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Le Nazioni Unite e la guerra Iran-Iraq

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Macirella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Luciano Tosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

Il presente lavoro nasce con l’intento di illustrare le modalità con cui le Nazioni Unite sono intervenute nella guerra Iran-Iraq, nel tentativo di porvi fine.
Prima di approfondire l’azione dell’ Onu, è stato necessario comprendere le origini del conflitto, le sue caratteristiche principali e il contesto storico-politico nel quale si è sviluppato. Questa analisi iniziale è svolta nei primi due capitoli del lavoro.
Nel primo capitolo si ricostruiscono la storica disputa di confine tra i due paesi e la Rivoluzione iraniana. L’analisi della questione confinaria risulta indispensabile, poiché il motivo ufficiale addotto da Saddam Hussein per giustificare l’offensiva contro i persiani è la violazione da parte dell’Iran del Trattato di Algeri del 1975. Questo accordo aveva temporaneamente messo fine alle dispute che da secoli vedevano i due paesi in disaccordo sulla definizione di alcuni tratti del confine comune, e in particolare sulla sovranità dello Shatt al-Arab che per gli iracheni, rappresentando l’unico accesso diretto al mare, ha sempre avuto un’importanza particolare.
Il capitolo prosegue con un analisi della Rivoluzione iraniana, che nel 1980 portò alla nascita di una Repubblica islamica in Iran. Questo evento rappresenta uno spartiacque non solo nelle relazioni tra Teheran-Baghdad e con la maggior parte dei paesi arabi, ma anche con le due superpotenze e con il resto della comunità internazionale. La presa del potere da parte del clero sciita destò profonda preoccupazione negli iracheni, che, avendo più di metà della popolazione di confessione sciita, temettero un “contagio islamico” e nello stesso tempo fu vista da Baghdad come un momento di debolezza da sfruttare per poter ottenere vantaggi territoriali nelle zone di confine contese con l’Iran.
Nel secondo capitolo l’attenzione si focalizza sugli eventi bellici, cercando di cogliere le principali caratteristiche del conflitto e tenendo in debita considerazione come il contesto politico internazionale e il comportamento degli altri Stati abbiano profondamente influito sull’andamento degli avvenimenti. Nel lavoro si distinguono due fasi del conflitto; la prima va dal 1980 al 1986 e la seconda dal 1986 al 1988. La prima fase è definita “la guerra dimenticata” per due motivi: da una parte perché l’azione dell’Onu, paralizzata dalla “seconda guerra fredda” e emarginata sulla scena internazionale, non riusciva a essere risolutiva, e dall’altra parte, questa definizione è provocatoria perché altri gli Stati, in particolare le superpotenze, pur dichiarando la loro neutralità e votando favorevolmente le risoluzioni dell’Onu che invitavano le parti al cessate il fuoco, hanno influenzato sin dai primi mesi il corso della guerra, tramite la vendita indiscriminata di armamenti, in modo tale da logorare i due “pericolosi” contendenti e evitare che il più forte, magari in momenti diversi, prevalesse sull’altro. Nella seconda fase, quando gli iraniani erano sul punto di vincere la guerra e si inasprirono gli attacchi contro le petroliere neutrali transitanti nelle acque del Golfo, con possibili ripercussioni sul mercato petrolifero, il conflitto si internazionalizzò “ufficialmente” e con l’intervento della marine occidentali a protezione del diritto della “libertà di navigazione”, divenne una crisi di portata mondiale.
Il terzo e ultimo capitolo ricostruisce l’azione dell’Onu negli otto anni di conflitto, in particolare attraverso un excursus delle risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza, a partire dalla risoluzione 479 del 28 settembre 1980. Tale analisi ha permesso di comprendere i motivi per cui le decisioni adottate al “Palazzo di Vetro” si rivelarono inefficaci sino al 1987, anno in cui il Consiglio di Sicurezza approvò la risoluzione 598 del 20 luglio, la cui accettazione, il 7 agosto 1988, portò finalmente al cessate il fuoco che ebbe inizio il 20 dello stesso mese.
Nella seconda parte del capitolo particolare rilevanza è data all’operato di Pérez de Cuéllar, Segretario Generale dell’Onu dal 1982, che riuscì, nel corso degli anni Ottanta, ad aggiungere la funzione di peacemaker al portafoglio delle responsabilità del Segretario Generale, reinventandone così la figura. In pratica, Javier Pèrez de Cuèllar, tramite un intenso, deciso e, spesso, oscuro lavoro di mediazione e mettendo a punto un vero piano di pace, riuscì a far giungere le due parti al cessate il fuoco e all’immediato inizio di negoziati, risultando l’artefice principale della fine del conflitto tra Iran e Iraq.
Infine si descrive l’operato della Missione di osservatori militari delle Nazioni Unite inviata in Iran e Iraq (Uniimog), tra l’agosto del 1988 e il febbraio 1991. L’Uniimog, instituita con la risoluzione 619 del 9 agosto 1988 in attuazione del disposto della R/598-1987, ebbe il compito di vigilare sul “cessate il fuoco” e prevenire violazioni degli accordi raggiunti tra i due paesi.

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4 INTRODUZIONE Il presente lavoro nasce con l‟intento di illustrare le modalità con cui le Nazioni Unite sono intervenute nella guerra Iran-Iraq, nel tentativo di porvi fine. Prima di approfondire l‟azione dell‟ Onu, è stato necessario comprendere le origini del conflitto, le sue caratteristiche principali e il contesto storico-politico nel quale si è sviluppato. Questa analisi iniziale è svolta nei primi due capitoli del lavoro. Nel primo capitolo si ricostruiscono la storica disputa di confine tra i due paesi e la Rivoluzione iraniana. L‟analisi della questione confinaria risulta indispensabile, poiché il motivo ufficiale addotto da Saddam Hussein per giustificare l‟offensiva contro i persiani è la violazione da parte dell‟Iran del Trattato di Algeri del 1975. Questo accordo aveva temporaneamente messo fine alle dispute che da secoli vedevano i due paesi in disaccordo sulla definizione di alcuni tratti del confine comune, e in particolare sulla sovranità dello Shatt al-Arab che per gli iracheni, rappresentando l‟unico accesso diretto al mare, ha sempre avuto un‟importanza particolare. Il capitolo prosegue con un analisi della Rivoluzione iraniana, che nel 1980 portò alla nascita di una Repubblica islamica in Iran. Questo evento rappresenta uno spartiacque non solo nelle relazioni tra Teheran-Baghdad e con la maggior parte dei paesi arabi, ma anche con le due superpotenze e con il resto della comunità internazionale. La presa del potere da parte del clero sciita destò profonda preoccupazione negli iracheni, che, avendo più di metà della popolazione di confessione sciita, temettero un “contagio islamico” e nello stesso tempo fu vista da Baghdad come un momento di debolezza da sfruttare per poter ottenere vantaggi territoriali nelle zone di confine contese con l‟Iran. Nel secondo capitolo l‟attenzione si focalizza sugli eventi bellici, cercando di cogliere le principali caratteristiche del conflitto e tenendo in debita considerazione come il contesto politico internazionale e il comportamento degli altri Stati abbiano profondamente influito sull‟andamento degli avvenimenti. Nel lavoro si distinguono due fasi del conflitto; la prima va dal 1980 al 1986 e la seconda dal 1986 al 1988. La prima fase è definita “la guerra dimenticata” per due motivi: da una parte perché l‟azione dell‟Onu, paralizzata dalla “seconda guerra fredda” e emarginata sulla

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