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Accesso alla conoscenza e proprietà intellettuale

Sono un videomaker professionista da molti anni, durante i quali mi sono occupato principalmente di audiovisivi industriali e di documentari. Volente o no, ho avuto a che fare spesso con i problemi legati ai diritti d’autore. Mi sono trovato diverse volte nella condizione di dover far valere la mia titolarità dei diritti su un’opera o di cercare un modo per produrre un determinato audiovisivo senza ledere diritti altrui. La ricerca è stata spesso faticosa e dai risultati incerti. Nella maggior parte dei casi, i miei diritti, sia intellettuali sia patrimoniali, sono stati conculcati grazie alla diffusa convinzione che i diritti d’autore (soprattutto quelli di un piccolo autore e produttore) non fossero importanti. Ad esempio, molte aziende committenti si comportano, sia pur spesso in buona fede, come se i diritti d’autore sugli audiovisivi prodotti fossero di loro proprietà. Così come mi sono trovato, talvolta, nella necessità di mettere sull’avviso i responsabili di diverse industrie perché, ignari degli illeciti in cui erano incorsi (e dei rischi ad essi collegati), avevano in precedenza accettato audiovisivi corredati di colonne sonore composte da musiche non autorizzate (in un caso che ricordo era addirittura stata usata impunemente la musica del film “Il gladiatore” di Ridley Scott).
Il mio approccio a questa tematica era, quindi, essenzialmente di tipo pragmatico, anzi, se vogliamo, addirittura utilitaristico. Nel momento in cui ho iniziato a pensare ad una tesi di laurea sul diritto d’autore, confesso che l’ho vista come l’occasione per approfondire la mia conoscenza delle normative vigenti, come un’opportunità, cioè, di prendere i classici “due piccioni con una fava”.
Quando, però, ho letto alcuni dei vari testi che il relatore mi ha segnalato, ho iniziato a considerare tutta la questione in modo completamente diverso. Ho capito che buona parte dei problemi connessi con il rispetto dei diritti altrui, che avevo incontrato come professionista nella realizzazione dei miei audiovisivi, non erano casi particolari, bensì erano parte integrante ed organica di un problema di rilevanza mondiale.
La linea d’indagine per produrre un’argomentazione esauriente è scaturita dalla considerazione che, anche da una prima analisi, appare chiaro come tutte le leggi in materia di d.d.a. siano fortemente promosse dai gruppi editoriali internazionali (principalmente statunitensi) proprietari della stragrande maggioranza dei prodotti culturali di tutto il mondo occidentale.
Quindi, data la natura internazionale delle organizzazioni e dei gruppi di pressione, è parso che, per questo studio, la scelta migliore e più sintetica fosse quella di riferirsi alla giurisprudenza statunitense.
Lo sviluppo del lavoro, in estrema sintesi, è stato suddiviso in tre capitoli: il primo cerca di rendere conto della genesi del diritto d’autore e della prima parte della sua vita, quella che si è svolta dall’invenzione della stampa fino agli anni ’80 del XX secolo, cioè durante l’era “analogica”; il secondo descrive le mutate esigenze e le difficoltà connesse con la tutela del d.d.a. nell’era “digitale”, cioè quella che va dalla fine degli anni ’80 ad oggi; il terzo cerca di fare il punto sugli sviluppi della giurisprudenza e della tecnologia negli ultimi anni, quelli successivi, cioè, all’emanazione dei trattati WIPO e del Digital Millennium Copyright Act.

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Accesso alla conoscenza e proprietà intellettuale 5 Introduzione Sono un videomaker professionista da molti anni, durante i quali mi sono occupato principalmente di audiovisivi industriali e di documentari. Volente o no, ho avuto a che fare spesso con i problemi legati ai diritti d’autore. Mi sono trovato diverse volte nella condizione di dover far valere la mia titolarità dei diritti su un’opera o di cercare un modo per produrre un determinato audiovisivo senza ledere diritti altrui. La ricerca è stata spesso faticosa e dai risultati incerti. Nella maggior parte dei casi, i miei diritti, sia intellettuali sia patrimoniali, sono stati conculcati grazie alla diffusa convinzione che i diritti d’autore (soprattutto quelli di un piccolo autore e produttore) non fossero importanti. Ad esempio, molte aziende committenti si comportano, sia pur spesso in buona fede, come se i diritti d’autore sugli audiovisivi prodotti fossero di loro proprietà. Così come mi sono trovato, talvolta, nella necessità di mettere sull’avviso i responsabili di diverse industrie perché, ignari degli illeciti in cui erano incorsi (e dei rischi ad essi collegati), avevano in precedenza accettato audiovisivi corredati di colonne sonore composte da musiche non autorizzate (in un caso che ricordo era addirittura stata usata impunemente la musica del film “Il gladiatore” di Ridley Scott). Il mio approccio a questa tematica era, quindi, essenzialmente di tipo pragmatico, anzi, se vogliamo, addirittura utilitaristico. Nel momento in cui ho iniziato a pensare ad una tesi di laurea sul diritto d’autore, confesso che l’ho vista come l’occasione per approfondire la mia conoscenza delle normative vigenti, come un’opportunità, cioè, di prendere i classici “due piccioni con una fava”. Quando, però, ho letto alcuni dei vari testi che il relatore mi ha segnalato, ho iniziato a considerare tutta la questione in modo completamente diverso. Ho capito che buona parte dei problemi connessi con il rispetto dei diritti altrui, che avevo incontrato come professionista nella realizzazione dei miei audiovisivi, non erano casi particolari, bensì erano parte integrante ed organica di un problema di rilevanza mondiale. Tra le altre, sono state illuminanti specialmente le letture dei testi di Lawrence Lessig e Jeremy Rifkin, che mi hanno permesso di inquadrare il problema da un (per me) inedito punto di vista.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Massimo Guadrini Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.