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Costruzione collaborativa di un artefatto in contesti blended: due casi di studio

Negli ultimi vent’anni, il passaggio da un approccio all’istruzione basato sull’insegnante ad un approccio di tipo collaborativo ha costituito il tema di un appassionato dibattito in campo educativo. Anche se la problematica non è nuova e pratiche collaborative erano già state utilizzate in ambito didattico già in precedenza, essa acquista un significato ed una importanza diversa in relazione alla diffusione delle telecomunicazioni e delle tecnologie informatiche e di rete. In questo contesto è nata una generazione di sostenitori del computer visto come un amplificatore della possibilità umana di comunicare e collaborare nella costruzione sociale della conoscenza, come strumento per un apprendimento attivo, interattivo, significativo e condiviso. Un’area di ricerca e di sviluppo tecnologico nota come CSCW (Computer Support Cooperative Work) ha cominciato a far uso di groupware, ovvero di software destinati non a singoli individui ma utilizzati da gruppi sulla base del concetto che il computer può facilitare, valorizzare e accrescere l’interazione tra i componenti di un gruppo fornendo, ad esempio, la possibilità di prender visione in ogni istante del lavoro altrui, di commentarlo e ricevere commenti.
Le tecnologie di rete ed i canali telematici di comunicazione, agevolando la possibilità di interazione a distanza, rendono possibile l’allestimento di laboratori di cooperazione e collaborazione tra “protagonisti distanti” del processo educativo. In altri termini le tecnologie di rete costituiscono l’impalcatura di un processo di apprendimento che si realizza in un ambiente didattico dove il sapere è distribuito anche tra tali tecnologie ed il lavoro viene svolto collaborativamente anche attraverso tali tecnologie.
“Apprendere collaborando con gli altri (propri pari o meno) e attraverso l’interazione sociale è ormai considerata la modalità di apprendimento più efficace in quanto è in grado di intrecciare l’acquisizione di conoscenze con aspetti psicosociali. Apprendere collaborando permette di acquisire i contenuti stabiliti, imparando al tempo stesso a porre domande e a dare risposte, a partecipare a gruppi di lavoro, a sviluppare un adeguato senso di identità attraverso il confronto con gli altri e ad intrattenere relazioni interpersonali positive. Ma non si apprende solo attraverso pratiche discorsive; anche la manipolazione e la costruzione del proprio oggetto di conoscenza svolge un ruolo fondamentale nel determinare i risultati di un percorso didattico”(Ligorio, 2002, pp. 39-40).

Alla luce di queste considerazioni, obiettivo principale di questa tesi è indagare le modalità di sviluppo del processo di apprendimento collaborativo attraverso la co-costruzione di un artefatto all’interno di due corsi universitari dell’ateneo barese che utilizzano una modalità di lavoro blended, alternando cioè lezioni frontali a incontri online attraverso il software Synergeia.
La tesi è divisa in due parti; la prima parte, teorica, è composta da quattro capitoli volti a fornire un quadro generale di riferimento, con particolare attenzione rivolta ai vantaggi e agli aspetti problematici relativi all’apprendimento collaborativo, alle comunità di pratica e virtuali, alla didattica online, all’e-learning e al blended learning. La seconda parte, invece, è relativa alla ricerca svolta ed è articolata in due capitoli volti ad analizzare rispettivamente il quadro generale del contesto di analisi e l’elaborazione e interpretazione dei dati.

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68 Capitolo 4 IL BLENDED LEARNING Spesso i percorsi di innovazione e di cambiamento di piccole o grandi dimensioni si arenano e incontrano barriere che li rendono inefficaci o che li fanno addirittura fallire. L’innovazione non è solo l’introduzione o l’adozione di una nuova tecnologia. Può essere un nuovo modo di fare le cose, di interagire, di organizzarsi. Per “navigare” nella complessità e affrontare le costanti incertezze legate ai cambiamenti sociali, economici e culturali é importante attivare le esperienze e le competenze dei soggetti interessati dai cambiamenti. Docenti e studenti…tutti insieme giocano un ruolo decisivo per il raggiungimento degli obiettivi di cambiamento (Martinez, Fernandez, Karlsson, 2004 ,p .10). 1.1 Il concetto di blended learning tra la pluralità di definizioni possibili L‟evolversi dei bisogni di apprendimento e organizzativi porta ad un nuovo paradigma di riferimento della formazione a distanza. L‟e-learning è un‟opportunità in termini di velocità, flessibilità, economicità e di controllo per strutture decentralizzate che vogliano accedere ai contenuti che il mercato della conoscenza offre a livello globale. La formazione frontale in aula, ancora oggi, è la più utilizzata ma, visti i sondaggi previsionali di utilizzo e di efficienza (Osservatorio Anee/Assinform 2006), che portano ad uno scenario futuro contrapposto, con l‟e-learning in vetta (83,1%), il modello blended learning risulta il più idoneo perché coniuga la flessibilità degli strumenti informatici con la determinante caratteristica di socializzazione dell‟uomo. Blended learning è dunque una delle nuove etichette che sempre più sembrano caratterizzare l‟uso delle tecnologie in contesti educativi e formativi. La parola blended deriva dal verbo inglese to blend che significa mescolare, miscelare, combinare in modo armonico elementi diversi ed è indicativo di una ricerca tesa a soddisfare, ma anche creare, nuovi gusti e nuove aspettative (infatti è entrato nella nostra cultura in riferimento a bevande

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia dell'organizzazione e della comunicazione

Autore: Rosamaria Rodio Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.