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La forma di governo albanese

Informazioni tesi

  Autore: Angela Zanotto
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Laura Montanari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Il lavoro mira a esaminare il passato comunista dell'Albania, l'attuale forma di governo e il progressivo avvicinamento del sistema albanese all'Unione Europea.
Alla luce dell’analisi svolta, si può affermare che la nuova Costituzione esprime pienamente la volontà dell’Albania di accogliere i principi del costituzionalismo democratico. Sul piano della forma di governo si è scelta una soluzione parlamentare, traendo ispirazione dagli esempi dei diversi Paesi europei che accolgono questo modello. Tuttavia, come confermato anche dalle valutazioni espresse dalla Commissione europea, permangono aspetti problematici nella definizione dei rapporti tra gli organi costituzionali, cui neppure le recenti riforme sembrano aver dato una risposta adeguata. Nonostante le difficoltà, tuttavia non è più in discussione in Albania l’accoglimento dei principi dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti fondamentali. L’obiettivo è oggi quello dell’integrazione nell’Unione europea, pur senza perdere la propria identità di “cerniera” per il vicino Oriente. A tal fine l'apporto dei Paesi vicini può essere di grande aiuto. Esso si deve fondare su una conoscenza della realtà albanese e della sua nuova Costituzione. L’Albania, inoltre, ha fatto grandi progressi verso l’adeguamento ai criteri fissati a Copenaghen dall’Unione europea, anche dovrà compiere ulteriori e considerevoli sforzi. Già nel 1990 gli studenti durante le manifestazioni contro il regime gridavano “Vogliamo essere come il resto dell’Europa!”. Allo stesso modo, il motto di Berisha, nei primi anni della transizione era “noi governiamo e il mondo occidentale ci aiuterà”. Dal punto di vista politico, infatti, l’Albania della transizione si è caratterizzata per un “iper-attivismo diplomatico a tutto campo”, poiché la fine del comunismo ha condotto il Paese a ripensare la propria identità nazionale in un contesto nuovo: quello dell’integrazione nelle relazioni internazionali. Tale strategia finalizzata a demolire il binomio comunismo-isolamento, che tanto pesava sulla storia del Paese, e a edificare quello capitalismo-internazionalizzazione che avrebbe dovuto caratterizzare la nuova fase politica, si è rivelata in grado di superare le divisioni partitiche, ed è divenuta una componente super partes della nuova identità politica albanese e dell’agenda politica del Paese. Non stupisce, dunque, alla luce della transizione post-socialista, che la realtà europea, intesa come Unione Europea, sembri costituire lo schermo principale su cui si proiettano le aspettative degli albanesi per il miglioramento delle proprie condizioni di vita.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI UDINE FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA CAPITOLO I LA TRANSIZIONE COSTITUZIONALE E L’APPRODO ALL’ATTUALE FORMA DI GOVERNO IN ALBANIA 1.1. Una breve ricostruzione del periodo socialista La storia dell’Albania, pur essendo un piccolo Paese, è segnata dal susseguirsi di una serie di governi e di forme di Stato, che valutate a posteriori rivelano l’inadeguatezza ad assicurare la tutela dei diritti dei cittadini e lo sviluppo del Paese. In questo capitolo cercherò di ricostruire sinteticamente il periodo che va dalla Seconda guerra mondiale ad oggi. A partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, in Albania venne instaurato un regime socialista, guidato dal dittatore Enver Hoxha, il quale si servì dell’appoggio politico e del sostegno finanziario di diversi Paesi. In una prima fase, infatti, l’Albania diventò uno Stato satellite della Jugoslavia di Tito, attraverso la firma di un Trattato di amicizia nel 1946, il quale comportava l’unione doganale e un sistema di prezzi comune, oltre che la formazione di aziende in comproprietà. Il governo jugoslavo, sostanzialmente, considerava gli investimenti in Albania, Paese con un sottosuolo ricchissimo di materie prime, come un elemento importante per il futuro della stessa Jugoslavia. I rapporti tra i due Paesi, tuttavia, si deteriorarono ben presto a causa delle tensioni dovute all’inadeguata retribuzione jugoslava per le materie prime albanesi e, nel 1947, Albania e Jugoslavia interruppero definitivamente i loro rapporti commerciali, con non poche tensioni tra i due Stati. Dal 1948 l’Albania trovò il suo partner commerciale nell’ex URSS guidata da Stalin: in questo periodo l’Albania riuscì in qualche modo a risollevarsi dalla crisi economica subita a seguito del conflitto mondiale; l’Unione sovietica infatti installò un gran numero di fabbriche sul terreno albanese per sfruttare le risorse del sottosuolo. 5

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