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L'Europa dal 1989 a Maastricht nel dibattito politico-parlamentare europeo, italiano e francese.

Informazioni tesi

  Autore: Davide Carrino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Sandro Rogari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

L’oggetto di studio di questo lavoro riguarda l’analisi comparata del processo di integrazione europea nell’arco temporale 1989-1993, partendo dalla fase storica precedente la caduta del muro di Berlino e termina con l’entrata in vigore del trattato di Maastricht. Particolare interesse è rivolto alla posizione dei gruppi parlamentari nel dibattito politico-parlamentare del periodo al Parlamento Europeo (PE), alla Camera dei Deputati e all’Assemblée Nationale. Nello specifico, l’interesse di questo studio può emergere dalla validità di un approccio che, facendo luce sulle logiche inter-statali, si soffermi maggiormente sulle logiche interne e sugli schieramenti creatisi nel dibattito italo-francese ed europeo in risposta alla caduta del Muro e alla relativa volontà di porre in atto (o meno) riforme importanti in seno alla Comunità. Questa prospettiva, studiata sia attraverso l’analisi dei dibattiti parlamentari nelle tre assemblee di riferimento che facendo riferimento alle conclusioni emerse dai singoli summits del Consiglio Europeo, permette di fornire un quadro piuttosto completo sull’andamento dei progressi nelle negoziazioni verso il Trattato sull’Unione Europea (TUE) e garantisce una visione da insider, emersa sia dalla diversa concezione europea dei partiti di due paesi fondatori come Italia e Francia che dal framing di un’istituzione sovranazionale – ancora piuttosto debole all’epoca - come il PE.
L’analisi e la comparazione dei testi utilizzati, perciò, serve a mostrare in profondità l’attinenza del filone di riferimento: senza sottovalutare l’importanza “de la relance” comunitaria avviatisi con la nomina di Jacques Delors alla presidenza della Commissione e l’approvazione dell’Atto Unico nel febbraio 1986, lo “scricchiolamento” della Repubblica Democratica Tedesca, la caduta del muro di Berlino e lo slancio immediato del cancelliere Kohl, che dopo poco più di due settimane propose – senza nemmeno consultare i suoi alleati – i dieci punti del piano di riunificazione del paese aprendo la prospettiva del ritorno alla “grande Germania”, giocano un ruolo decisivo nell’accelerazione della costruzione europea. Lo studio delle posizioni dei gruppi parlamentari francesi, italiani ed europei dinnanzi alla caduta del Muro, infatti, mostrano la validità di quello che ho definito “l’argomento geopolitico”, laddove l’ipotesi di un ritorno repentino alla Germania unita aveva fatto montare la “paura” a livello europeo: di conseguenza, in primo luogo capi di stato decisivi come François Mitterrand e Margaret Thatcher osteggiano velatamente la riunificazione, e successivamente, il rafforzamento delle istituzioni europee viene visto come la sola risposta possibile al timore che l’Europa venisse schiacciata dal “gigante tedesco”, dando vita ad un’ “Europa germanica”.
Questo lavoro ha permesso di mettere da parte le visioni puramente intergovernamentali, che tendono a concepire l’integrazione europea come un processo basato sugli interessi nazionali, per cui – con o senza la caduta del Muro – “Maastricht avrebbe visto comunque la luce”; al contrario, la “spiegazione geopolitica” viene rafforzata non solo dai dibattiti ma anche guardando alla tempistica dei progressi compiuti a partire dall’estate 1989: sebbene l’Unione economico-monetaria (UEM) e l’Unione politica (UP) fossero state discusse diversi anni in anticipo, è il Consiglio Europeo di Strasburgo (8-9 dicembre 1989) che, a soli due mesi di distanza dalla distruzione del simbolo di divisione del continente, lancia la “nuova architettura europea” prefigurando l’intensificazione dell’UEM come “risposta necessaria” a quegli eventi.
Per quanto riguarda il PE, l’analisi dei dibattiti ha messo in luce il “conflitto istituzionale” tra l’unico organo elettivo dell’Unione e le altre istituzioni: queste si riferiscono retoricamente al PE nei dibattiti in assemblea plenaria, ma rispondono raramente alle richieste avanzate dagli europarlamentari. Ne deriva, perciò, un parlamento molto unito sulle questioni istituzionali (non mancano i casi di “voto istituzionale” come mezzo di pressione), ma molto più legato alle “logiche nazionali” e all’interesse del paese di riferimento nei dibattiti sull’UEM, all’interno di un sistema politico che “non si divide sull’Europa”, quanto piuttosto sulla classica frattura destra-sinistra.
La parte finale del lavoro, dedicata all’avvio dell’europessimismo successivo alla firma del Trattato, ha mostrato le difficoltà di far appassionare i popoli ad un’Europa “troppo complessa”, oltre che l’asimmetria di un progetto che sembra confermare la volontà di creare “l’Euro ma non l’Europa”. Guardando a Maastricht da lontano, perciò, si può dire che il duo Kohl-Mitterrand ha agito nel solco della tradizione, ravvivando la componente elitaria del progetto avviato con la CECA e mettendo in marcia, probabilmente, più di quanto gli stessi popoli europei non fossero disposti ad accettare.

