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Le ricette sul Blu Oltremare nei Trattati dal XIII al XVII secolo

Il lavoro di questa tesi ha riguardato la comparazione delle ricette esistenti nei trattati antichi che descrivono i procedimenti per una corretta preparazione del pigmento blu oltremare dal minerale di Lapislazzuli. Il procedimento da eseguire per la purificazione è riportata nei testi antichi, in particolare nei trattati che riferiscono indicazioni sulle tecniche artistiche e sulla preparazione dei colori. Dai manoscritti trovati sono state estratte le ricette sulla purificazione del Lapislazzuli, in particolare il passaggio relativo alla creazione del pastello. Oltre alla difficoltà di reperire le Fonti, la consultazione dei manoscritti si è rivelata complessa per la difficoltà di interpretazione. Nei quattordici manoscritti consultati sono state trovate ben 39 ricette.
Il procedimento di purificazione consiste nella realizzazione di un composto formato nella maggior parte dei casi da resina, cera e olio di lino, un miscuglio appiccicoso che ha la funzione di trattenere la polvere di lapislazzuli insieme alle impurità. Subito dopo il composto veniva sottoposto a diversi passaggi di liscivia che, essendo una sostanza alcalina, permetteva al pigmento blu oltremare di fuoriuscire dalla poltiglia, lasciando nel composto chiamato pastello tutte le impurità.
In questa tesi è stato effettuato un confronto fra le ricette, chiarendo il procedimento e convertendo le quantità trovate sulle fonti nella stessa unità di misura, in grammi.
Inoltre, è stata eseguita l’analisi di quattro campioni di Lapislazzuli di cui uno proveniente dalle miniere dell’Afghanistan e tre dalla Cina. Su questi campioni sono state eseguite indagini spettroscopiche Raman e Infrarosso nel tentativo di caratterizzare il materiale, cercando di individuare differenze nella provenienza.

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5 Introduzione Nella storia dell‟arte fra i blu più utilizzati troviamo il blu di Lapislazzuli, roccia costituita da feldspatoidi, calcite, pirite e silicati vari, utilizzato fin dai tempi antichi come un materiale pregiato per la sua tonalità blu intenso impreziosito dalle venature d‟oro. Il minerale si è rivelato ottimo per la qualità della resa cromatica e allo stesso tempo costoso per le difficoltà di estrazione e per i costi di trasporto, vista la provenienza dall‟oltremare. Questi due aspetti hanno certamente condizionato e indirizzato l‟utilizzo su superfici limitate. Nelle particolari situazioni in cui è stato adoperato per superfici più ampie, la stesura del colore veniva fatta in velatura su uno strato di azzurrite, un carbonato basico di rame, largamente utilizzato, grazie al costo contenuto. La lazurite presente nel minerale di lapislazzuli è la responsabile della colorazione blu, che sembra da attribuirsi alla presenza di radicali S 3 - . La prima utilizzazione del Lapislazzuli come pigmento viene fatta risalire al VI-VII secolo d.C., in cui fu utilizzata in alcune pitture rupestri afgane. La diffusione in Occidente di questo particolare colore avviene quasi contemporaneamente, in alcuni casi sostituisce il blu egiziano, tuttavia è frenata dall‟elevato prezzo. La preziosità del materiale ne indirizzava anche l‟utilizzo. Se nell‟iconografia classica troviamo l‟azzurro utilizzato per le vesti di Cristo e della Vergine, nel XV e nel XVI secolo la scelta del colore verrà associata alla preziosità del blu oltremare, come si può notare in tanti esempi di storia dell‟arte di quel periodo e anche precedenti. In passato diversi studi hanno cercato di individuare le caratteristiche mineralogiche volte a determinare la provenienza della pietra. In queste ricerche troviamo un doppio interesse, sia storico, che cerca di individuare le vie attraverso cui si sviluppava il commercio della pietra, che tecnico-

Tesi di Laurea

Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali

Autore: Cinzia Tavoletta Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1473 click dal 28/09/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.