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Analisi del nuovo processo sommario di cognizione

Informazioni tesi

  Autore: Cristian Antonio Gottardi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Carla Giorgetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 284

Le ragioni che hanno ispirato la riforma del 2009 sono da ricercare nei diversi fattori di crisi della giustizia civile, nel principio di ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost. e nel diritto alla tutela giurisdizionale effettiva sancito dall’art. 24 Cost., che hanno spinto l’attenzione del legislatore verso l’istituto francese del référé e lo hanno condotto tra gli anni 2003 - 2005 al varo di istituti (il rito societario ex art. 19 del d.lgs. n. 5/2003 ed il nuovo regime di efficacia dei provvedimenti cautelari a strumentalità attenuata) che rappresentano i precedenti diretti più significativi del nuovo procedimento sommario.
La legge 18 giugno 2009, n. 69, ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano un nuovo modello procedimentale inserendo, al termine del capo III del titolo I del libro IV del Codice di Procedura Civile, un capo III-bis rubricato “Del procedimento sommario di cognizione” che contiene i nuovi articoli 702-bis, 702-ter e 702-quater c.p.c. Si tratta di un rito speciale di cognizione concorrente rispetto al processo a cognizione piena dinanzi al Tribunale, in composizione monocratica, e aspira a realizzare l’effetto della rapida definizione dei giudizi per i quali sia sufficiente “un’istruzione sommaria”. La volontà di riformare l’intero sistema processuale italiano non sembra però essersi esaurita. La “delega al Governo per la riduzione e semplificazione dei procedimenti civili” espressa nell’art. 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69 lascia intendere che il legislatore continuerà la sua opera di riordino e semplificazione dei meccanismi processuali vigenti (a regime dovrebbero restare solamente tre tipi di procedimento: ordinario, sommario e del lavoro).
All’apprezzamento teorico, espresso da giudici e studiosi di diritto, per la formulazione di regole procedimentali snelle e deformalizzate si contrappongono perplessità ed incertezze sulla capacità di tale nuovo istituto di realizzare i desiderati effetti deflativi.
Analizzando la disciplina ci si rende conto che la sommarietà di tale istituto è riferita alla sola fase procedimentale ed istruttoria e non anche alla fase introduttiva, in quanto le parti hanno l’onere di predisporre gli atti introduttivi in modo completo, al pari del giudizio ordinario, eccetto l’utilizzo della forma del ricorso.
Le caratteristiche del procedimento sommario di cognizione sono: la natura dichiarativa; l’alternatività al rito ordinario; la sommarietà dell’istruzione; l’atipicità; la libertà di prova; il contraddittorio anticipato; riduzione dei tempi, in quanto tra la vocatio in ius e la prima udienza trascorrono quaranta giorni, contro ai novanta giorni del processo ordinario; introduzione tramite un ricorso in citazione (si tratta formalmente di un ricorso, ma deve presentare la vocatio in ius, tipica dell’atto di citazione); assenza di termini e scadenze ben definiti; forma dell’ordinanza per il provvedimento finale; discrezionalità del giudice, che può mutare rito se ritiene che non sia possibile un’istruzione non sommaria, ex art. 702-ter c.p.c., diversamente dal processo ordinario di cognizione.
Per quanto concerne i protocolli che si sono soffermati a delineare natura e scopo del procedimento sommario di cognizione si può dire che, in linea con la maggioranza della dottrina, definiscono il nuovo procedimento un processo speciale a cognizione piena, ma caratterizzato da un modello di trattazione semplificato, utilizzabile per le cause semplici.
La scelta percorsa dalla parte ricorrente di agire nelle forme e nelle modalità prevista dall’art. 702-bis c.p.c. per ottenere la tutela del diritto in via sommaria, nel caso venga accolta dal giudice, è a tutti gli effetti un modo deformalizzato per giungere allo stesso accertamento del diritto con efficacia di cosa giudicata ai sensi dell’art. 2909 Cod. Civ., che altrimenti giungerebbe al termine di un processo a cognizione piena.
Le caratteristiche strutturali del procedimento e la possibilità di proporre un appello a cognizione piena, il quale consente al giudice di effettuare un controllo completo ed integrale del provvedimento emesso a seguito di un procedimento a cognizione sommaria, sembrano assicurare un’effettiva compatibilità con i principi del giusto processo.

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5 Premessa La legge 18 giugno 2009, n. 69, ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano un nuovo modello procedimentale inserendo, al termine del capo III del titolo I del libro IV del Codice di Procedura Civile, un capo III-bis rubricato “Del procedimento sommario di cognizione” che contiene i nuovi articoli 702-bis, 702-ter e 702-quater Cod. Proc. Civ. Si tratta di un rito speciale di cognizione concorrente rispetto al processo a cognizione piena dinanzi al Tribunale, in composizione monocratica, e aspira a realizzare l’effetto della rapida definizione dei giudizi per i quali sia sufficiente “un’istruzione sommaria”. Ciò potrebbe apparire in contrasto con gli stessi principi ispiratori della legge n. 69 del 2009 1 in quanto la stessa, all’art. 54, contiene una legge delega per la c.d. semplificazione dei riti, proprio al fine di ridurre l’eccessivo numero di procedimenti oggi applicabili per risolvere le controversie 2 . Le ragioni che hanno ispirato la riforma del 2009 e quelle precedenti, sono da ricercare nei diversi fattori di crisi della giustizia civile e nel principio di ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost., che hanno spinto l’attenzione del legislatore verso l’istituto francese del rØfØrØ e lo hanno condotto tra gli anni 2003 - 2005 al varo d’ istituti (il procedimento sommario societario ex art. 19 del d.lgs. n. 5/2003 ed il nuovo regime di efficacia dei provvedimenti cautelari a strumentalità attenuata) che rappresentano i precedenti diretti piø significativi del nuovo procedimento sommario di cognizione 3 . La volontà di riformare l’intero sistema processuale italiano non sembra però essersi esaurita. La “delega al Governo per la riduzione e semplificazione dei 1 BALENA, La nuova pseudo-riforma della giustizia civile (Un primo commento della l. 18 giugno 2009, n. 69), in Il giusto processo civile, 2009, 749. 2 LUPOI, Sommario (ma non troppo), in www.judicium.it, § 1. 3 GUAGLIONE, Il nuovo processo sommario di cognizione, Roma, 2009, 1 e ss.

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