminili dalla prospettiva delle esperienze concrete di alcune protagoniste, con particolare allusione ai progetti elaborati, ai desideri nutriti e ai condizionamenti subiti [Decimo 2005]. Tali considerazioni hanno, quindi, costituito la base teorica da cui ho ricevuto lo stimolo per delineare ed organizzare questo lavoro, il cui intento consiste proprio nel ricostruire i percorsi migratori affrontati da queste donne, cercando di porre in rilievo il ruolo di autonomia e di agency di cui sono portatrici. Scendendo nel dettaglio della struttura, con il primo capitolo ci doteremo degli strumenti concettuali necessari per esaminare il tema. Verrà, in particolare, chiarito il significato di alcuni termini rilevanti, inerenti naturalmente al fenomeno migratorio; si 1 Si allude ad una forma peculiare di discriminazione razziale moderna, nota come razzismo avversivo, «in contrasto con il razzismo “vecchio stile”, che si esprime direttamente ed apertamente» [Alietti e Padovan 2005, p. 272].

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Viola Careggio Contatta »

Composta da 175 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.