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Il passaggio dal muto al sonoro nel cinema di Charles Chaplin

Tra i personaggi più forti che il grande schermo abbia saputo creare nel Novecento, Charles Chaplin ha fornito il destro a studiosi e critici per lunghi e appassionanti dibattiti. La messa in scena, i procedimenti, i trucchi sono stati, più e più volte, approfonditi, svelati. L’intento di questo lavoro è invece di rivelare le ragioni sul suo rifiuto a utilizzare il sonoro e di quelle che hanno condotto il regista a sottomettersi al nuovo mezzo, senza però mai dimenticare la sua identità.
Nel primo capitolo affronteremo la cinematografia americana negli anni Venti descrivendo come si sono formati gli Studios e lo Star System e come i cineasti hanno reagito al passaggio dal muto al sonoro sia dal punto di vista economico sia da quello stilistico. Non di rado infatti l’esordio del sonoro dei maestri del cinema muto si traduce in lavori che denunciano una sostanziale incomprensione delle potenzialità del nuovo mezzo mentre i cineasti più giovani riescono ad afferrarle più facilmente. Tenace oppositore del cinema sonoro e parlato è Charlie Chaplin che tarda ad abbandonare il muto e si concede neghittoso al sonoro ma non al parlato. Il suo rifiuto del sonoro, lungi dall’essere un semplice rimpianto del passato, si traduce in una valorosa difesa della pantomima e di Charlot che utilizza una vasta gamma di gesti che sostituiscono in tutto e per tutto il parlato, sia nei momenti di circostanza, in cui i gesti-segno o gesti-sociali traducono convenzionalmente emozioni e stati d'animo, sia nei momenti di personale riflessione, in cui utilizza i gesti espressivi al posto del monologo interiore.
Le ragioni di Chaplin vanno ricercate dunque nel suo essere artista, in quel linguaggio universale fatto di gesti, di tic che Chaplin ha creato per Charlot e che ora è minacciato dal sonoro. La pantomima chapliniana sarà dunque l’argomento del secondo capitolo. Racconteremo degli esordi, del suo primo debutto sul palcoscenico, anno 1894, della sua esperienza con Karno, che rivoluzionò il mondo del Music Hall e con il quale Chaplin apprese le tradizioni della pantomima inglese, e del suo incontro con Mark Sennett.

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1 INTRODUZIONE Al cinema parlato do ancora tre mesi. Al massimo un anno, poi è finito (Charlie Chaplin, 1931) Tra i personaggi più forti che il grande schermo abbia saputo creare nel Novecento, Charles Chaplin ha fornito il destro a studiosi e critici per lunghi e appassionanti dibattiti. La messa in scena, i procedimenti, i trucchi sono stati, più e più volte, approfonditi, svelati. L’intento di questo lavoro è invece di rivelare le ragioni sul suo rifiuto a utilizzare il sonoro e di quelle che hanno condotto il regista a sottomettersi al nuovo mezzo, senza però mai dimenticare la sua identità. Nel primo capitolo affronteremo la cinematografia americana negli anni Venti descrivendo come si sono formati gli Studios e lo Star System e come i cineasti hanno reagito al passaggio dal muto al sonoro sia dal punto di vista economico sia da quello stilistico. Non di rado infatti l’esordio del sonoro dei maestri del cinema muto si traduce in lavori che denunciano una sostanziale incomprensione delle potenzialità del nuovo mezzo mentre i cineasti più giovani riescono ad afferrarle più facilmente. Tenace oppositore del cinema

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valentina Cammino Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5363 click dal 07/10/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.