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4 Introduzione – 1. L’oggetto di studio e le linee evolutive del discorso L’oggetto di studio di questo lavoro riguarda l’analisi comparata del processo di integrazione europea, con un interesse particolare rivolto alla posizione dei gruppi parlamentari nel dibattito politico-parlamentare al Parlamento Europeo (PE), alla Camera dei Deputati e all’Assemblee Nationale nel periodo 1989-1994. A questa non può non aggiungersi un’attenta valutazione delle posizioni degli stati nazionali all’interno delle negoziazioni, ed uno spunto importante su questo versante potrà emergere analizzando queste strategie anche dall’interno, almeno per quanto riguarda Italia e Francia in particolare. La scelta del periodo di riferimento è direttamente legata alle idee portanti della tesi, di cui si cerca conferma nei testi e nei documenti utilizzati per la stesura; specificamente, subito dopo le agitazioni e le spinte alla democratizzazione avviatesi tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989 nell’Europa dell’Est – in Polonia ed Ungheria in particolare 1 – il progetto europeo cambia fisionomia e piuttosto rapidamente si crea un consenso diffuso tra i leader europei sulla necessità di “fare l’Europa”, accelerare il processo di integrazione dei dodici con l’obiettivo di abbandonare l’Europa “commerciale” ed avanzare verso un effettivo coordinamento delle politiche comunitarie esteso all’ambito economico, finanziario, politico. Questi processi sono fortemente influenzati e quasi resi “necessari” – o percepiti come tali dalle principali potenze europee - dallo “scricchiolamento” del regime della Germania Orientale, la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Queste fasi storiche, repentine e dalla portata devastante – al punto da trasformare equilibri politici emersi dal secondo conflitto mondiale – rafforzano alcuni aspetti della globalizzazione economica e finanziaria avviati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, e pongono le basi per il tanto atteso rafforzamento delle istituzioni comunitarie 2 . La prospettiva della riunificazione tedesca, infatti, fornisce un grosso impulso alla costruzione europea, considerando che il ritorno ad una “grande Germania” 3 , motore economico dell’Europa con circa ottanta milioni di abitanti, “preoccupa ed è talora palesemente osteggiata, ma alla quale ci si rassegna, purchØ l’integrazione europea garantisca dai <<rischi>> di una Germania tornata troppo potente” 4 . Tenendo in considerazione questi fattori, si capisce come la fine degli anni ’80 rappresenti un 1 Cfr. Giuseppe Mammarella, Storia d’Europa dal 1945 ad oggi, Laterza, Bari 2003, pp. 542-544. 2 Cfr. Sandro Rogari, L’età della globalizzazione. Storia del mondo nell’età contemporanea, Utet 2008, pp. 567- 568. 3 Come ci sarà modo di capire piø avanti, il timore dello strapotere tedesco è molto piø diffuso in Francia (seppur solo tra alcune forze politiche) e al Parlamento Europeo piuttosto che in Italia, anche per ovvie ragioni legate al ruolo secondario giocato nello scacchiere politico europeo. 4 Sandro Rogari, op. cit., p. 567.

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unione europea
trattato di maastricht
unione politica
muro di berlino
integrazione e costruzione europea
unione economico-monetaria

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