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Ruolo e competenze dei centumviri nel sistema giuridico romano

Ruolo e competenze dei centumviri nel sistema giuridico romano.

Nel sistema giuridico romano, il tribunale centumvirale, ebbe un ruolo determinante in materia ereditaria.
Nonostante gli Autori concordino nel ritenere che tale collegio abbia avuto un importante ruolo in materia successoria, non mancano di certo i punti oscuri riguardo ad esso e proprio questi ultimi hanno portato ad una divisione della dottrina.
Uno dei punti su cui si controverte è l’origine di tale organo, esso certamente operò fino al III sec. d. C., ma mancano fonti che con chiarezza indichino il periodo e le ragioni che portarono alla creazione di tale tribunale. La dottrina si divide così in due orientamenti principali:
1) Il primo riconosce un’origine arcaica, ponendo la nascita in epoca monarchica.
2) Il secondo individua la nascita in un periodo più recente da porre tra il III e il II sec. a. C., periodo in cui si ebbe uno sviluppo della libertà di testare, fatto questo che portò certamente ad un aumento delle cause ereditarie; determinando così la necessità di creare un nuovo organo giudicante.
La competenza in materia successoria non viene posta in dubbio, essendo numerose le fonti che l’attestano esplicitamente. I dubbi si pongono eventualmente nel riconoscere una competenza limitata a tale materia oppure ad una pluralità di materie, dubbi che sono sorti in dottrina dall’esame di un passo di Cicerone, de oratore 1.38.173, di difficile interpretazione. In esso si enumerano una pluralità di materie in riferimento alle cause discusse davanti ai centumviri, i contrasti sono nati in relazione a come tali materie dovessero essere intese: se come cause autonome, oppure come materie incidenti sulle cause ereditarie le quali talvolta sono molto complesse, e riguardano una pluralità di argomenti.
Cicerone, riporta anche il caso del console Mancino, questo caso ha fatto ipotizzare che il tribunale potesse essere competente a giudicare le cause di libertà. Lo stesso dubbio lo pone un passo di Fedro ma in relazione alla materia criminale.
Gli Autori dopo un’analisi attenta dei brani tendono a dividersi tra chi riconosce al collegio una competenza ampia, e chi invece pone la loro competenza sempre in relazione con la materia ereditaria.
Le fasi processuali non si distinguono da quelle degli altri processi, bisogna comunque sottolineare che il tribunale divenne una sorta di scuola dove praticare l’arte oratoria, alcune fonti infatti sottolineano come gli avvocati ambissero esercitare il loro patrocinio davanti a tale corte. Questione difficile da spiegare rimane il fatto che pur essendo ormai introdotto il processo formulare, davanti a tale corte si continuò ad agire per legis actiones, fatto questo che ha fatto discutere la dottrina sulle ragioni che portarono a mantenere questo modo di agire nel processo centumvirale.
Le cause ereditarie si caratterizzarono per una nuova azione che poteva essere presentata davanti ai centumviri, la querela inofficiosi testamenti. Tale azione nacque per ottenere la rescissione dei testamenti che si riteneva avessero violato i diritti di determinati soggetti; fu proprio la violazione dell’officium pietatis, cioè il dovere di affetto e di assistenza nei confronti dei figli o dei parenti stretti che venne posto alla base dell’inofficiosità. Il fondamento di tale azione veniva visto nell’iniuria, cioè nell’ingiustizia compiuta da testatore nei confronti di tali soggetti.
Aspetto importante sottolineato dagli Autori è il fatto che molte delle regole applicate dal tribunale siano nate proprio all’interno della pratica centumvirale.

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2. La regola « sui heredes aut instituendi sunt aut exheredandi » Col tempo si sentì la necessità di tutelare la situazione dei parenti più stretti del defunto, imponendo delle limitazioni al momento in cui il testamento veniva redatto, per cui il testatore era tenuto a prendere una posizione esplicita nei confronti di tali persone decidendo d’istituirle eredi oppure diseredarle; diventa a quel punto vigente il divieto di preterire i propri heredes. Alcuni Autori, come Luigi Di Lella, hanno ritenuto che il principio « sui heredes aut instituendi sunt aut exheredandi » si sia sviluppato nella prassi centumvirale 1 . L’ Autore sostiene come la dottrina tradizionale abbia voluto vedere in tale principio un limite alla libertà di testare, se poi la preterizione avesse riguardato un figlio maschio, essa avrebbe determinato l’invalidità del testamento. Tale limite avrebbe avuto natura sostanziale, infatti, avrebbe imposto al testatore un dovere di istituire certe persone, solo in questo senso avrebbe potuto intendersi la sanzione della invalidità del testamento. 1 L. DI LELLA, « Querela inofficiosi testamenti ». Contributo allo studio della successione necessaria, cit., p. 102 ss.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Pietrina Carta Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

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