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La motivazione nell'organizzazione del lavoro

Nel ciclo di studi da me compiuto, mi sono occupato di motivazione legata in modo particolare all’organizzazione del lavoro; mi sono appassionato all’argomento ed ho cercato, attraverso la lettura di testi specifici, di approfondirlo.
Ho così potuto constatare che la questione motivazionale sta alla base di ogni problema organizzativo e, se facciamo riferimento alle aziende, si può osservare che, al giorno d’oggi, non c’è direzione del personale che non sia alla ricerca di strumenti atti a integrare al meglio gli obiettivi individuali con quelli aziendali.
In quest’ottica ho impostato il lavoro che presento, analizzando storicamente l’argomento a partire da quella che può essere considerata la prima teoria scientifica applicata alla nascente industria moderna, ovvero il taylorismo che si afferma in quanto metodo che permette all’organizzazione aziendale di razionalizzarsi al massimo con il risultato di ottenere una produttività superiore.
Questo primo tentativo di dare una base scientifica all’organizzazione del lavoro, aveva però un limite che si può sintetizzare in una visione e una risoluzione parziale del problema in quanto, basandosi esclusivamente sulla produttività, tralasciava di considerare l’aspetto umano intrinseco nel lavoro, aspetto che viene preso in considerazione dalla cosiddetta scuola delle Relazioni Umane che mette in risalto alcune caratteristiche psicologiche che la OSL aveva trascurato.
Successivamente una nuova generazione di ricercatori tenta di superare sia il taylorismo che la scuola delle RU, ponendo l’accento sulla motivazione al lavoro quale leva per ottenere risultati sia quantitativi che qualitativi.
Volendo approfondire il concetto di motivazione al lavoro, ho ritenuto di analizzare le teorie proposte dai vari ricercatori: Maslow, McClelland, Herzberg, Vroom, Adams, nonché un accenno alla Programmazione Neuro Linguistica (PNL) una recente tecnica motivazionale introdotta in Italia in anni recenti.
Oltre alle teorie ho inoltre esposto anche quelle che sono le tecniche e le modalità di motivazione derivate dalle medesime ed utilizzate praticamente e correntemente nelle aziende (job rotation, job enlargement, job enrichment e direzione per obiettivi ecc.).
Ho anche analizzato la motivazione rispetto alle trasformazioni radicali che toccano il mondo del lavoro in ogni suo aspetto (la tecnologia dell’informazione che cambia sia il modo sia in luogo di lavoro, il lavoro a tempo determinato, la delocalizzazione della produzione ecc.). Infatti l’aumento delle dimensioni aziendali, della diversificazione e della delocalizzazione richiedono un superiore sforzo di adeguamento in termini di informazione e di comunicazione sia interna che esterna, cioè dei meccanismi di integrazione.
Alla fine ed alla luce di quanto esposto, per rispondere alla domanda che mi sono fatto e cioè: “Cosa si intende per motivazione”, posso rispondere che, ragionevolmente e limitatamente all’organizzazione del lavoro, essa ha un ruolo determinante nel migliorare il rendimento delle persone e che senza di essa non è possibile raggiungere appieno gli obiettivi programmati.
In ogni caso occorre aver presente che la motivazione fa parte del capitolo umano misterioso, soggettivo ed anche mutevole, per la quale non esiste ricetta e terapia d’urto con risultati garantiti. Si può favorire la motivazione, creare le precondizioni ma non calarla dall’alto.

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1 Premessa La motivazione al lavoro è considerata un fattore chiave per la costruzione e la crescita di un’organizzazione e la continua evoluzione del mercato globale si riflette a sua volta sulle organizzazioni medesime e sulle persone che la compongono. Oggigiorno le aziende, incalzate da una concorrenza sempre più agguerrita (si pensi ai Paesi emergenti e al fenomeno della globalizzazione), onde poter competere con successo richiedono ai lavoratori prestazioni più sofisticate. In altre parole al lavoratore viene richiesta una maggiore produttività (contributo quantitativo/qualitativo) ed una condivisione attiva del processo produttivo (contributo intellettuale). Per soddisfare queste esigenze, le organizzazioni aziendali mettono in risalto gli aspetti motivazionali: è necessario, infatti, che le persone siano psicologicamente disponibili ad investire (essere motivate) sul proprio lavoro per poter rendere con loro soddisfazione e nel migliore dei modi. In questo quadro la motivazione viene considerata non come una costante, ma una variabile suscettibile di cambiamenti nel tempo, non una caratteristica dell’individuo ma una parte della relazione tra individuo e organizzazione. E’ pertanto compito dell’organizzazione essere motivante per la persona. Tra le qualità che identificano un’organizzazione come motivante troviamo, per esempio, la presenza di un ambiente lavorativo ben strutturato con funzioni, valori e norme che esaltino le capacità delle persone, in grado quindi di stabilire un rapporto individuale tra azienda e dipendente. Le teorie proposte dai diversi ricercatori nel campo dell’organizzazione, oltre ad altri aspetti, almeno a partire dagli anni Quaranta con la "Scuola delle Relazioni Umane", concentrano la loro attenzione sui lavoratori e sulla loro partecipazione al processo produttivo. La razionalizzazione nell’organizzazione del lavoro (parcellizzazione del lavoro, taglio dei tempi, riduzione dei tempi morti, ecc.) tipica dell’Organizzazione Scientifica del Lavoro (OSL) del taylorismo (Frederick Winslow Taylor – 1856/1915 – padre dell’OSL), viene affiancata da nuove teorie che propongono un nuovo punto di vista. La Scuola delle Relazioni Umane, con la scoperta del "Fattore Umano" postula pertanto che il lavoratore sarebbe più produttivo qualora fossero considerate alcune sue caratteristiche psicologiche che l’OSL, tutta centrata sulla razionalità impersonale e

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Niccolò Castelnuovo Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

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