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Le malte di ghiara nell'edilizia storica catanese: fra lettura delle fonti e sperimentazione

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Uccello
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico
  Relatore: Antonino Pezzino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

Il restauro di un’opera, sia essa mobile o immobile, non può prescindere da una conoscenza approfondita e dettagliata della storia costruttiva e conservativa dell’opera stessa e, allo stesso tempo, da uno studio analitico dei materiali che la compongono e del suo stato di conservazione.
Lo studio dei materiali, della loro composizione e del loro comportamento nel tempo, affiancato ai dati storici, alla conoscenza dei metodi costruttivi e dei passati restauri, sono tutti elementi che forniscono dati indispensabili alla scelta di una specifica e ponderata metodologia di intervento.
In questo contesto si inserisce il presente studio, che ha come obbiettivo la caratterizzazione minero‐petrografica, chimica e fisica di particolari tipi di malte utilizzate a Catania nel periodo che va dalla ricostruzione post‐terremoto del 1693 fino a circa il 1950 e che caratterizzano gran parte del centro storico: le malte di ghiara.
La “ghiara” è un aggregato sciolto dal caratteristico colore rosso. Tecnicamente è un paleosuolo su substrato pedogenetico a vari gradi di maturità che, a causa dell’elevata temperatura (800÷900 °C) determinata dalle coltri laviche che lo sovrascorrono e lo ricoprono, subisce un processo di “cottura”. Ha granulometria sabbiolimosa con intrusioni di lapilli e tufi della pezzatura di 1‐4 mm, inoltre ha la caratteristica di essere, nelle porzioni più limose, untuoso al tatto e molto “tingente”.
Contrariamente all'azolo, la ghiara è chimicamente abbastanza attiva ed era forse l'unica con caratteristiche idrauliche derivate direttamente dal metamorfismo anziché dalla solidificazione di prodotti piroclastici, ed inoltre non richiedeva operazioni di frantumazione dopo l'estrazione, ma necessitava solo di opere di mera setacciatura.
A Catania infatti si nota, in relazione ai fattori ambientali, una netta prevalenza di aggregati di origine vulcanica, capaci di determinare reazioni di tipo pozzolanico con la conseguente classificazione delle stesse come malte idrauliche.
Nel presente studio si è cercato innanzitutto di reperire la bibliografia esistente riguardo questo antico materiale, tutt’ora poco conosciuto agli stessi catanesi.
Alla ricerca delle fonti storiche si è affiancato uno studio minero‐petrografico dei campioni di malta di ghiara prelevati nel quartiere storico di Via di San Giuliano a Catania, risalenti alla ricostruzione barocca.
Tale ricerca, finalizzata ad una caratterizzazione chimico‐fisica e alla verifica delle loro proprietà idrauliche, si è avvalsa di differenti tecniche di indagine:
• Analisi mineralogica tramite microscopia ottica a luce polarizzata (MO)
• Analisi diffrattometrica tramite diffrattometria a raggi X (XRD)
• Analisi chimico‐morfologica tramite microscopia elettronica a scansione abbinata a microanalisi EDS (SEM+EDS)
• Analisi chimica tramite fluorescenza a raggi X (XRF)
Inoltre sono stati confezionati in laboratorio dei provini di malta che si differenziano sia per la natura dell’aggregato, vulcanico (ghiara) e calcareo (sabbia calcarea), sia per la provenienza dell’aggregato vulcanico (ghiara di 3 cave differenti ) sia per i differenti rapporti in volume ( 1:2 e 1:4 rispettivamente calce e aggregato). Dopo stagionatura i provini sono stati sottoposti a cicli di assorbimento e cristallizzazione di sali, allo scopo di evidenziarne eventuali differenti prestazioni in funzione dell’aggregato e del diverso rapporto in volume.
Infine questo lavoro vuole anche sensibilizzare una ripresa, con i dovuti accorgimenti geotecnici, delle antiche cave di ghiara, testimonianze ormai sommerse dalla modernità.

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INTRODUZIONE      Il restauro di un’opera, sia essa mobile o immobile, non può prescindere da una  conoscenza approfondita e dettagliata della storia costruttiva e conservativa  dell’opera stessa e, allo stesso tempo, da uno studio analitico dei materiali che la  compongono e del suo stato di conservazione.  Lo studio dei materiali, della loro composizione e del loro comportamento nel tempo,  affiancato ai dati storici, alla conoscenza dei metodi costruttivi e dei passati restauri,  sono tutti elementi che forniscono dati indispensabili alla scelta di una specifica e  ponderata metodologia di intervento.  In questo contesto si inserisce il presente studio, che ha come obbiettivo la  caratterizzazione minero‐petrografica, chimica e fisica  di  particolari tipi di  malte  utilizzate a Catania nel periodo che va dalla ricostruzione post‐terremoto del 1693  fino a circa il 1950 e che caratterizzano gran parte del centro storico: le malte di  ghiara.  La “ghiara” è un aggregato sciolto dal caratteristico colore rosso. Tecnicamente è un  paleosuolo su substrato pedogenetico a vari gradi di maturità che, a causa  dell’elevata temperatura (800÷900 °C) determinata dalle coltri laviche che lo sovra  scorrono e lo ricoprono, subisce un processo di “cottura”. Ha granulometria sabbio‐ limosa con intrusioni di lapilli e tufi della pezzatura di 1‐4 mm, inoltre ha la  caratteristica di essere, nelle porzioni più limose, untuoso al tatto e molto “tingente”.  Contrariamente all'azolo, la ghiara è chimicamente abbastanza attiva ed era forse  l'unica con caratteristiche idrauliche derivate direttamente dal metamorfismo  anziché dalla solidificazione di prodotti piroclastici, ed inoltre non richiedeva  operazioni di frantumazione dopo l'estrazione, ma necessitava solo di opere di mera  setacciatura.   A Catania infatti si nota, in relazione ai fattori ambientali, una netta prevalenza di  aggregati di origine vulcanica, capaci di determinare reazioni di tipo pozzolanico con  la conseguente classificazione delle stesse come malte idrauliche.  Nel presente studio si è cercato innanzitutto di reperire la bibliografia esistente  riguardo questo antico materiale, tutt’ora poco conosciuto agli stessi catanesi. 

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