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Media e politica nella transizione fra prima e seconda Repubblica

C’è stata un’effettiva frattura tra prima e seconda Repubblica? O meglio: in cosa consiste questo passaggio? Com’è mutato il panorama politico italiano dopo il crollo del sistema partitico tradizionale fondato sulla contrapposizione Dc/Pci? Sono le principali domande che ancora oggi, a distanza di ben 17 anni da quelle “fatidiche” elezioni del marzo 1994, continuano a rimanere in sospeso suscitando l’interesse di studiosi e commentatori. A cascata si pongono altri interrogativi non meno problematici: cosa ha spinto milioni di italiani a votare per l’”homo novus” Silvio Berlusconi? E ancora: qual è stata, nella circostanza, l’influenza dei media sul voto?
Anche non volendo azzardare giudizi di merito, è indubbio che le consultazioni del 27 e 28 marzo 1994, le prime indette nel nostro paese con un sistema elettorale prevalentemente maggioritario a turno unico, abbiano rappresentato uno spartiacque con il passato. Le conseguenze che ne sono derivate, sia sul piano dell’organizzazione partitica che della comunicazione politica, infatti, tengono banco nell’Italia contemporanea. Pensiamo alla logica bipolare, del tutto assente nella “prima Repubblica”, allo sfruttamento della televisione e dell’informazione per fini di propaganda politica, alla tendenza alla “personalizzazione” e “spettacolarizzazione” del dibattito politico.

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6 CAPITOLO I - IL CREPUSCOLO DELLA I REPUBBLICA 1.1 - L’ITALIA NEGLI ANNI 80: UN PAESE IN TRASFORMAZIONE «Gli orientamenti elettorali, le forme di lealtà e di contrapposizione politica presentano una straordinaria persistenza nel tempo, capace di mantenersi al di là delle generazioni e del cambiamento dei regimi politici. Il sistema dei partiti creato in Italia nel secondo dopoguerra aveva rielaborato in un particolare gioco di contrapposizioni ideologiche le principali fratture che hanno segnato la storia nazionale: la frattura confessionalismo/laicismo (esasperata nella fase dell’unità nazionale), quella fra salariati e imprenditori (tipica della fase di industrializzazione e fortemente ideologizzata nel corso degli anni venti), la frattura fascismo-antifascismo, e la frattura nei riferimenti internazionali nel periodo della guerra fredda» 1 . Così Roberto Biorcio descrive la situazione dell’Italia durante la I Repubblica nel suo saggio “Nuovi protagonisti e nuovi scenari nella competizione elettorale”. Un periodo, durato quasi 50 anni, e segnato da un’incredibile staticità del quadro politico interno, bloccato dalla “conventio ad excludendum” ai danni del Pci e dalla centralità indiscussa della Democrazia Cristiana. Scrive ancora Biorcio: «In riferimento a queste contrapposizioni, si sono costituite le identità dei principali partiti di massa del secondo dopoguerra (Dc, Pci, Psi e Msi) e si sono istituzionalizzate a livello del sistema politico e dei movimenti organizzati. Alleanze e contrapposizioni sono state declinate facendo riferimento a tre dicotomie fondamentali: destra/sinistra; cattolici/laici; fascismo/antifascismo. Le diverse contrapposizioni esistenti nel nostro sistema politico sono state rappresentate, nel discorso dei politici e nel senso comune degli elettori, facendo riferimento principalmente alla dimensione sinistra-destra» 2 . E proprio questa frattura, in Italia piø che in altri Paesi, continua ad influenzare discorsi e prassi politica, nonostante la crisi delle ideologie, diventata palese alla fine degli anni 90. Tuttavia il piano ideologico è solo una delle chiavi di lettura, e forse nemmeno la piø appropriata, per spiegare la cristallizzazione del quadro politico repubblicano nella cosiddetta 1 Cfr. R. Biorcio, Nuovi protagonisti e nuovi scenari della competizione elettorale in M. Livolsi, U. Volli (a cura di), La comunicazione politica tra prima e seconda Repubblica, Milano, Franco Angeli, 1995, p.60. 2 Ivi, p.61.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Benedetto Antuono Contatta »

Composta da 205 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.