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La tutela internazionale dei diritti economici, sociali e culturali

Dal 1945 ad oggi, si è potuto assistere al progressivo sviluppo ed affermazione del diritto internazionale dei diritti umani. Esso, grazie all’organizzazione delle Nazioni Unite, ha assunto via via forma ed importanza, arricchendosi in questo suo viaggio, di nuovi documenti e, quello che è più importante, di nuovi strumenti. Pietre miliari sono stati sicuramente i due Patti del 1966, quello sui diritti civili e politici e quello sui diritti economici, sociali e culturali, che hanno posto le basi per tutta la produzione giuridica successiva. A livello regionale però, è importante sottolineare che già durante gli anni cinquanta il Consiglio d’Europa, era riuscito a mettere in grado i suoi cittadini, di poter essere tutelati nei loro diritti umani basilari, mediante la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e le libertà fondamentali
Considerando nella sua totalità questa grandiosa opera, si scorge però una imperfezione, anzi per meglio dire, uno sbilanciamento, fra le due categorie di diritti protetti. I diritti civili e politici, sono stati i primi ad essere riconosciuti e tutelati. Essi costituiscono il fondamento delle società democratiche, le basi su cui poggiano i moderni stati nazionali industrializzati, e per questo motivo sono stati considerati, negli anni immediatamente successivi al dopoguerra, gli unici diritti in grado di essere tutelati. Al contrario, nei paesi del cosiddetto socialismo reale, la gerarchia era invertita, con una netta prevalenza dei diritti economici, sociali e culturali.
Quest’ultimi, nonostante siano pienamente riconosciuti nel Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, entrato in vigore nel 1976, a differenza dei diritti civili e politici hanno sofferto di una rilevante carenza di tutela che si protrae fino ai nostri giorni.
E’ la tutela dei diritti umani infatti il perno essenziale per la loro applicabilità. Senza i meccanismi di controllo e garanzia questi diritti rimangono il più delle volte «lettera morta».
Questo lavoro affronta la problematica della tutela giuridica dei diritti economici, sociali e culturali internazionalmente riconosciuti.
Esso è diviso in tre parti: nella prima mi sono soffermata sullo sviluppo storico dei diritti umani, sul loro riconoscimento e sui loro sistemi di tutela; sui principi di interdipendenza ed indivisibilità e sul dibattito relativo a questi principi fondamentali.
Nella seconda parte ho affrontato nello specifico i diritti economici, sociali e culturali, sia nel loro sviluppo storico, che nella loro previsione in importanti documenti, sia universali che regionali, come il già citato e fondamentale Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, la Carta Sociale Europea ed il Protocollo di San Salvador. Mi sono soffermata inoltre sui dibattiti incentrati sulla natura di questi diritti e sul fatto che alcuni autori li ritengano giustiziabili o meno.
Infine nella terza parte, ho affrontato lo studio del più importante organo di tutela di questi diritti, cioè il Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, organo sussidiario del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, analizzando, oltre alla sua composizione ed al suo funzionamento, anche la sua giurisprudenza.

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VI INTRODUZIONE Immaginando di poter rappresentare i progressi del riconoscimento dei diritti umani, avvenuti in questi ultimi secoli, nelle orme lasciate da un ipotetico uomo sulla spiaggia, si possono facilmente scorgere le prime incerte tracce di un bambino, purtroppo non molto lontano da noi. Sono i primi segni lasciati nel XVIII° e XIX° secolo. È in questo periodo che l’uomo e i suoi diritti iniziano ad essere presenti nelle prime dichiarazioni e costituzioni. È pur vero che nei secoli precedenti una certa sensibilità al problema non era del tutto assente. Portavoce ne fu soprattutto la cristianità. Valgano per tutte le parole di Paolo nella lettera ai Galati: “non ha alcuna importanza l’essere ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché siamo tutti uguali in Gesù Cristo”. È tuttavia solo agli inizi del XX° secolo, con la costituzione della Società delle Nazioni e la creazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro, che il problema viene fatto proprio, per così dire, dalle coscienze politiche. L’orma del bambino si fa via via più sicura e profonda, fino a diventare, nella seconda metà del XX° secolo, quella di un uomo adulto e responsabile. In quest’ultimo periodo soprattutto grazie alle terribili vicende della seconda guerra mondiale, e sotto il prezioso impulso delle Nazioni Unite, si è potuta creare la cosiddetta Carta dei diritti umani, un decalogo indispensabile per lo sviluppo ed il miglioramento della qualità della vita di tutti gli esseri umani. Certo ancora nessun’alta marea è riuscita a coprire queste orme, e tutti ci auguriamo che ciò non accada. Molti altri passi avanti devono, però, essere fatti. In primo luogo è necessario che questi diritti, riconosciuti e non creati, possano essere goduti da tutti gli uomini e da tutte le donne. Troppe sono le situazioni nelle quali essi sono violati e calpestati, anche all’interno di quegli stati che hanno ratificato le convenzioni in materia. In secondo luogo, ma non certo meno importante, è necessario che lo sviluppo di questi diritti, frutto di conquiste succedutesi nel tempo, divenga un’acquisizione certa per

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Cristina Brugiolo Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5487 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.